Sabatino Nicola Ventura: "Sandro Pertini, un grande italiano"

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  25 febbraio 2026 17:41

di SABATINO NICOLA VENTURA

Bene ha fatto l’Amministrazione Comunale, sindaco Nicola Fiorita, a scegliere d’intitolare la terrazza del San Giovanni a Sandro Pertini (2024). Una decisione carica di significato politico e morale.

Il Presidente emerito della Repubblica, Sandro Pertini ci lasciava il 24 febbraio del 1990, trentasei anni fa, dopo una lunga vita spesa per l’affermazione dei grandi valori di solidarietà e per l’uguaglianza. Ritengo, rivolgendomi soprattutto ai giovani, opportuno ripercorrere, se pure sommariamente, i tratti salienti della Sua eroica vita.

Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, detto Sandro, nasce in provincia di Savona il 25 settembre del 1896.  Studia al Liceo Chiabrera di Savona. Suo professore di filosofia è Adelchi Baratono, socialista, che molto contribuì ad avvicinarlo agli ideali del socialismo.

Si laurea a Genova in giurisprudenza.

Durante la Prima Guerra Mondiale è richiamato alle armi. Nel 1917 viene proposto per la medaglia d’argento al valore militare per avere, con eroismo guidato un assalto al monte Jelenik.

A fine guerra, nel 1918, Pertini entra nel Partito Socialista Italiano. Negli anni successivi alla guerra, si trasferisce presso il fratello Luigi a Firenze, studia all’istituto Cesare Alfieri e si laurea in Scienze Politiche. Qui conosce e frequenta Gaetano Salvemini, i fratelli Rosselli e Ernesto Rossi. Aderisce al movimento antifascista, Italia Libera.

Il giovane Pertini è ben presto bersaglio delle squadracce fasciste: subisce numerose violenze. Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, Pertini intensifica l’impegno antifascista. Il suo studio di avvocato a Savona è ripetutamente distrutto.   Nel 1925 viene arrestato per avere distribuito un foglio clandestino con forti critiche alla monarchia, complice del fascismo. Subisce una condanna a 8 mesi di carcere, ma grazie al suo avvocato difensore ottiene subito la scarcerazione.

Il 9 giugno del 1925, alla vigilia della ricorrenza dell’assassinio di Matteotti, aiutato da alcuni operai, appende sotto la lapide, alla fortezza di Savona, che ricordava la prigionia di Giuseppe Mazzini, una corona d’alloro e la scritta “Gloria a Giacomo Matteotti”. Per tale gesto viene bastonato e riporta la frattura di un braccio.

Nel 1926, a seguito di una delle tante bastonature, è ricoverato in ospedale per le lesioni riportate.

A novembre 1926, Pertini abbandona Savona e si rifugia a Milano (il clima era ulteriormente inasprito dopo l’attentato subito da Mussolini).

A dicembre 1926, a seguito delle leggi eccezionali fasciste, Pertini è condannato al confine con il massimo della pena, cinque anni.

Ormai in clandestinità, Pertini si rifugia presso l’abitazione di Carlo Rosselli e qui conosce Filippo Turati, il leader del socialismo riformista.

Pertini sarà tra gli organizzatori del suo espatrio  e di Turati in Francia.

Tra l’11 e il 12 dicembre, aiutati da Ferruccio Parri, Carlo Rosselli e Adriano Olivetti, e anche da Boyancè, Oxilia, da Bove a dal meccanico Amelio, Turati e Pertini s’imbarcano da uno dei moli di Savona su un motoscafo e raggiungono la Corsica il 12 e poi la Francia. Qui per sopravvivere fa il tassista, il manovale, il muratore, la comparsa cinematografica.

 Nel 1928, con il denaro ricavato dalla vendita di una masseria, impianta, sotto falso nome, una radio trasmittente vicino Nizza per fare propaganda antifascista.  Scoperto, è processato dal tribunale francese è condannato a un mese di reclusione, pena sospesa.

