“Seppellitemi qui”, presentato a Catanzaro il nuovo romanzo di Vinicio Leonetti

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images “Seppellitemi qui”, presentato a Catanzaro il nuovo romanzo di Vinicio Leonetti
Da sinistra: Mauro Minervino, Donatella Monteverdi, Rosita Mercatante, Vinicio Leonetti, Franco Arcidiaco

  28 gennaio 2026 14:23

di IACOPO PARISI

Amore assoluto e morte come destino, fedeltà estrema e silenzio, memoria individuale e identità collettiva: sono questi i temi di Seppellitemi qui, l'ultimo romanzo di Vinicio Leonetti che prende forma da una storia vera e si addentra nella Calabria più profonda, quella delle comunità arbëresh, dove il tempo sembra scorrere secondo leggi diverse.

Il romanzo è ambientato in un piccolo paese calabrese di origine albanese, una comunità albanofona in cui ancora oggi si parla un albanese antico e sopravvivono rituali e usanze arcaiche. Protagonista è una donna di straordinaria bellezza, soprannominata “la messicana” per il suo aspetto esotico, che vive un amore clandestino e totalizzante. Dopo la morte dell’uomo amato, già sposato con un’altra, la donna sceglie il silenzio e una fedeltà assoluta: una vita intera trascorsa nell’attesa, fino a novant’anni, come se per cinquant’anni avesse vissuto aspettando la morte.

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Il tema principale è quello dell’amore – ha spiegato Leonetti – un amore che questa volta, in una storia vera, è collegato alla morte". Un sentimento radicale, che si traduce in una forma estrema di lealtà: "Lei ha giurato fedeltà al suo uomo, anche se non era il suo uomo ufficialmente. È rimasta muta, senza dire niente, ed è campata fino a novant’anni: cinquant'anni ad aspettare la morte". Una scelta che l’autore definisce come "una vita tristissima, avvolta anche da un alone di mistero".

Nel racconto trovano spazio infatti elementi oscuri e perturbanti. "In questi paesi un po’ fuori mano – ha aggiunto Leonetti – circolano storie di meggere, di stregonerie, c’è un po’ di noir dentro il romanzo". Ma al centro restano le figure femminili: "Ci sono donne, come la protagonista, che sono vere e proprie eroine: hanno coraggio da vendere, una volontà fortissima e una determinazione fuori dal comune". Una storia “piccola”, come la definisce l’autore, ma proprio per questo capace di farsi universale: "Secondo me è una storia grande, per questo ci ho fatto un romanzo"

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A dialogare con l’autore, moderando l’incontro con competenza e fluidità, la giornalista Rosita Mercatante, che, tra i tanti temi affrontati, ha sottolineato in particolare come nel libro la morte sia una presenza costante: "Alleggia per tutta la narrazione, tra lutti che colpiscono la protagonista e l’intera comunità. Il paese arbëresh in cui la storia si svolge ha un nome immaginario, ma nasce da luoghi realmente vissuti dall’autore durante l’infanzia". Mercatante ha evidenziato anche il forte impianto etico del romanzo, che affronta temi universali come la disabilità, la violenza domestica e il peso del giudizio sociale.

Nella capacità di attraversare il reale per aprirsi a una dimensione più profonda e immaginifica, Donatella Monteverdi, assessore comunale alla Cultura, ha riconosciuto in Vinicio Leonetti una voce rappresentativa dell’attuale letteratura calabrese. Una scrittura che, secondo Monteverdi, si colloca oltre il realismo tradizionale e intercetta una fase nuova della narrazione regionale, capace di restituire la complessità dell’esperienza umana senza rinunciare alla forza evocativa. "C’è questo mescolare il reale con una dimensione onirica – ha osservato – una cifra che emerge dopo la grande stagione del realismo calabrese. È una narrazione che sta a cavallo tra ciò che siamo e ciò che immaginiamo, perché anche quello che immaginiamo è parte di noi".

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A offrire una lettura più ampia è stato quindi l’antropologo Mauro Minervino, che ha riconosciuto nel romanzo la capacità di restituire un vero e proprio “sistema-mondo”. Seppellitemi qui – ha affermato – è "un calco della realtà, soggettivo ma dotato di una sua oggettività", in cui l’invenzione narrativa diventa strumento per dichiarare un’appartenenza. Un’appartenenza non univoca, ma plurale e stratificata, come la Calabria stessa, terra di incroci, migrazioni e identità sedimentate nel tempo.

È proprio su questa solidità del racconto che si è innestato l’intervento di Franco Arcidiaco, editore del libro e presidente della Fondazione Corrado Alvaro, che ha richiamato il valore della narrazione come elemento centrale del romanzo. "Leonetti è un grande narratore – ha osservato – e padroneggia l’arte del racconto. In un’epoca in cui spesso il romanzo si disperde in digressioni e perde tensione, qui il lettore viene accompagnato fino in fondo, in un rapporto quasi simbiotico con lo scrittore".

Ne emerge, nel complesso, un’opera densa e stratificata, capace di intrecciare memoria, antropologia e immaginazione, restituendo un ritratto potente e inquieto della Calabria più profonda. Seppellitemi qui si presenta così come un romanzo che, partendo da una storia minima, riesce a parlare di temi universali, mantenendo viva la forza del racconto e il legame con una terra complessa e plurale.


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