Silvestro Bressi: "Le origini di Catanzaro e la traslazione/fondazione della sua diocesi"

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images Silvestro Bressi: "Le origini di Catanzaro e la traslazione/fondazione della sua diocesi"

  17 luglio 2021 14:40

di SILVESTRO BRESSI

Le origini di Catanzaro sono tra le più controvertite tra quelle delle città calabresi, soprattutto, perché a lungo sono mancate le fonti e le pubblicazioni che l’attestassero. La Chronica Trium Tabernarum, il cui codice più antico risale al XV secolo, anche se l’archetipo è sicuramente precedente, è stata pubblicata da Ferdinando Ughelli nel 1662 nel IX volume dell’Italia Sacra, in un’edizione poco corretta e piena di errori onomastici e toponomastici il che ha dato luogo al liquidatorio responso di fabulas elegantes che il manoscritto, ormai pubblicato in edizioni a stampa, si trascina tutt’ora.

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Più fortuna tra i cultori di storia patria hanno avuto le opere di Luise Gariano, Vincenzo D’Amato e Domenico Marincola Pistoia. Infatti, fino alle edizioni (2006-2009) curate da Domenico Montuoro, autore del volume che si recensisce, mentre le opere a stampa di questi autori erano accessibili nelle biblioteche calabresi, della copia a stampa del codice manoscritto della Chronica - edizione Ughelli, ed Erich Caspar (1907) -, erano di difficilissima reperibilità, nelle biblioteche calabresi mancavano del tutto. Anche tra gli eruditi calabresi per secoli è invalsa la tradizione della “falsità” della Chronica e della mancata visita di Callisto II in Calabria. Fortunatamente negli ultimi decenni non sono mancati gli studi critici tesi a rivalutare questa importantissima fonte per ricostruire la storia medievale di Catanzaro e dell’area istmica, anche se, purtroppo, i cultori delle patrie memorie continuano a scrivere di “cronaca falsa”, pur conoscendola poco o niente, benché fornisca dei dati storici più documentati rispetto agli scrittori catanzaresi.

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Preferiscono, naturalmente, celebrare anche loro il genetliaco della città (12 aprile 793 d.C.), quasi esattamente mille anni dopo quello di Roma (21 aprile 793 a.C.) dovuto a Romolo e Remo; mentre per quello catanzarese lo si attribuisce a Cataro o Cattaro e Zaro. Domenico Marincola Pistoia vissuto nell’Ottocento ha una migliore conoscenza degli eventi storici e si avvale degli autori meridionali precedenti.

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La fondazione di una città, come gli studi storici e archeologici più recenti ormai largamente condividono, non è mai dovuta ad un ecista come nelle poleis magno-greche e nemmeno a eroi eponimi fratelli/gemelli, ma è un processo più ampio e più lungo nel tempo che sottende un utilizzo di un territorio che fornisce a chi vi si insedia i mezzi per permettere la sopravvivenza a un numero sempre maggiore di persone. È quanto avvenuto a Catanzaro, Troia, Melfi, Oppido, intorno, al 1042-1045 quando, come narra la Chronica Trium Tabernarum per la nostra città, e alcuni documenti superstiti per le altre, l’impero bizantino che cominciava a risentire di una crisi dovuta alla presenza nell’Italia meridionale dei ducati e gastaldati longobardi, e all’arrivo di nuovi guerrieri pronti a offrirsi al miglior offerente: i Normanni. Il basileus come extrema ratio fece rifondare le antiche città di Troia e Melfi in Puglia, e Oppido (l’antica Taurianum) in Calabria e riconobbe il chorion (villaggio) sul monte Catuanzarium o Triavonà, probabilmente, favorendone l’ampliamento tramite una diminuzione delle tassazioni.

Una ricostruzione dettagliata e, soprattutto, supportata dalle fonti e dagli studi più recenti sugli insediamenti abitativi altomedievali è quella presentata all’interno del volume dello studioso Domenico Montuoro dal titolo Catanzaro. Dalle origini alla monarchia normanno-sveva. La contea dai Loritello ai Ruffo, per i tipi della Rubbettino Editore.

 Come dal titolo stesso, i contenuti del libro non si fermano soltanto alle origini e alle polemiche che ne sono scaturite, ma sempre con l’apporto costante dei documenti ne ricostruisce lo sviluppo in età normanna, dovuto soprattutto alla famiglia Altavilla/Loritello che con il conte Goffredo di Loritello riuscì ad ampliare il chorion divenuto kastron e successivamente civitas come testimonia la traslazione/fondazione del vescovato di Trischines/Trium Tabernarum a Catanzarij. All’interno del volume si trovano nuove informazioni sul primo conte Rodolfo (Rao, Raho) di Loritello e dalla moglie Berta, dei figli Goffredo e Raimondo, fino alla famosa contessa Clemenza. L’età sveva è scandita dai quasi sconosciuti conti Riccardo Fallucca. Anselmo de Justingen, Gherard von Solm e, soprattutto, Pietro de Calabria (Ruffo).

Il capitolo conclusivo è dedicato alla ricostruzione economica, sociale e religiosa della città ricostruita sulla base di 12 documenti privati in lingua greca e sulle notizie riportate da Padre Tromby nei suoi studi sull’eremo di S. Maria e sul monastero di S. Stefano del Bosco

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