Sciopero dei call center Enel, l’impatto di oggi pesa anche sulla Calabria

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  09 gennaio 2026 10:24

di SETTIMIO PAONE

Lo sciopero di oggi avrà un impatto concreto sul servizio clienti e, soprattutto, sul futuro occupazionale di migliaia di lavoratori dei call center che operano per Enel Energia. La mobilitazione nazionale nasce dal cambio di appalto e dalle forti preoccupazioni legate al rispetto della clausola sociale e del principio di territorialità, elementi fondamentali per garantire continuità lavorativa e dignità professionale.

La protesta, proclamata da SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL, punta i riflettori sul rischio che i nuovi bandi possano tradursi in un arretramento delle tutele conquistate negli anni. In particolare, i sindacati denunciano la possibilità che ai lavoratori venga chiesto di accettare trasferimenti lontani dalla propria sede, anche fuori regione, come condizione per mantenere il posto di lavoro.

In Calabria le conseguenze di questa vertenza sono ancora più pesanti. I call center rappresentano una delle poche realtà in grado di offrire occupazione stabile a centinaia di famiglie, spesso con una forte presenza femminile e contratti part-time. Qui il principio di territorialità non è un dettaglio tecnico, ma una necessità vitale: spostarsi significa, nella maggior parte dei casi, non poter continuare a lavorare.
Lo sciopero di oggi avrà un impatto anche sul piano operativo, con possibili rallentamenti del servizio, tempi di attesa più lunghi e disagi per gli utenti. Un effetto immediato che però non deve far perdere di vista la questione centrale: la tutela di chi, ogni giorno, garantisce il rapporto diretto tra azienda e cittadini.

In una regione che continua a fare i conti con la precarietà e con l’emigrazione per lavoro, questa mobilitazione assume il valore di un segnale forte. Difendere i posti di lavoro nei call center calabresi significa difendere la possibilità di restare, di costruire un futuro senza essere costretti a scegliere tra dignità e distanza. Lo sciopero di oggi, dunque, non è solo una giornata di protesta, ma un passaggio decisivo in una battaglia che riguarda il lavoro, il territorio e la coesione sociale.


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