Salvatore Belfiore: "Pride a Catanzaro e odio sui social"

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  14 luglio 2026 08:13

di SALVATORE BELFIORE

L’8 agosto Catanzaro ospiterà per la prima volta il Pride promosso da ArcieQua. Da quando è stato annunciato, assistiamo sotto ad ogni articolo degli eventi che pubblicizzano l’evento, sempre e solo a centinaia di commenti di stampo omofobo301, 439, 319, 193, 895, 285 questi alcuni dei numeri approssimati dei commenti agli articoli, che hanno come sostanza la repulsione, il disgusto, l’induzione della vergogna e l’odio allo stato puro.
 
In passato ebbi la possibilità di spendermi a livello politico come segretario di rifondazione comunista prima e professionale poi in ambito comunicativo nelle scuole con un progetto per la prevenzione al bullismo e posso dire di essere preoccupato per l’aria che si “respira” nella nostra città in merito alla comunità LGBTQ+ e ai suoi diritti. Ai tempi delle varie tornate elettorali attraverso il partito, pensammo di dare voce alla causa, attraverso la creazione di un comitato “DiversiUguali” nato in seguito all’aggressione omofoba di Claudio Toscano. Chiedemmo l’istituzione di un numero amico e di uno sportello di ascolto e cercammo di sostenere le manifestazioni di sensibilizzazione per la legge sulle unioni civili nel 2016, con lo #SvegliaItalia.
 
Ma all’epoca mi accorsi, partecipando a varie riunioni e mobilitazioni con associazioni e gruppi di categoria, che erano gli stessi appartenenti del mondo LGBTQ+ di Catanzaro e provincia a non essere “pronti” a scendere in piazza per celebrare i propri diritti serenamente, ma preferivano presenziare alle feste private nei locali dedicati. Occupandomi di comunicazione, lavorai all’analisi della “percezione” del fenomeno, legato molto spesso a doppio filo alle dinamiche di bullismo e violenza nelle scuole, attraverso un progetto nelle nostre provincie. Allora come adesso, si ripeteva sempre la canzocina secondo la quale in Calabria l’omofobia non esista e che la necessità di un pride nel capoluogo, fosse solo un capriccio della famigerata lobby gay. In realtà è solo da qualche anno che la Calabria rientra nel report ufficiale sull’omo-bi-transfobia di ArciGay nazionale. Perché? La nostra Terra è un paradiso di civiltà e tolleranza o invece, non si ha talmente fiducia nelle istituzioni e si teme di essere maggiormente discriminati, tanto da non trovare la forza e la volontà neanche di denunciare?
 
Dai questionari anonimi che somministrai in una scuola di Catanzaro, emerse addirittura che, se un ragazzo “maschio” si occupa troppo della sua forma fisica ed è troppo attento al suo aspetto e al suo fisico, potrebbe incorrere nel rischio di essere considerato “omosessuale”, anzi “frocio /ricchione” così come molti ragazzi si sono sentiti liberi di scrivere.  Sempre dalla raccolta delle testimonianze presenti nel questionario, risultò una totale sfiducia nella possibilità eventuale di denunciare atteggiamenti/aggressioni di stampo omofobico: per il 70% di loro ( “non sono cose che si devono raccontare in giro”, le testuali parole) sia perché la stessa denuncia, metterebbe “alla berlina” la vittima, costringendola ad un “outing” involontario, sia perché non vi è la consapevolezza e la certezza di ricevere un reale supporto dalle famiglie, come da tutte le altre istituzioni preposte come la scuola o le forze dell’ordine.
 
