
di PASQUALE MANCUSO*
Era attesissima la riunione del Consiglio dei ministri dello scorso 22 aprile 2026 per i contenuti del Documento di Finanza Pubblica 2026 a causa dell’emergenza economica ed energetica in conseguenza dalla tragica guerra in Medio Oriente che ha determinato il blocco dello stretto di Hormuz, “vena giugulare” dell’economia italiana, europea, mondiale.
Non avevamo previsto che tra gli Allegati potesse figurare la biennale “Relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate”, ai sensi della Legge 196/2009 art. 10 integrata dal D. Lgs. n.88/2011 art 7, 196/2009, art. 10, integrata dal D. Lgs. 88/2011, art. 7,che il Governo è tenuto a produrre sull’utilizzazione delle risorse nelle aree sottoutilizzate e che ci ha “svelato” le nuove indicazioni del Governo sulle Aree Interne e, più segnatamente, sulla utilizzazione dei fondi destinati alla Strategia Nazionale delle Aree Interne della programmazione 2014/2020.
Il Governo, dopo la “strigliata”, un autogol senza precedenti, del Ministro degli Affari regionali Tommaso Foti alle Regioni, e tra queste, purtroppo, la Calabria, ritenute incapaci di spendere l’enorme mole di fondi (sono poco più di 1200 milioni di euro, nella sola programmazione 2024/2020, per come rinvenibile nelle relazioni “sulle aree sottoutilizzate” del 2024 ed in quella del 2026) ha indicato, quale obiettivo immediato della spesa, il raggiungimento del 56% delle somme complessive ovvero di spendere 672 milioni di euro (sugli oltre 1200 milioni di euro di dotazione complessiva) entro il 30 giugno 2026.
Il Governo ha garantito, inoltre, sempre nella Relazione di quest’anno, che la parte dei fondi di provenienza “europea”, sarà utilizzata al 100%.
Noi non sappiamo se questo “obiettivo”, assai minimale e mortificante rispetto agli obiettivi ambiziosi della S.N.A.I., sarà raggiunto visto che sono quattro anni che questo Governo ha determinato un pesante arretramento dell’intervento pubblico a sostegno delle Montagne e delle Aree Interne nel mentre nel Paese è cresciuta, positivamente ed a dismisura, un’attesa forte e giustificata per “riprendere” le Aree Interne e la Montagna in un quadro nel quale la garanzia dei servizi essenziali ed un nuovo protagonismo degli attori istituzionali locali potessero determinare resilienza e ripresa.
Non sono bastati i provvedimenti assunti, sui meccanismi di “governance” della S.N.A.I., con le ultime delibere CIPESS e con il P.S.N.A.I. e, a valle, dai provvedimenti di recepimento regionali, per determinare inversioni di tendenza; tutto è rimasto impantanato nel limbo delle buone intenzioni immediatamente spentesi innanzi a meccanismi che non “obbligavano” nessuno a muoversi realmente.
tuttavia, maientre vengono approvate, nella recente, ultima riunione dell’ apposita “Cabina di regìa, le nuove Aree S.N.A.I. della programmazione 2021/2027, che, se tutto resta fermo, avranno la stessa sorte delle precedenti ovvero interventi previsti e calendarizzati puntualmente negli A.P.Q. e, tuttavia, mai realizzati senza alcuna conseguenza per gli inadempienti colpevoli, a cominciare proprio da quelle Regioni, Calabria compresa, che non riescono a guidare i meccanismi previsti dagli A.P.Q. e che sono stati concertati da tutti i soggetti istituzionali e sociali sottoscrittori degli Accordi.
Il 30 giugno 2026 non è lontano ed attenderemo quella data per verificare ancora una volta la corrispondenza degli impegni e delle promesse con la realtà che, nel frattempo, ci consegna ulteriori sofferenze evidenziate, da ultimo, da Ifel Cisl, come la gravissima carenza di personale negli enti locali delle aree interne ridotto del 50% negli ultimi 7 anni che pagano due volte per l’inadeguatezza degli strumenti messi a loro disposizione da un Governo che è lontanissimo dalla Montagna e dalle Aree Interne.
Con soddisfazione, orgoglio ma anche tanto rammarico, il PD, per tempo, ha evidenziato, nella sua proposta di legge con prima firma Elly Schlein, la necessità di un piano straordinario di rafforzamento degli organici degli enti locali nelle aree interne ed il PD Calabria, non a caso, aveva proposto, aggiuntivamente, il rafforzamento delle gestioni associate dei servizi, da affidare ad Unioni dei Comuni, con un occhio puntato anche ai processi di fusione, proprio per fronteggiare una chiara evidenza che in Calabria si fa ancora più grave e che viene, colpevolmente, ancora sottovalutata. E non è l’unica. Purtroppo!
*già Vicepresidente UNCEM Calabria e Consigliere nazionale UNCEM
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