
di CARLO MIGNOLLI
Una visita pneumologica fissata a gennaio 2027, per un uomo di 72 anni con gravi problemi di salute, e un Holter ECG che, nel circuito pubblico, rischia di trasformarsi in un’attesa di mesi. Sono le situazioni parallele raccontate da una 66enne di Catanzaro, esasperata dalle difficoltà incontrate nel tentativo di garantire al fratello le cure e gli accertamenti di cui ha bisogno.
La donna, dopo aver cercato senza successo una soluzione attraverso il sistema sanitario, ha deciso di rivolgersi direttamente al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, affidandogli una denuncia che parte da una vicenda familiare ma pone interrogativi più ampi sull’accessibilità delle prestazioni sanitarie nella regione.
Il caso più delicato riguarda il fratello, 72 anni, affetto da importanti problemi cardiaci, con defibrillatore, oltre a patologie respiratorie e altre condizioni di salute. L’uomo è stato recentemente ricoverato e, dopo la dimissione, si trova in una situazione di particolare fragilità, con difficoltà motorie e cognitive e la necessità di utilizzare ossigeno 24 ore su 24.
Per lui è stata richiesta una visita pneumologica. Ma, secondo quanto raccontato dalla sorella, nel territorio di Catanzaro e nel comprensorio non sarebbero state trovate disponibilità compatibili con le necessità del paziente. L’alternativa indicata sarebbe stata una struttura a Reggio Calabria.
Per un paziente di 72 anni, con problemi cardiaci importanti, un defibrillatore e una condizione respiratoria che richiede ossigeno continuo, la prospettiva di affrontare un lungo spostamento, attendere la visita e poi rientrare a Catanzaro appare alla famiglia estremamente gravosa.
La situazione diventa ancora più paradossale considerando i tempi: la visita pneumologica è stata infine prenotata per gennaio 2027, e la prenotazione era stata effettuata già nel mese di dicembre 2025. È proprio questa distanza tra l’urgenza percepita dalla famiglia e i tempi effettivi della sanità pubblica ad aver spinto la 66enne a rivolgersi al presidente Occhiuto. Ma la vicenda non riguarda soltanto il fratello.
La donna racconta infatti anche la propria esperienza con la necessità di effettuare un Holter ECG delle 24 ore. Dopo aver ottenuto l’impegnativa dal medico di base, ha contattato il CUP per cercare una disponibilità nelle strutture pubbliche. Per una delle principali strutture ospedaliere di Catanzaro, racconta, non sarebbe stato possibile ottenere un appuntamento perché l’agenda risultava piena. Per un’altra struttura, invece, la prima disponibilità indicata sarebbe stata aprile 2027.
Di fronte a tempi giudicati incompatibili con la necessità di effettuare l’esame, la donna ha quindi scelto di rivolgersi al privato, pagando la prestazione di tasca propria e riuscendo a ottenere l’Holter in tempi molto più brevi.
Due vicende parallele che, nella denuncia della 66enne, diventano il simbolo di una stessa difficoltà: quando il cittadino ha bisogno di una prestazione sanitaria in tempi ragionevoli, il servizio pubblico può non essere in grado di offrirla nel territorio di riferimento o nei tempi necessari. Nel caso del fratello, la soluzione prospettata è stata addirittura quella di spostarsi da Catanzaro a Reggio Calabria, nonostante l’età e le condizioni di salute. Nel caso dell’Holter, invece, l’alternativa concreta è stata quella di pagare privatamente per evitare un’attesa di diversi mesi.
Il problema, nel caso denunciato dalla 66enne, non è banalmente quello di trovare un posto, ma capire se quel posto sia concretamente raggiungibile da un paziente fragile, se i tempi siano compatibili con le sue condizioni e se, in assenza di una risposta pubblica tempestiva, l’unica alternativa finisca per essere il ricorso alla sanità privata.
Una storia personale, dunque, che solleva una questione molto più ampia: quanto è davvero garantito il diritto alla cura quando una visita specialistica viene fissata mesi dopo o quando, per ottenerla, un paziente gravemente malato deve percorrere tutta la Calabria?
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