Spadanuda: "L'ignoranza crassa di chi non legge..."

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  01 ottobre 2026 06:59

di GIANCARLO SPADANUDA

L'indagine ISTAT pubblicata recentemente , "la lettura dei libri in Italia" , cerifica come meno di un calabrese su due ha letto almeno un libro nell'ultimo anno e la Calabria si conferma la regione con la più bassa quota di lettori d'Italia. 

Altresì la 34esima edizione del rapporto annuale 2026 elaborato dall’ISTAT nella sezione dedicata alla pervasività del digitale,offre un quadro tragico della dipendenza:mediamente, circa 6 ore/giorno dinanzi allo schermo di PC/cellulare;il massimo di utilizzo è intorno alle 10 del mattino, e alle 22 la sera.

Segnala l’ISTAT che “un uso molto frequente dei social, è associato a livelli più elevati di ansia,stress e insoddisfazione personale”. il 90% delle cose che girano su Internet sono delle stupidate:infatti ognuno può ivi condividere le proprie miserie quotidiane con schiere di amici (?) che elargiscono i loro “like”.La nuova specie di stupidi si diletta con trolls che inondano mails,blogs,forum, chats, spam, e hackers che infestano i computers di virus. Insomma la vita virtuale è ancora più stupida di quella reale..

Alle lettura del rapporto ISTAT è stato mio dovere professionale –scientifico,andare a rileggere il testo dello psicologo Luciano Di Gregorio:,”Psicopatologia del cellulare”,ove vengono analizzati,fra l’altro i seguenti punti (cito molto brevemente): 1) l’uso smodato del cellulare rivela una intolleranza della distanza,ovvero se da bambini abbiamo vissuto la mancanza della mamma quando si assentava,il cellulare tende a compensare quella mancanza perché la sindrome è presente e attiva in noi; all’orsacchiotto si è sostituito il nuovo giocattolo; 2) l’uso smodato del cellulare (anche 100/200 volte al giorno) illude un controllo paranoico sulle persone (figlio,genitori,compagna) e sul mondo come onnipotenza .

Il mondo interiore di chi usa troppo spesso il device digitale, si è molto rimpicciolito. Personalmente,nelle mie relazioni sociali-affettive ho notato che c’è molta alexitimia, (ma anche molta anaffettività),che è quella particolare incapacità di trovare le parole per descrivere i propri sentimenti;predomina la sterilità emotiva,e un grave impoverimento dell’immaginazione.

“L’ansia e la depressione “ di cui parla l’ISTAT hanno “vietato” l’abbraccio ,che poi “muove il mondo” (Russel),ma anche la comunicazione telefonica,sostituita da Wapp;ho personalmente calcolato che si impiega più tempo a comunicare con Wapp,che con la tradizionale telefonata,oltretutto con il primo sono frequenti i “qui pro quo”,perchè l’uso delle parole scritte è limitato per esigenze tecniche.

Ma c'è di più.

L'utilizzo pervasivo dei device digitali ,porta ad una conclusione tragica:al narcisismo maligno:l'oggetto del narcisismo non è nulla che la persona faccia o produca,ma è qualcosa che egli ha;per esempio il suo corpo,il suo aspetto,la sua salute,la sua ricchezza,ecc...che non sono correlati a nulla e a nessuno; la persona narcisistica non riesce a percepire la realtà di un'altra persona come distinta dalla propria; essa non è autolimitante,e per conseguenza è crudelmente solipsistica:gli altri sono momentanee percezioni:che senso ha,infatti,pubblicare ,giornalmene,ma anche più volte al giorno,i luoghi ove vado :a fare la spesa,o dal parrucchiere,o pubblicare le foto più intime:come una riunione fra amici,una cena al ristorante (fotografare il primo piatto,e perchè no? anche il secondo e il gelato alla fragola) ? E' il narcisismo maligno ,secondo il filosofo KARL ABRAHAM,ben diverso dal narcisismo di una persona "normale" ,"matura" il cui narcisimo,ridotto al minimo ,è socialmente accettato,senza che scompaia mai completamente.

Nel corso di laurea in ingegneria elettronica,superai l’esame di “TELEFONIA”; allora, non avrei mai immaginato che dopo tanti anni l’uso  del telefono sarebbe stato così distorto da un mondo completamente impazzito, distopico (negativo) e woke (ironia e disprezzo per la positività delle cose, degli accadimenti storici e delle persone ).

Anche regalare un libro è divenuto sempre più “strano”,si legge sempre meno,e l’ignoranza generale è “crassa”, come diceva mio padre;regalare (ricevere) un libro è un gesto di intimità e fiducia,un filo invisibile tra due mondi che si incontrano;ogni volta che lo apriamo,sentiamo la presenza di chi ce lo ha messo tra le mani:un po' come se leggesse con noi.

Continuerò a regalare e ricevere “libri”, li leggerò per non morire di “ansia e depressione”.