
di SERGIO DRAGONE
Quando Gino Paoli incontra per la prima volta Pietro D’Ippolito, l’inventore del “Blu 70”, si aspetta di trovarsi di fronte il solito gestore di discoteche più interessato all’incasso della serata che agli aspetti musicali e culturali. E invece il cantautore genovese scopre, da subito, una personalità complessa e affascinante, un uomo in cui ritrova molti punti di contatto. Non solo gli occhialoni a goccia e lo stesso sguardo disincantato e un po' annoiato, ma soprattutto la capacità di sognare, di guardare avanti, di uscire dagli schemi, di interrogarsi sul senso della vita. Stessa passione per le Porsche, stesso rapporto “istintivo” con il denaro, stessa generosità che portava Gino a dare 50.000 lire ai lavavetri e Pietro ad offrire champagne per tutti nel suo “tempio” sul mare.
Nasce così un’amicizia profonda fondata sulla stima e sul rispetto tra due persone per niente facili e solo apparentemente diverse. Gino, sei anni più grande, è già un mito della canzone italiana, con brani entrati nella storia come “La gatta”, “Senza fine”, “Sapore di sale”, “Il cielo in una stanza”, “Sassi”. E’ un uomo del nord, nato sulla costa settentrionale dell’Adriatico e cresciuto sul mare di Genova.
Pietro è un aristocratico calabrese, figlio di un facoltoso imprenditore di Nicastro, primo di sei tra fratelli e sorelle, amante dei viaggi e della natura, capace a soli trent’anni di creare qualcosa mai vista prima nel panorama dei locali all’aperto. Sul finire del 1969, assieme al fratello minore Tonino, architetto e inseparabile compagno di viaggio, aveva ottenuto dai coniugi Carnabuci la concessione di quell’angolo di paradiso, a pochi passi dalla tomba di Cassiodoro, il “magister officiorum” di Teodorico il Grande, e dalle “vasche” dove i monaci del Vivarium allevavano i pesci. Un sito dal fascino incredibile, affacciato sul mare del mito, poggiato su una collana di scogli e carico di storia.
“Pietro è sempre stato avanti rispetto alla sua epoca, ha sempre avuto uno sguardo lungimirante verso il futuro, è stato tra i primi in Italia a parlare di trasformazione dei rifiuti urbani in energia pulita, è stato tra i più strenui avversari dell’abusivismo sulle coste”, dice con orgoglio la sorella Ida, apprezzata docente e più volte parlamentare della Repubblica.
Tra Gino e Pietro, uomini sempre poco allineati, non poteva che nascere un’intesa forte, quasi una complicità, fatta di lunghi silenzi e di sguardi, di condivisione di ideali. Paoli non è più solo l’ospite d’onore del “Blu 70”, diventa uno di famiglia che trova in questo angolo di Calabria un rifugio sicuro.
A Copanello, a Lamezia Terme, a Monasterace si sente come a casa, viene coccolato con discrezione anche da Ida, di cui apprezza le strepitose melanzane ripiene, viene rispettato soprattutto come uomo più che da genio della musica italiana.
Intanto, il “Blu 70” accresce la sua fama e diventa un punto di riferimento anche per artisti internazionali. La massima vetta la raggiunge quando arrivano, carichi di gloria e popolarità planetaria, la giamaicana Grace Jones e il musicista irlandese Bob Geldof. La presenza di quest’ultimo non è casuale perché Geldof, leader dei Boomtown Rats, è anche un’icona dell’impegno umanitario e quindi perfettamente in linea con gli ideali di Pietro.
Ma la lista degli ospiti eccellenti è infinita. Ornella Vanoni è al traino di Paoli, ma ci sono anche Pippo Baudo, Beppe Grillo, Jovanotti, Jo Champa, Peppino Di Capri, gli Audio Due. Fa una capatina anche Gianni De Michelis che nel 1988 da irregolare vicepresidente del Consiglio in carica aveva pubblicato una guida delle migliori discoteche italiane, suscitando inevitabili polemiche tra i perbenisti.
Vi trova le prime ispirazioni poetiche anche un giovanissimo Ruggero Pegna, poi diventato uno dei maggiori promoter musicali italiani. Che molti anni dopo, in uno dei momenti più difficili della sua vita, sperimenterà la grande generosità di Paoli che a Genova gli sarà accanto prima, durante e dopo un delicatissimo intervento.
Pietro e la natura. Non poteva non essere innamorato di un poeta che aveva scritto “questa stanza non ha più pareti, ma alberi, alberi infiniti”. Come una sorta di don Chisciotte, D’Ippolito ingaggia una battaglia senza quartiere per l’abbattimento dell’ecomostro abusivo che nel 1978 incombe sulla chiesetta di San Martino e sui luoghi cassiodorei. Quella colata di cemento, quattro corpi di fabbrica per qualcosa come 1600 metri cubi, è per lui una ferita insopportabile, un’autentica ossessione. Diventa una sorta di testimonial di quella “santa crociata” che progressivamente coinvolge associazioni culturali e ambientaliste e di personalità di primo piano come Emilia Zinzi. Quando nel 2007 il mostro di cemento viene abbattuto, grazie ad un finanziamento della giunta regionale presieduta da Agazio Loiero, Pietro non riesce a trattenere la commozione.
L’associazione “Calabria Natura” è la sua ennesima creazione. Il Premio Ulisse diventa un appuntamento atteso da tutto il mondo ambientalista. Gino Paoli non si sottrae alla richiesta di cantare in occasione delle premiazioni. Il 21 settembre del 1986 – come ci racconta un raro video girato da Riccardo Di Nardo, Pino Iannì, Daniele Ravaglia e Vittore Ferrara e con le interviste di Gerardo Gambardella – il cantautore tiene un concerto particolarmente ispirato, con la sua immancabile giacca di pelle marrone, intonando le sue hit e tre canzoni di Luigi Tenco. “La natura non va difesa – dice al microfono rivolgendosi ai politici presenti alla cerimonia come per un garbato rimprovero - va restituita all’uomo, così com’era”.
“Per Pietro il Blu era il luogo dei sogni, era la magia. Non lo ha mai considerato un business. La sua ricchezza erano i rapporti personali, le amicizie, le gioie che ha regalato a intere generazioni”, ricorda ancora Ida D’Ippolito.
Ora i due amici al “Blu 70” che volevano cambiare il mondo sono tornati insieme. Mi piace immaginarli seduti su una nuvoletta, sornioni, ironici, con gli occhialoni a goccia, a parlare di musica, di porsche, di donne, di pareti di cemento che si frantumano per fare posto ad alberi infiniti.
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797