Spadanuda: “ La famiglia nel bosco, le parole di Cicerone e la Cancel culture”

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images Spadanuda: “ La famiglia nel bosco, le parole di Cicerone e la Cancel culture”


  13 maggio 2026 06:56

di GIANCARLO SPADANUDA

La notizia di queste ore, terribile ,è quella secondo la quale ,per intervento giudiziario , la mamma della famiglia del bosco non potrà tornare a stare con i tre figli nella casa famiglia;la colpa di questa sfortunata famiglia è quella di essere vissuta in un bosco isolato e non avere né TV, nè luce pubblica,ma solo quella autoprodotta con generatore, nè il bagno in casa; ma soprattutto quella di non frequentare la scuola pubblica (ma solo quella privata,prevista dall’ordinamento italiano). Ci sembra veramente poco,come  un inspiegabile accanimento,condito di molto sadismo.

Negli USA ho personalmente visto centinaia di persone vivere nei boschi, al disopra dell’area di NY, in condizioni ben peggiori di quelle che stiamo vedendo in TV.

Basta comunque addentrarsi nelle periferie delle grandi città per assistere a ben peggio; gli assistenti sociali che fanno? Non li vanno a scovare?

Cicerone in DE AMICITIA afferma che: “non è possibile interrompere il legame di affetto che lega i figli ai genitori se non con una cattiveria detestabile”.

Non è assolutamente accettabile che si possa entrare nelle scelte di vita personali, purchè non contrarie al buon senso ed alla legalità.

Nel mito della Caverna di Platone, coloro che dicono la verità vengono in qualche modo repressi nella società; una nota TV ha sempre affermato che i bimbi,nel bosco, stavano bene, erano puliti, erano felici, socializzavano con altri bimbi.

A volte la mente sceglie l’oscurità e la schiavitù; l’ignoranza è beatitudine; ci vuole coraggio per affrontare la verità ed essere liberi.

Che succede ordunque? Viviamo in un mondo distopico, cioè anti-utopico, negativo,spaventoso, caotico, ove impera la cancel-culture che critica o scredita chi presta attenzione all’uguaglianza, alla fratellanza, all’amore verso i figli. Un proverbio sentenzia: “vale più un padre che cento pedagoghi”.

 


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