 L’80 % dei ragazzi ai quali fu somministrato il questionario anonimo, dichiarò nel 2018, che “per evitare problemi”, bastava non esporsi pubblicamente per non attirare l’eventuale aggressore. I ragazzi scrissero anche che le vittime che ricevono aggressioni/discriminazioni/insulti: “ se la sono cercata, perché andavano in giro come se fossero persone “normali” (testuali parole estrapolate dai quesiti a risposta aperta del questionario).Il 60 % di loro (40% dei ragazzi e il 20 % delle ragazze) pur ostentando indifferenza acritica in relazione alla possibilità di avere un amico/compagno/conoscente omosessuale (uomo o donna) , in realtà in un altro quesito (che prevedeva la possibilità di esprimere il livello di conoscenza/amicizia/prossimità a un amico/conoscente (uomo o donna) omosessuale) usarono termini come: “ schifo- vergogna- disgusto- oscenità- scandalo” in riferimento soprattutto all’eventualità di assistere in pubblico ad effusioni tra persone dello stesso sesso. Per “effusioni” era inteso anche il “banalissimo” tenersi per mano. Da questi tristi dati emerse anche un’altra indicazione importante in merito alla diffusa percezione riscontrata, ovvero che i ragazzi/e omosessuali, possano e debbano necessariamente “stare tra loro”, nei contesti a loro dedicati e consacrati perché, altrimenti, la sola remota possibilità di farsi vedere in giro con una persona “palesemente gay” (estratto testuale dai test) potrebbe rappresentare una pubblica manifestazione di appartenenza e ammissione del “contagio”. La retorica quindi della “lettera Scarlatta”, continuava a “colpire” nelle nostre scuole, intrise, a livelli profondi, da dinamiche nelle quali il virus della “mascolinità tossica” sembrava essere il vero e solo motore degli atteggiamenti, il più delle volte stereotipati, di ragazze e ragazze. Oggi nel 2026, leggere ancora questo tipo di commenti omofobi, espressi il più delle volte da persone che si richiamano a un’ideologia di destra e che si professano ardenti sostenitori di una confessione religiosa cattolica ed evangelica, mi ha fatto molto riflettere. Viviamo in una città che sembra voler sorvolare e strizza l’occhio sul suo passato profondamente imperniato e corroborato dalla violenta e sovversiva ideologia fascista…ricordo che i due grandi processi quello degli 88 e quello di piazza Fontana furono celebrati proprio a Catanzaro.
 
Molti degli attuali membri della classe dirigente come anche dei nostri rappresentati politici istituzionali, vantano un passato di ex picchiatori o di aderenti ai movimenti di estrema destra e la Calabria, durante il regime fascista, fu la sede del famigerato “confino” che era la sorte che Mussolini assegnava ai dissidenti, ai sovversivi e agli omosessuali. Nel mondo al contrario della nostra paradossale città, l’esprimere senza alcun ritegno messaggi ripetuti e volgari di violenza e disgusto contro gli omosessuali appare normale e giusto, come anche sposare i messaggi populisti, banali e creati a tavolino dalla neonata retorica di Vannacci, che ammicca e inneggia palesemente agli ideali del ventennio. L’eco di questi commenti carichi di odio sui social, dimostrano invece l’assoluta necessità di un Pride nella nostra città, unico capoluogo di Regione a non averlo ancora mai ospitato. I nostalgici camerati che adesso ripetono gli slogan del generale dal ghigno televisivo, dovranno rassegnarsi all’evidenza che i diritti civili non sono una concessione da parte di nessuno, ma sono un processo naturale di acquisizione della coscienza collettiva. Non si deve necessariamente appartenere al mondo LGBTQ+ per sostenere un Pride. La percezione che ci si “muova” in politica sempre e solo per motivi di classe e/o di appartenenza a una specifica categoria, anche quella è figlia della retorica elitaria della destra più becera e del tristissimo familismo amorale. Si “fa politica” e si lotta per i diritti di TUTTI, non solo per quelli con cui si ci riconosce e lo si fa anche senza alcun tornaconto personale…almeno questo era quello che appresi e mi insegnarono nel partito della Rifondazione Comunista. Non sarà il “pride di Giovanni Carpanzano, che saluto e ringrazio per aver trovato la forza e l’energia per mettere insieme tutte le anime per questo progetto, ma sarà il pride di TUTTA la società civile catanzarese prima e calabrese poi. Chi dovrebbe vergognarsi di usare ancora un certo tipo di parole e di veicolare nel 2026 un certo tipo di messaggi di odio, non sono certo i promotori del pride, ma solo chi ancora si ostina a non voler accettare la diversità e la presenza di altri mondi e realtà all’infuori del proprio oscuro e provincialissimo piccolo mondo da nostalgico fascista passivo aggressivo da tastiera in cui si ostenta addirittura un negazionismo storico e una riscrittura faziosa di eventi innegabili. Il “confino” di Catanzaro è stato espugnato e aperto finalmente attraverso la “normalizzazione” di qualcosa che ormai, nel 2026 diventa anche ridondante e ovvio dover ribadire.
 
 


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