







Sala gremita all’ITTS Scalfaro per il dibattito sulla separazione delle carriere promosso dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati.
09 gennaio 2026 22:36di GUGLIELMO SCOPELLITI
L’auditorium dell’ITTS “Ercolino Scalfaro”, ha ospitato, a partire dalle 16.30, un incontro pubblico dedicato al tema della separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. L’iniziativa, promossa dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro, ha riunito rappresentanti dell’avvocatura, della magistratura e delle istituzioni, chiamati a confrontarsi sulla riforma più discussa del sistema giudiziario.
La sala conferenze dell’istituto era gremita di avvocati, giuristi e operatori del diritto. I lavori hanno preso avvio con circa quindici minuti di ritardo e sono stati introdotti dall’avvocato Giuseppe Fonte, il quale ha voluto fortemente l’organizzazione dell'appuntamento odierno, ringraziando e chiedendo alle istituzioni di aprire il confronto; prima di entrare nel merito del dibattito.
Ad aprire i saluti istituzionali è stata la presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Concettina Epifanio, che ha subito chiarito il ruolo della giurisdizione in un ordinamento democratico: “I giudici non devono servire nessun governo, i giudici devono servire solo i cittadini e mi auguro che qualunque sia il risultato sia nell’interesse e nel bene dei cittadini”.
È seguito l’intervento di Antonello Talerico, consigliere del Consiglio Nazionale Forense, che ha sottolineato come il dibattito venga ancora percepito come circoscritto a una parte dell’avvocatura: “Peccato che questa battaglia sia letta come una questione di parte spesso attribuita soltanto ai penalisti, in realtà riguarda le condizioni di carriera, i procedimenti disciplinari e coinvolge tutta la magistratura e ogni settore del diritto”.
A chiudere la fase istituzionale è stata Vincenza Matacera, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro e promotrice dell’iniziativa, che ha ricordato il tema della credibilità della giustizia: “La giustizia è credibile quando è corretta e lo diventa pienamente quando appare terza indipendente rispetto alle parti”.
Il confronto è entrato nel vivo con l’intervento di Valerio Murgano, consigliere COA e componente della giunta UCPI, che richiamando l’articolo 104 della Costituzione, ha messo in discussione i timori legati alla riforma, ricordando come l’unificazione delle carriere fosse stata storicamente funzionale a un potere centralizzato durante il periodo fascista.
Invitato a intervenire, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha chiesto che prendesse la parola prima Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato “SìSepara”. Caiazza ha aperto con un ricordo personale di gioventù legato a Giuseppe Fonte nel quale entrambi erano a Roma per motivi professionali, per poi tornare rapidamente al tema: “Se in tutto il mondo democratico le carriere sono separate e restiamo in compagnia di pochi Paesi è qualcosa che imbarazza solo noi?”.
La posizione contraria è stata illustrata da Enrico Grosso, presidente del Comitato per il No, che ha invitato alla prudenza quando si interviene sulla Costituzione:
“Quando si chiede di cambiare la Costituzione, le preoccupazioni dovrebbero appartenere a ogni cittadino”, avverte, citando esempi di ordinamenti in cui l’indipendenza dei giudici è garantita senza una separazione formale delle carriere, come in Russia e a Cuba.
La replica è arrivata da Sisto, respinge accostamenti che giudica offensivi per la democrazia italiana, ricorrendo all’immagine degli arbitri che non dirigono le partite delle squadre da cui provengono, per spiegare come un cittadino possa sentirsi più tutelato sapendo che chi accusa e chi giudica percorrono strade distinte.
A chiudere il dibattito è stato il procuratore capo di Crotone, Domenico Guarascio, che ha spostato l’attenzione su un nodo strutturale del sistema: “Il problema della giustizia è la carenza di magistrati dal primo aprile non cambierà nulla le regole resteranno le stesse e anche le inefficienze”.
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