
di CARLO MIGNOLLI
C’è un suono che accompagna l’inizio e la fine di ogni cosa: quello delle onde che si infrangono sulla riva. È proprio da questa immagine evocativa che nasce “Sciabordio”, il cortometraggio firmato da Andrea Sinopoli, giovane autore e regista classe 2004 originario di Catanzaro, oggi studente allo IED di Milano.

Il termine “sciabordio” indica infatti il rumore ritmico e continuo dell’acqua quando incontra un ostacolo, come la riva o le rocce. Un suono che, nel lavoro di Sinopoli, diventa simbolo narrativo e filo conduttore di una storia sospesa tra realtà e dimensione onirica.
Sinopoli racconta che “Sciabordio è la parola usata per descrivere il suono delle onde del mare” e aggiunge che il cortometraggio si muove su “una cresta tra il mondo reale e quello onirico”. Al centro della vicenda c’è Giacomo, un ragazzo di 25 anni in coma irreversibile, ricoverato in ospedale mentre ai suoi genitori viene prospettata l’eutanasia come possibile soluzione.

La narrazione, dichiara il regista, si sviluppa proprio a partire da questo punto: “Il film - come mi piace definirlo - si apre in ospedale, ma affronta la paura della morte attraverso un sogno”. In merito al protagonista, Sinopoli spiega che tutto ciò che lo spettatore vedrà è frutto della sua mente: un viaggio interiore che prende forma nel mare, luogo simbolico per eccellenza.
“Ho sempre visto il mare come una via di fuga e un simbolo di libertà”, afferma, sottolineando però la doppia valenza di questo elemento: “all’inizio rappresenta anche la paura, perché per andare verso una nuova vita bisogna lasciarsi andare”. Il percorso di Giacomo diventa così un cammino di accettazione: solo abbandonandosi alle onde riuscirà a superare il timore della morte.

Il progetto nasce come tesi di laurea in Video Design allo IED di Milano, ma si configura già come un lavoro corale e strutturato. Andrea Sinopoli firma il cortometraggio come sceneggiatore e regista, affiancato da una troupe articolata: Sara Bentivoglio alla produzione, Giovanni Sinopoli come assistente di produzione, Rossella Rizzo nel ruolo di 1AD (aiuto regia) e responsabile della scenografia, e Mattia Battaglia come 2AD (secondo assistente alla regia). Chiara Panzera ricopre il ruolo di segretaria di edizione.
La direzione della fotografia è affidata a Gioia Noè, con Nicola Labate operatore camera. Il reparto camera include Giuseppe Baglieri ed Emiliano Barbucci come 1AC (primi assistenti camera), mentre Corrado Pietro Gradinetti si occupa del video assist. Il comparto elettrico vede Simone Barbaro nel ruolo di gaffer (capo squadra elettricisti), affiancato da Giuseppe Mazzei come elettricista. Samuele Mazzei è l'attrezzista.

Il suono è curato da Francesco Pellegrino, fonico e sound designer del progetto. Il reparto trucco e parrucco è composto da Siria Cerminara, make-up artist (MUA), e Massimiliano Bruno, hair stylist. I costumi sono curati da Corina Bamboi. La fotografia di scena è affidata a Pierfrancesco Stranieri. Accanto alla troupe tecnica, un cast composto da Luca Attadia, Roberta Freni, Andrea Pasquetti, Pino Carà, Caterina Borrello, Egidio Gemelli e Raffaele Cusato.
Le riprese, ancora in corso, attraversano diversi luoghi della Calabria, trasformando il territorio in parte integrante del racconto. La RSA Madonna di Porto a Gimigliano ospita le scene ambientate in ospedale, mentre il mare diventa protagonista tra la spiaggia di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio e la Tonnara di Palmi. L’ultima sequenza sarà girata in una piscina vuota a Sellia Marina, scelta visiva che promette un forte impatto simbolico.

Sinopoli racconta che portare la troupe da Milano in Calabria è stata una scelta precisa: “ho voluto che credessero in questo territorio”, dice, evidenziando come molti dei suoi collaboratori non conoscessero la regione. In merito all’accoglienza ricevuta, aggiunge che è stata “straordinaria, con persone disponibilissime e curiose di quello che stavamo facendo”.
Il giovane regista guarda con fiducia al futuro del cinema in Calabria: “C’è un grande potenziale, soprattutto nelle maestranze”, afferma, sottolineando il supporto ricevuto anche dalla Calabria Film Commission. Secondo Sinopoli, qualcosa sta cambiando: “vedo una forte dedizione all’ascolto dei giovani e tanta voglia di fare”.

Nonostante la scelta di studiare fuori regione, il legame con la propria terra resta centrale: “In queste occasioni si torna a scegliere la propria casa, i luoghi che hanno segnato la mia infanzia”, dichiara, lasciando intravedere un desiderio chiaro: continuare a raccontare la Calabria attraverso il cinema.
“Sciabordio” è quindi per Sinopoli qualcosa in più di un progetto accademico: è il primo passo concreto di un giovane autore che prova a trasformare immagini, suoni e ricordi in un linguaggio universale. Proprio come il mare, che con il suo sciabordio continua a raccontare storie senza fine.

Foto realizzate da Pierfrancesco Stranieri
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