








di VITTORIO PIO
Non è un pianismo di sottrazione quello di Joey Calderazzo. Al contrario, il pianista americano affronta il jazz con una fisicità quasi tattile, un approccio muscolare e ritmico che non rinuncia alla raffinatezza del fraseggio ma la mette continuamente in tensione con il movimento, con il groove, con la necessità di far avanzare la musica. È stata questa la cifra più evidente del concerto del suo trio, ieri sera all’Orto Botanico di Soverato per Armonie d’Arte Festival ideato e diretto da Chiara Giordano.
Con Orlando Le Fleming al contrabbasso e David Hawkins alla batteria, Calderazzo ha scelto prevalentemente il terreno degli standard della grande tradizione americana. Una scelta tutt’altro che conservativa: i brani sono diventati il materiale attraverso cui misurare la personalità dei tre musicisti, senza sovrapporre inutili esercizi di stile alla sostanza della musica.
Il pianoforte di Calderazzo procede per blocchi di energia, improvvise aperture melodiche, accenti ritmici e accelerazioni che sembrano nascere direttamente dal dialogo con la sezione ritmica. E proprio l’interplay è forse il dato più convincente della serata. Le Fleming non si limita a fornire il fondamento armonico e Hawkins evita il ruolo di semplice accompagnatore: entrambi partecipano alla costruzione del discorso, rispondendo alle sollecitazioni del pianista e, a loro volta amplificandone gli esiti.
È un trio nel senso più autentico del termine, dunque, dove la leadership non coincide con una gerarchia rigida. Calderazzo resta il centro musicale della formazione, ma la musica acquista spessore proprio quando i tre smettono di apparire come pianista, bassista e batterista e diventano un unico organismo ritmico e improvvisativo.
Il punto più alto arriva nel finale con “Blue in Green”, la pagina legata alla straordinaria stagione di Bill Evans e Miles Davis. Una versione rapsodica, dilatata, lontana dalla tentazione di riprodurre semplicemente l'atmosfera dell'originale. Calderazzo ne conserva la natura sospesa e malinconica per poi aprirla all'improvvisazione, lasciando che il tema diventi quasi una traccia da seguire e abbandonare continuamente. Una scelta particolarmente suggestiva nell'anno del centenario della nascita di Miles Davis.
È in momenti come questo che la lezione della tradizione americana dimostra di essere tutt'altro che esaurita. Non serve necessariamente riscriverla: basta possederne il linguaggio abbastanza profondamente da poterlo attraversare con una voce propria. Calderazzo lo fa con un pianismo energico, corporeo, talvolta persino impetuoso, sostenuto da due musicisti capaci di assecondarne gli scarti e di alimentarne il ritmo interno.
Per Armonie d'Arte, il concerto di Soverato rappresenta un'altra conferma della centralità del jazz all'interno di una programmazione che continua a muoversi fra linguaggi e luoghi differenti. Il festival prosegue ora con Borgia Borgo Espanso, mentre il prossimo appuntamento a Soverato è fissato per l'11 agosto con Karima, protagonista di "Ti lascio una canzone" , omaggio a Ornella Vanoni e Gino Paoli, insieme all'Orchestra Sinfonica Brutia diretta da Francesco Perri.
Per programma, appuntamenti e aggiornamenti: www.armoniedarte.com
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