
Un clamoroso errore nell’identificazione del responsabile e un radicale travisamento dei fatti. Con queste motivazioni la Corte d’Appello di Catanzaro (Seconda Sezione Penale), presieduta dal dott. Alessandro Bravin, ha completamente riformato la sentenza di primo grado, assolvendo con formula piena «per non aver commesso il fatto» il cinquantanovenne F. F., residente a Botricello.
In primo grado, il Tribunale monocratico di Catanzaro aveva condannato l’uomo ad un anno di reclusione per il reato di minaccia aggravata, ritenendolo autore di una pesante intimidazione ai danni di una vicina di casa, T. M. La presunta vittima aveva denunciato di essere stata affrontata con frasi minacciose di morte.
Un’accusa infamante che il difensore dell'imputato, l’avvocato Frank Mario Santacroce, è riuscito a scardinare integralmente nel secondo grado di giudizio. La vicenda giudiziaria affonda le proprie radici nell'estate del 2020 a Botricello. Tutto era nato da una disputa di vicinato connessa alla presenza di alcuni calcinacci e detriti edili. Il materiale, secondo la denuncia della persona offesa, avrebbe invaso arbitrariamente il suo terreno a causa dei lavori di ripristino di un muretto di cinta confinante con la proprietà della figlia dell’imputato.
Per questa ipotesi di reato, lo stesso giudice di primo grado, dott. Iliano, aveva in realtà già assolto l'imputato «perché il fatto non sussiste», accertando che la caduta del muretto era stata del tutto accidentale. Il nodo del processo era però rimasto legato al secondo capo d'imputazione. La persona offesa aveva infatti asserito che, il 13 agosto 2020, nel chiedere spiegazioni sulla pulizia dei luoghi, l'odierno imputato l'avesse aggredita a bordo di un trattore per metterla a tacere.
Una ricostruzione che il Tribunale aveva inizialmente ritenuto lineare e credibile, applicando la condanna. Nel presentare i motivi di appello l'avvocato Santacroce ha evidenziato come l'intero impianto accusatorio fosse viziato da un macroscopico scambio di persona. Attraverso una rilettura dei verbali delle udienze e delle testimonianze dibattimentali, la difesa ha dimostrato l’insussistenza della prova a carico del suo assistito.
L'assoluta incertezza sulla reale identità dell'autore della minaccia ha spinto lo stesso Sostituto Procuratore Generale, il dott. Giuseppe Cava, a sposare in pieno la linea dell'appellante. Nella sua requisitoria scritta, il PG ha definito l'atto d'appello dell'avvocato Santacroce come «fondato». La Corte d'Appello di Catanzaro ha così posto fine alla vicenda giudiziaria.
Riformando la sentenza del maggio 2025, i giudici di secondo grado hanno scagionato l'imputato da ogni accusa. L'avv.Santacroce ha espresso soddisfazione per un verdetto che ristabilisce la verità storica e giuridica, liberando un innocente da una condanna ingiusta causata da un grossolano errore di identificazione.
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