
"Un aforisma popolare recita che "per le bugie ci vuole memoria e per la verità ci vuole coraggio". Di certo non si può dire che ai coniugi imprenditori Talotta Matilde e Grampone Aniello il coraggio sia mancato, infatti, prima hanno denunciato la criminalità organizzata, ottenendo per tale atto il riconoscimento di vittime di racket; successivamente hanno avuto il "coraggio" di affrontare, oramai da anni, l'amministrazione comunale di Catanzaro. Parliamo di "coraggio" anche nell'affrontare un contenzioso con una pubblica amministrazione, perché in questo Paese, oramai, anche per ottenere un documento dovuto, per un "accesso agli atti", sembra essere diventata un'impresa ardua e titanica. Così è stato per gli imprenditori Talotta-Grampone, che per ottenere una dichiarazione dovuta, legittima e veritiera da parte del Comune di Catanzaro hanno dovuto intraprendere una battaglia legale presso il Tribunale Amministrativo della Calabria. Pensare che la domanda fatta dai coniugi a noi sembra, oltre che ovvia, anche banale, ossia: la SCIA di ampliamento del Lido Lo Ionio, presentata nel 2014, è stata mai completata regolarmente? Un documento sulla base del quale fu dato in gestione alla famiglia Grampone il lido. Un duro confronto, durante il quale non è bastata una sentenza, un giudizio di ottemperanza, ma addirittura è stata necessaria la nomina di un "Commissario ad acta" ed una ulteriore richiesta di precisazione affinché il Comune ottemperasse alla consegna di tali documenti. Un labirinto dal quale, molto lentamente, gli imprenditori, accompagnati dai loro legali, gli avvocati Gianfranco Gatto e Nicola Manna, stanno piano piano uscendo. Altrettanto vero è che, inesorabilmente, anche la verità sta emergendo. Infatti, da quanto riferito dai signori Grampone e confermato informalmente dai legali, dalle dichiarazioni del Commissario ad acta emergerebbe "l'inesistenza agli atti del Comune di Catanzaro di alcun certificato di deposito del collaudo statico" dello stabilimento balneare "Lido Lo Ionio", stabilimento preso in gestione dalla famiglia Grampone e già autorizzato all'esercizio di somministrazione di alimenti e bevande. Difficile a questo punto immaginare, a meno di voler stravolgere l'iter delle pratiche amministrative urbanistiche, che una SCIA possa dichiararsi legittimamente chiusa, mancando di un documento di tale importanza, ossia del collaudo statico. Ciò potrebbe bastare per dire che lo stabilimento balneare, nel periodo antecedente al primo incendio, ossia tra il 2014 ed il 19/07/2017, era a rischio di un collasso strutturale? E se fosse successo con il locale pieno di famiglie, chi avrebbe pagato? Magari gli imprenditori che erano all'oscuro di tutto? Se veramente fosse così sarebbe un fatto gravissimo, in quanto significherebbe che l'amministrazione comunale dell'epoca avrebbe autorizzato l'esercizio di un ristorante all'interno di un immobile privo di una certificazione così importante. Stessa gravità, seppur con risvolti solo amministrativi, l'aver dato la possibilità al titolare della concessione demaniale di dare in gestione una struttura priva delle autorizzazioni necessarie e con una SCIA decaduta. Se fosse veramente così sarebbe "comprensibile" l'atteggiamento resistente da parte di alcuni dipendenti del Comune di Catanzaro, che dovrebbe riconoscere di non aver fatto il proprio dovere e/o aver detto delle "bugie", in tutti questi anni, ai coniugi Grampone e, oltre ad essi, anche a tutta la città. Ci stiamo piano piano avvicinando alla verità, la famiglia sta uscendo da questo labirinto fatto di "bugie" e di "mezze verità" che hanno stravolto non solo la loro impresa ma, cosa ancor più grave, la loro quotidianità, la loro vita familiare e la crescita dei loro figli. Ci saremmo aspettati risposte diverse da un Sindaco e da un'amministrazione che nessuna responsabilità avrebbero avuto per atti compiuti dal 2014 al 2017 e che invece ha deciso di intestarsi il diniego della verità. Quale "Cambiavento", Sig. Sindaco? Il vento è sempre lo stesso, continua nel 2026 a soffiare nella stessa direzione del 2014, del 2017 ed a condurre la nostra città in un "porto di nebbie". Speriamo possa interessarsi presto della vicenda, e con l'attenzione che merita, anche la Procura della Repubblica di Catanzaro. Peccato però per alcuni che, come disse Emile Zola, "La verità è in cammino e niente la potrà fermare".
Carlo Piroso, Coordinatore regionale Movimento dei Repubblicani Europei.
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