Scuola. Gli studenti vogliono restare in Dad. I timori di una docente: "E' questo il nuovo Umanesimo?"

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Nonostante la riapertura delle scuole, la maggior parte dei giovani preferisce rimanere "a distanza". Le riflessioni e le preoccupazioni di Giuliana De Fazio, docente del Liceo "F. Fiorentino" di Lamezia Terme

  29 aprile 2021 16:40

di GIULIANA DE FAZIO*

All'ennesima ordinanza ministeriale che riapre le scuole secondarie superiori fino al 70%, si contrappone l'ennesima ordinanza del dott. Spirlì che di fatto le richiude. Dobbiamo essere precisi in realtà Spirlì lascia ai genitori la possibilità di richiedere la Dad, per l'ennesima volta.  E così noi docenti continuiamo ad avere in presenza sparuti alunni e tutti gli altri dall'altra parte dello schermo, sebbene si sia lavorato tutta l'estate per rendere sicura la scuola, nel rispetto della norma,  e non sia stato registrato nessun caso di contagio contratto a scuola.

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In tempi non sospetti, quando in classe si creava un po' di confusione e chiacchiericcio, dicevo ai ragazzi di non voler essere la loro televisione. Oggi, nel silenzio ovattato delle aule scolastiche, siamo, di fatto, diventati la loro televisione, che possono gestire a loro piacimento: abbassare il volume se vengono disturbati, silenziare se hanno altro da fare, addirittura oscurare se la noia li assale.

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Non si vuole demonizzare la didattica a distanza, che tutti abbiamo imparato ad usare ed ad apprezzare nei momenti più drammatici del lockdown; ma chi sono i ragazzi, questi nostri alunni che ancora scelgono, sostenuti dai loro genitori, di stare in DAD? Chi nasconde la griglia di quadratini con le lettere maiuscole M, C, N, K, G, A, P, R ?

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Proviamo a delineare le varie tipologie degli studenti che continuano, a circa un mese dalla fine della scuola, a rimanere a casa.

Una parte di essi ha esigenze reali, deve affrontare il viaggio con mezzi di trasporto non sicuri, o si fa carico delle fragilità dei famigliari, e così preferisce rimanere in Dad. A questo gruppo appartengono gli studenti diligenti che utilizzano la didattica a distanza come se fosse in presenza e riescono a trarre beneficio anche in questa forma di insegnamento. Si presentano nell’aula virtuale puntuali con webcam accese.

Un secondo gruppo è costituito dai furbetti, da coloro i quali riescono ad escogitare sistemi e congegni più o meno complicati per affrontare (o eludere) verifiche e  interrogazioni. Questa categoria di studenti è sempre esistita a scuola. E con slalom e salti mortali è possibile, poi, ritrovare qualcuno di essi in qualche aula universitaria nel ruolo di docente.

Al terzo gruppo appartengono quelli che... “Prof, il fatto che non veniamo a scuola non vuol dire che non abbiamo una vita sociale “. Continuano ad uscire, prendere aperitivi, partecipare a feste. A questo gruppo non interessa tanto il successo scolastico: da adulti, troveranno comunque il modo di affermarsi nella vita. Ma la dice lunga sul posto che in queste famiglie viene assegnato alla scuola, come agenzia educativa privilegiata, e il senso del dovere che si trasmette.

E ora arriviamo agli ultimi gruppi, quelli che a mio parere dovrebbero destare preoccupazioni a genitori, educatori e amministratori: si tratta di quei ragazzi che hanno scelto la didattica a distanza perché si sentono più distesi, più tranquilli, non hanno l'ansia di affrontare i docenti, e non vogliono più partecipare con gli altri compagni alla competizione che di solito si sviluppa all'interno del gruppo classe. In questi lunghi mesi si sono adagiati all'isolamento. Il loro ambiente  li protegge,  li fa sentire al sicuro da virus e da rapporti sociali.

Altri ragazzi, poi, scelgono la Dad perché hanno realmente paura, hanno paura di affrontare il mondo reale, di confrontarsi col mondo reale, si isolano anche dalla famiglia, si chiudono nella loro stanza e mantengono con l'esterno soltanto un contatto attraverso lo schermo.

Infine, c'è un ultimo gruppo che abbiamo visto scomparire anche dalla Dad, che al chiuso delle proprie camere, piano piano ha smesso di collegarsi e non parla più con nessuno. Dispersione o disperazione.

Ora chiedo a Spirli e per il suo tramite ai genitori: è così che pensate di proteggere i vostri figli? Assecondando la loro paura? Paura che rischia di diventare fobia. Il dott. Spirlì ha demandato tutto questo ai genitori: che grave responsabilità si sta assumendo nei confronti delle generazioni future! Immaginate dottori, avvocati, insegnanti, sacerdoti che non saranno in grado di guardare negli occhi i loro pazienti, i loro assistiti, i loro studenti, i loro fedeli. E’ così che vogliamo rilanciare il nuovo Umanesimo? Un ambiente asettico che non si incarna?"

 *Docente del Liceo "F. Fiorentino" di Lamezia Terme

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