Sequestro di beni da 1,7 milioni di euro a uomo del clan Mazzaferro

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  30 luglio 2019 15:43

MILANO- Aveva beni per un valore stimato di circa 1.7 milioni di euro, nonostante nelle sue dichiarazioni dei redditi dal 1994 ad oggi avesse dichiarato cifre in media irrisorie, fino a 66 euro all'anno. Beni, tra cui un ranch con 20 cavalli da monta e da gara e 25 appezzamenti di terreno e la società a cui fa capo, poi una vecchia palazzina di tre piani ristrutturata in centro ad Appiano Gentile, nel Comasco, che tra ieri e oggi sono stati sequestrati.

Destinatario del provvedimento di sequestro, disposto dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano, su richiesta del pm della Dda milanese Sara Ombra, è Bartolomeo Iaconis, 61 anni, condannato definitivamente a 14 anni per associazione per delinquere di stampo mafioso per essere stato esponete della 'ndrangheta di Fino Mornasco, in provincia di Como - è ritenuto personaggio di spicco del clan Mazzaferro - e ora in carcere per l'omicidio, avvenuto nel 2008 in un paese vicino, di Franco Mancuso, di cui sarebbe stato il mandante.

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Gli uomini della polizia giudiziaria in quota alla Dda, tra ieri e oggi, hanno messo 'sigilli' a 28 immobili, tra cui la palazzina ad Appiano e un box, e a due società: una che gestisce a Cadorago (Como) una sala di videogiochi formalmente intestata alla moglie di Iaconis e l'altra è l'azienda agricola Bart, titolare del ranch con cavalli e terreni, intestata invece al figlio incensurato. All'interno dell'allevamento che ha sede a Oltrona San Mamette (Como), che conta 20 cavalli, dei quali solo tre per manifestazioni e corse, sono stati sequestrati pure una piccola abitazione e un trattore e mezzi per il trasporto degli animali, oltre a una 500 e a un furgone da lavoro. Inoltre sono stati bloccati due conti correnti su cui sono depositati circa 15 mila euro. I giudici delle misure di prevenzione, che hanno nominato un amministratore del patrimonio riconducibile a Iaconis, hanno disposto il sequestro non solo in quanto è stata ravvisata la pericolosità sociale ma anche la sproporzione dei beni rispetto al reddito dichiarato. Infatti, dagli accertamenti, dal 94 a oggi, il reddito ufficiale più alto relativo a una annualità è stato di 30 mila euro è il più basso di 66 euro, e poi dal 2014 al 2018 sono stati dichiarato 959 euro, 924, 1.900 e 899. Se i giudici appureranno che tali beni sono stati accumulati con denaro frutto di attività illecite verrà eseguita la confisca e, quindi, verranno incamerati dallo Stato.

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