
di SETTIMIO PAONE
Si è rinnovato questa mattina, 19 settembre, nel Duomo di Napoli, il tradizionale prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro. Nel giorno della solennità del patrono, migliaia di fedeli hanno partecipato alla celebrazione, attendendo uno dei momenti più sentiti dalla città partenopea.
Alle 10.04 è stato annunciato che il sangue custodito nell’ampolla si presentava allo stato liquido. La notizia è stata accolta da un lungo applauso dei fedeli presenti nella Cattedrale e dal tradizionale sventolio dei fazzoletti bianchi.
A presiedere la solenne celebrazione eucaristica è stato l’arcivescovo metropolita di Napoli, il cardinale Domenico “Mimmo” Battaglia, calabrese, nato a Satriano, in provincia di Catanzaro, nel 1963.
Un legame con la Calabria che accompagna gran parte del suo percorso umano e sacerdotale. Ordinato sacerdote nel 1988, per molti anni si è dedicato alle persone più fragili e alle situazioni di disagio sociale, guidando dal 1992 al 2016 il Centro Calabrese di Solidarietà di Catanzaro. Nel 2020 Papa Francesco lo ha nominato arcivescovo metropolita di Napoli e nel dicembre 2024 lo ha creato cardinale. L’omelia pronunciata questa mattina è stata segnata soprattutto da un forte richiamo alla pace. Uno dei momenti più toccanti è arrivato quando Battaglia ha rivolto il pensiero ai bambini morti nelle guerre. Il cardinale non è riuscito a trattenere le lacrime e la sua voce si è spezzata davanti ai fedeli, mentre ricordava le piccole vittime innocenti dei conflitti che continuano a insanguinare diverse parti del mondo.
Una commozione che ha dato ancora maggiore forza al suo appello e all’auspicio dal profondo valore simbolico: che il prossimo anno, tornando a celebrare San Gennaro, l’unico sangue di cui si debba parlare possa essere quello custodito nell’ampolla del Santo. Non è mancato un richiamo alle ferite di Napoli e alla violenza della criminalità, con l’invito a non rassegnarsi e a non considerare mai normale il sangue versato nelle strade. In una giornata così profondamente legata all’identità e alla devozione di Napoli, anche la Calabria ha avuto idealmente il suo posto nel Duomo attraverso un suo figlio chiamato oggi a guidare la Chiesa partenopea. La festa di San Gennaro si è così vissuta nel segno della fede e della speranza. Alla gioia per il rinnovarsi del prodigio si è unito l’appello alla pace lanciato dall’altare: l’auspicio che il sangue smetta di scorrere nelle guerre e nelle strade e che, quando Napoli tornerà a riunirsi attorno al suo patrono, quello di San Gennaro possa essere davvero l’unico sangue di cui parlare.
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