
A Catanzaro si consuma l'ennesima vicenda che alimenta interrogativi sul rapporto tra risultati amministrativi e logiche politiche. L'avvocato Eugenio Perrone, amministratore unico di AMC S.p.A., non sarà confermato alla guida della società interamente partecipata dal Comune di Catanzaro, nonostante un mandato che molti osservatori giudicano positivo sotto il profilo gestionale e organizzativo.
Quando Perrone assunse la guida dell'azienda, AMC si trovava ad affrontare sfide importanti. Nel corso degli anni, il lavoro svolto ha portato a un significativo percorso di modernizzazione e riorganizzazione, realizzato inizialmente con il solo impegno dell'amministratore unico e successivamente attraverso una proficua sinergia con il direttore generale Luca Brancaccio.
I risultati raggiunti, secondo molti, avrebbero dovuto rappresentare il principale criterio di valutazione per una eventuale riconferma. In qualsiasi sistema orientato al merito, chi dimostra capacità, correttezza amministrativa e competenza dovrebbe essere messo nelle condizioni di proseguire il lavoro avviato. Eppure, ancora una volta, a Catanzaro sembra prevalere una logica diversa, la politica sceglie se stessa invece del merito.
La sensazione diffusa è che la scelta di cambiare ai vertici dell'azienda non sia dettata da ragioni gestionali o da insufficienze nei risultati conseguiti, ma da equilibri politici che poco hanno a che fare con l'efficienza della macchina pubblica. Sullo sfondo si intravedono i consueti giochi di posizionamento, le trattative tra gruppi e correnti, la necessità di consolidare assetti e consensi in vista dell'ultimo anno di mandato amministrativo.
La sostituzione di Perrone rappresenta l'ennesimo esempio di una politica che preferisce distribuire incarichi anziché valorizzare il merito. Una politica che considera le società partecipate come strumenti utili a mantenere equilibri e maggioranze, piuttosto che come organismi chiamati a garantire servizi efficienti ai cittadini.
Il punto centrale non riguarda una singola persona. Riguarda un principio. Se un amministratore ha lavorato bene, ha dimostrato onestà, capacità e dedizione, perché non confermarlo? Perché interrompere un percorso che ha prodotto risultati? La risposta che molti cittadini temono è sempre la stessa: perché il merito spesso pesa meno della convenienza politica.
Ed è proprio questa dinamica ad alimentare la disillusione verso le istituzioni. In una città che da anni combatte contro problemi strutturali, spopolamento, difficoltà economiche e perdita di competitività, l'interesse generale dovrebbe rappresentare l'unico criterio guida. Invece, troppo spesso, viene sacrificato sull'altare delle convenienze del momento.
Catanzaro merita una classe dirigente capace di premiare chi lavora bene, indipendentemente dalle appartenenze e dalle convenienze.
Francesco Antonio Assisi - Consigliere Comunale di Catanzaro.
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