Sanità in Calabria, un’autorizzazione ferma da mesi: quando la burocrazia diventa un ostacolo per i pazienti

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  11 agosto 2026 17:20

C’è una pratica amministrativa che, più di tante dichiarazioni e proclami, racconta quanto possa essere difficile, per un’impresa, fare i conti con la macchina burocratica della sanità regionale.

La vicenda riguarda una semplice richiesta di autorizzazione all’ampliamento di alcuni servizi sanitari da parte di una struttura privata. Una richiesta presentata nel dicembre dello scorso anno e che, a distanza di mesi, non risulta ancora evasa dal competente Dipartimento regionale Salute e Servizi Sanitari.

Una procedura che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe avere tempi ragionevoli e che invece sembra essersi trasformata in un percorso a ostacoli. A farne le spese non è soltanto l’impresa che ha presentato l’istanza, costretta ad attendere il riconoscimento dell’autorizzazione necessaria per poter ampliare la propria offerta, ma soprattutto i cittadini.

Già, perché dietro una pratica amministrativa apparentemente ordinaria ci sono prestazioni sanitarie che potrebbero essere messe a disposizione della popolazione. Servizi che potrebbero rappresentare una possibilità in più per chi ha bisogno di una prestazione e che, in assenza di alternative, rischia invece di rimanere in lista d’attesa nel sistema pubblico.

Il paradosso è proprio questo: mentre da una parte si discute quotidianamente della necessità di ridurre i tempi di attesa, dall’altra un’impresa che potrebbe contribuire, per quanto di propria competenza, ad ampliare l'offerta sanitaria per i cittadini si trova ancora in attesa di un provvedimento amministrativo.

E la vicenda assume contorni ancora più singolari se si considera che, da circa due mesi, il relativo provvedimento sarebbe ormai all'attenzione degli uffici regionali competenti, ma la sua definizione viene puntualmente rinviata.

Le motivazioni? Di volta in volta, secondo quanto viene riferito, la mancanza del dirigente regionale del Dipartimento. Un'altra volta anche quella del dirigente vicario. E così una pratica continua a rimbalzare nel tempo, in attesa che qualcuno possa finalmente assumersi la responsabilità di chiuderla.

Naturalmente, ogni amministrazione può essere chiamata a gestire assenze, imprevisti, carichi di lavoro e procedure che richiedono verifiche. Ma quando una pratica presentata mesi prima continua a rimanere sospesa e quando il suo esito incide concretamente sulla possibilità di erogare ulteriori prestazioni sanitarie, la questione smette di essere soltanto burocratica.

Diventa una questione di efficienza amministrativa e, soprattutto, di tutela dell'interesse pubblico.

Perché il cittadino che attende una visita o un esame non è interessato a sapere su quale scrivania sia ferma una pratica. Ha bisogno di una risposta. E possibilmente in tempi compatibili con le proprie necessità.

La domanda, allora, è inevitabile: quanti altri procedimenti analoghi sono ancora fermi nei cassetti degli uffici regionali? Quante autorizzazioni, accreditamenti, ampliamenti o richieste che potrebbero contribuire a migliorare l'offerta sanitaria stanno aspettando una firma, un parere o semplicemente che si trovi il momento giusto per occuparsene?

 

E se una pratica relativa all'ampliamento di servizi sanitari può rimanere ferma per così tanto tempo, è inevitabile interrogarsi sul funzionamento complessivo della macchina regionale.

La questione diventa ancora più delicata quando si parla di emergenza-urgenza, dove i tempi di risposta non possono essere quelli della burocrazia ordinaria. Se per una prestazione programmabile possono trascorrere mesi prima che una semplice autorizzazione arrivi a compimento, viene spontaneo chiedersi cosa accada quando il tempo non è una variabile amministrativa, ma un fattore determinante per la salute delle persone.

Questa vicenda, dunque, meriterebbe una risposta chiara da parte degli uffici competenti. Non soltanto per l’impresa che ha presentato la richiesta, ma per tutti quei cittadini che potrebbero beneficiare dei nuovi servizi.

Perché dietro ogni pratica ci sono persone. E quando si parla di sanità, trasformare l'attesa amministrativa in un'attesa per una prestazione significa rischiare di rendere ancora più pesante il già difficile percorso di chi ha bisogno di cure.

La domanda finale è semplice: quanto deve ancora aspettare una richiesta presentata a dicembre per ottenere una risposta?

E, soprattutto, quanto devono ancora aspettare i cittadini?