Nel 1929, sotto falso nome, rientra in Italia. Riconosciuto, viene arrestato a Pisa. Processato e condannato a 10 anni e 9 mesi di reclusione e a 3 anni di vigilanza speciale. All’annuncio della condanna grida “Abbasso il fascismo” “Viva il socialismo”.

Pertini subirà la reclusione a Regina Coeli e l’ergastolo di Santo Stefano. Per motivi di salute, dopo tanto tempo, sarà trasferito nella casa per cronici di Turi, qui conosce Antonio Gramsci. Sarà successivamente trasferito in un sanatorio. La madre, preoccupata, presenta domanda di grazia a Mussolini, che Pertini respinge con fermezza. Nel 1935 esce dal carcere e viene condotto al confine di Ponza, successivamente al confine di Tremiti e poi a Ventotene. Riacquisterà la libertà, dopo oltre 14 anni, nel 1943 dopo la caduta del fascismo. Sarà da subito un protagonista nella lotta di resistenza. Il 18 ottobre 1943, assieme a Giuseppe Saragat viene arrestato dai nazifascisti, torturato e condannato a morte. Grazie al medico di Regina Coeli, Alfredo Monaco, che organizza la fuga, il 24 gennaio 1944, evade con altri sette prigionieri, fra cui Saragat.

Pertini, trasferitosi al Nord, riorganizza il PSI dell’Alta Italia, divenendone il segretario. Rientra a Roma a luglio del 1944 e poi a Firenze combattendo per la sua liberazione.

Nel 1945 è fra i protagonisti dell’insurrezione di Milano. In quel periodo conosce la staffetta partigiana, Carla Voltolina, che diventerà sua moglie.

Segretario del PSI nel 1945, eletto alla Costituente, deputato, direttore dell’Avanti, Pertini è uno dei massimi esponenti del PSI del secondo dopoguerra.

Nel 1968 viene eletto Presidente della camera dei Deputati. L’8 luglio del 1978 sarà eletto Presidente della Repubblica. Sarà, dopo, da tutti riconosciuto come “Il Grande Presidente”. Personaggio di particolare umanità, di solidi principi democratici e fermo assertore della libertà nel socialismo, ha svolto un ruolo importante nel recuperare l’unità degli italiani. I giovani sono stati un suo punto di riferimento costante.

Muore a Roma il 24 febbraio 1990.

Qui di seguito una sua ultima esternazione.

  “[..] Noi anziani stiamo per chiudere la nostra giornata, stiamo per avviarci verso la notte che non conoscerà più albe: ebbene io vorrei avviarmi con animo sereno verso questa notte e mi potrò avviare con animo sereno se saprò che i nostri giovani raccoglieranno il patrimonio politico e morale della resistenza e dell’antifascismo, se non permetteranno che sia disperso e lo custodiranno per tramandarlo alle altre generazioni”

Riporto parte di discorsi di Sandro Pertini, Presidente della Repubblica.

31.12.1981 (45 anni fa)

