
Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da alcuni abbonati del parcheggio dell’ex Ghiacciaia di Catanzaro, sequestrato nella mattinata di oggi nell’ambito dell’esecuzione del provvedimento disposto dall’autorità competente (LEGGI LA NOTIZIA). I firmatari denunciano i disagi e le conseguenze economiche subite dopo aver sottoscritto abbonamenti annuali per un servizio improvvisamente interrotto e chiedono chiarimenti sulle responsabilità e sulle eventuali tutele previste per gli utenti coinvolti. Di seguito il testo integrale della loro nota:
"Questa mattina i vigili urbani hanno messo i sigilli a un parcheggio nel cuore di Catanzaro, zona ex Ghiacciaia. Niente di straordinario, se non fosse per un dettaglio che trasforma una vicenda amministrativa in uno scandalo che riguarda decine e decine di cittadini: molti di loro avevano pagato abbonamenti annuali per usufruire di quel parcheggio. Soldi versati, servizio svanito. E nessuno li aveva avvertiti.
La storia è semplice, il danno è concreto.
Un'attività commerciale che operava da oltre venti anni, in piena vista, con regolari abbonamenti rilasciati e ricevute emesse, con pagamento tasse al Comune, viene improvvisamente chiusa a seguito di un contenzioso legale in cui il Comune di Catanzaro risulta vincitore. Il problema è che mentre la vicenda giudiziaria faceva il suo corso, i cittadini continuavano tranquillamente a rinnovare i loro abbonamenti, ignari di tutto.
Nessun avviso pubblico. Nessuna comunicazione. Nessuna cautela adottata a tutela di chi, in buona fede, stava pagando per un servizio destinato a cessare.
E qui nasce la domanda che non può restare senza risposta: il Comune sapeva?
Se un ente pubblico porta avanti per anni un contenzioso su un'area, è difficile sostenere che non fosse a conoscenza del fatto che su quella stessa area decine di persone stavano sottoscrivendo contratti a lungo termine. Eppure nessuno ha ritenuto necessario informare i cittadini del rischio che correvano. Nessuno ha pubblicato un avviso. Nessuno ha segnalato che quell'attività era al centro di una disputa legale destinata, prima o poi, a concludersi con il sequestro.
La legge impone alle pubbliche amministrazioni di agire secondo buona fede e correttezza nei rapporti con i cittadini. Lo afferma l'articolo 1 della legge sul procedimento amministrativo, lo ribadisce l'articolo 97 della Costituzione. E la giurisprudenza più recente è chiara: quando un'amministrazione, con il suo comportamento — anche semplicemente omettendo di informare — induce un privato a compiere scelte economiche svantaggiose, risponde del danno che ne deriva ( vedasi Sez. Unite Civile, Ordinanza n. 19350 del 11/06/2026;Sez. Unite Civile, Ordinanza n. 8236 del 28/04/202).
Sul fronte privatistico, il gestore dovrebbe restituire la quota non goduta. Resta aperta, però, un'altra via: chiedere al Comune di rispondere della propria condotta omissiva davanti al giudice amministrativo. Il Codice del processo amministrativo consente di avanzare domanda di risarcimento del danno entro centoventi giorni dal fatto.
L'invito è uno solo: chi ha un abbonamento ancora in corso raccolga subito la documentazione — ricevuta di pagamento, contratto, prova del versamento — e si coordini con gli altri abbonati nella stessa situazione. Un'azione collettiva è più forte, più visibile e più efficace di mille ricorsi individuali.
Non si tratta di accanirsi contro un'istituzione. Si tratta di affermare un principio elementare: i cittadini non possono essere le vittime silenziose delle partite che la pubblica amministrazione gioca senza degnarsi di avvertirli".
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