“Siamo preoccupati di quanto sta avvenendo nel Medio Oriente. Un focolaio di guerra è acceso, l’Iraq e l’Iran si combattono in una guerra stolta e folle. Israele ha occupato e occupa territori altrui. Ora io questo vorrei dire al popolo di Israele: siamo stati sempre al suo fianco, al fianco degli ebrei quando erano perseguitati ma, gli ebrei non sono stati perseguitati prima di avere il loro Stato nell’Oriente degli Arabi, sono stati perseguitati in Europa, dagli europei. E finalmente poi, dopo la Prima Guerra Mondiale, ebbero un territorio e una patria. E quindi anche un territorio e una patria a mio avviso devono avere anche i palestinesi, altrimenti non vi sarà pace nel Medio oriente. E dobbiamo preoccuparci, abbiamo ragione di preoccuparci perché da un piccolo incendio può derivare un più vasto incendio e da conflitti che si svolgono nel Medio Oriente potrebbe domani accendersi la terza guerra mondiale e sarebbe la fine dell’umanità. Sono situazioni che riguardano tutti noi e non possono riguardare soltanto, essere circoscritti al popolo e alle nazioni in cui si svolgono. Riguardano ognuno di noi. Ogni uomo che ama la libertà e ogni uomo che ha cuore la pace. Noi siamo preoccupati, ripeto, per la pace. Io qui ho parlato, ho ricevuto scienziati che sono venuti a dirmi quali sono i pericoli che sovrastano l’umanità se per dannata ipotesi italiani che mi ascoltate dovesse esplodere la terza guerra mondiale sarebbe la fine del nostro pianeta. È una follia continuare a costruire ordigni di morte che se usati rappresenterebbero la fine del genere umano, e invece di spendere questi miliardi in questi ordigni infernali di morte, perché questi denari non si spendono per combattere la fame nel mondo? Mentre io vi sto parlando miei cari amici, migliaia e migliaia di bambini muoiono per denutrizione nel mondo. 18 milioni di bambini sono morti per denutrizione nel 1980. Ebbene questa strage d’innocenti, ripeto quello già detto altre volte e lo dico a me stesso, questa strage d’innocenti pesa come una severa condanna sulla coscienza di tutti gli uomini di Stato, quindi anche sulla mia coscienza: Ecco perché noi ci battiamo contro la guerra perché la guerra non esploda, ci battiamo per la pace. Vogliamo l’intesa fra tutti i popoli. I popoli possono trovare se vogliono questa intesa. I loro dirigenti se voglano si mettano intorno ad un tavolo, discutano e possono trovare la base di un’intesa perché la pace duri nel mondo e mai la guerra debba esplodere.”

“Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non lavoraalla , che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero”.

“Ai giovani questo voglio dire. Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La libertà senza giustizia sociale è una conquista fragile.”

Sandro Pertini fu a fianco dei braccianti e dei contadini calabresi che si batterono a fine anni 40, nelle lotte per ottenere le terre non coltivate dai grandi latifondisti. Fu a fianco, in questa battaglia, all’allora ministro, il comunista calabrese Fausto Gullo.

Fu spesso in Calabria. Agli inizi degli anni ’60, ricordo, ero un ragazzino, un suo comizio a Catanzaro in piazza Grimaldi. Con lui era un giovanissimo socialista, Rosario Olivo, che, seppi di recente, fu tra quelli che trascorsero in sua compagnia l’intero giorno, per poi accompagnarlo in serata stazione di Catanzaro Sala, per il rientro a Roma.

Pertini, è da ricordare, profuse il Suo particolare impegno per far rientrare al museo di Reggio Calabria i Bronzi di Riace, che si trovavano a Firenze per interventi di restauro, e che i fiorentini avrebbero voluto restassero a Firenze. Pertini intervenne con risolutezza per sventare questo “scippo”. Ottenne il giusto ritorno a Reggio Calabria, dopo essere stati esposti al Quirinale.  Il giorno dell’apertura alla visita del pubblico, si recò, per come promesso, al museo di Reggio Calabria.

Molto rilevante fu la Sua visita, a marzo del 1982, alla Università della Calabria ad Arcavacata di Rende, quale attenzione verso una importante realizzazione. Già Il 17 aprile del 1966 accompagnò a Cosenza e Rende il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, e in quella occasione si discusse della possibilità di realizzare in Calabria la sua prima università. I giovani calabresi, sino all’inaugurazione dell’Università della Calabria, (1972) per conseguire una laurea erano costretti a recarsi in altre regioni d’Italia. Tanti giovani calabresi sino al 1972, rinunciarono alla laurea perché non gli fu possibile, situazione economica della famiglia, recarsi fuori dalla Calabria.

Dall’esempio di uomini come Pertini bisognerà ripartire per rilanciare la nobile arte della politica, che da troppi anni è stata mortificata e umiliata.

  

   

         

 

  

 

        

 

 

 


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