
di VINCENZO ROCCA
Ho partecipato a una pizza solidale organizzata dal centro di ascolto “Il Galeone della Vita”,
una realtà che fino a pochi giorni fa non conoscevo. Ho scelto di approfondirne gli
obiettivi, le motivazioni e le attività, e con sincero piacere ho scoperto un mondo di
impegno, delicatezza e responsabilità sociale che merita di essere raccontato e sostenuto.
Questa associazione opera oggi come un presidio di ascolto, accoglienza e sostegno
umano per cittadini e famiglie che attraversano momenti di fragilità. Un luogo dove
professionisti e volontari, mossi da sensibilità e senso civico, offrono tempo, competenze
e umanità.
Il Galeone della Vita svolge un insieme di servizi che rispondono a bisogni reali e spesso
poco visibili nel nostro territorio:
Sostegno alle maternità difficili o inaspettate, con particolare attenzione ai casi segnati
da diagnosi prenatali patologiche.
Ascolto e supporto psicologico per persone che vivono ansia, stress, difficoltà
relazionali o momenti di disorientamento emotivo.
Accompagnamento nelle dipendenze comportamentali, come l’uso eccessivo di
internet, il gioco d’azzardo e altre forme di dipendenza moderna.
Accoglienza, orientamento e sostegno umano, per chiunque necessiti di un punto di
riferimento sicuro e non giudicante.
Consulenze legali, offerte da professionisti volontari che mettono a disposizione
competenze preziose.
Progetti scolastici dedicati alla prevenzione del bullismo, delle dipendenze e del
disagio giovanile, con attività educative rivolte a studenti, famiglie e insegnanti.
Si tratta di interventi concreti, quotidiani, che rispondono a fragilità diffuse e spesso
silenziose. Un lavoro prezioso, che colma vuoti istituzionali e restituisce dignità e ascolto a
chi rischia di rimanere solo.
Non posso non condividere le attività di questa associazione. La mia storia personale me
lo ricorda con forza: sono stato anch’io volontario per molti anni, forse il primo obiettore
di coscienza in Calabria nel lontano 1986 presso la Comunità Progetto Sud di Lamezia
Terme, e successivamente presso il Centro Anziani del quartiere Grecia a Catanzaro.
So cosa significa mettersi a disposizione degli altri. So quanto valore umano si nasconde
dietro un gesto di ascolto, un’ora di tempo donata, una parola detta al momento giusto.
So quanto sia importante che esistano luoghi dove la fragilità non è un peso, ma una
condizione umana da accogliere e accompagnare.
Per questo guardo con profonda stima al lavoro del Galeone della Vita: perché
rappresenta un esempio concreto di cittadinanza attiva, di solidarietà autentica, di cura
verso la comunità
L’associazione Il Galeone della Vita non è soltanto un centro di ascolto: è un faro di
umanità in un tempo in cui molte persone vivono in silenzio le proprie difficoltà.
Conoscere da vicino le loro attività mi ha ricordato quanto sia importante sostenere chi,
con discrezione e competenza, si prende cura degli altri.
Iniziative come la pizza solidale non sono semplici eventi: sono occasioni per avvicinarsi,
capire, partecipare e riconoscere il valore di chi lavora ogni giorno per il bene comune.Gli ultimi avvenimenti che hanno scosso la città di Catanzaro non sono episodi isolati, né
semplici fatti di cronaca. Sono il segnale doloroso di un malessere collettivo che da tempo
attraversa silenziosamente le nostre case, le nostre scuole, i nostri quartieri. Un malessere
che non sempre si vede, ma che si sente: nelle famiglie stanche, nei giovani disorientati,
negli adulti che non trovano più un equilibrio, nei ragazzi che non riescono a dare un nome
alle proprie paure.
Viviamo in una società che corre, che pretende, che giudica. Ma non ascolta. E quando una
comunità smette di ascoltare, inevitabilmente qualcuno resta indietro.
Eppure, oggi, chi cerca un supporto psicologico si scontra con liste d’attesa interminabili,
costi insostenibili, bonus psicologo che si esauriscono in poche ore. Questo non è un
dettaglio amministrativo: è il termometro della sofferenza sociale.
A Catanzaro, come in tutta la Calabria, esistono associazioni, centri di ascolto, gruppi di
volontariato che, con una dedizione silenziosa e spesso invisibile, offrono gratuitamente ciò
che molti non possono permettersi: un luogo sicuro dove parlare, sfogarsi, essere accolti
senza giudizio. Sono piccole realtà, spesso sostenute solo dalla buona volontà di psicologi,
medici, operatori sanitari che donano tempo, competenze e umanità.
Ma la buona volontà non basta più.
Oggi, più che mai, Comune e Regione non possono voltarsi dall’altra parte. Non possono
limitarsi a dichiarazioni di circostanza o a interventi emergenziali. Serve una scelta chiara,
strutturale, coraggiosa: Sostenere concretamente i centri di ascolto e le associazioni che
offrono supporto psicologico gratuito.
Come?
Attivando convenzioni stabili tra enti pubblici e associazioni.
Destinando piccoli contributi economici per garantire continuità ai servizi.
Riconoscendo formalmente il valore sociale di chi opera sul territorio.
Promuovendo campagne di sensibilizzazione nelle scuole, nei quartieri, nelle famiglie.
Non si tratta di “spesa”, ma di investimento nella salute mentale della comunità.
Un invito ai professionisti della salute
C’è un gesto semplice, ma potentissimo, che può cambiare la vita di molte persone: donare
un’ora del proprio tempo a settimana.
Un’ora. Un colloquio. Un ascolto vero.
Psicologi, psichiatri, medici, infermieri, educatori: ognuno può contribuire. Non per
sostituire i servizi pubblici, ma per affiancarli, per colmare quei vuoti che oggi rischiano di
diventare voragini.
La sofferenza psicologica non è un fallimento individuale: è una responsabilità collettiva.
La nostra città può diventare un modello di comunità che cura
Una città che ascolta è una città che previene. Una città che accoglie è una città che cresce.
Una città che si prende cura dei più fragili è una città che si prende cura di sé stessa.
Gli ultimi avvenimenti ci chiedono di fermarci, guardarci negli occhi e riconoscere che
nessuno si salva da solo. È il momento di costruire una rete di ascolto, sostegno e vicinanza
che non lasci indietro nessuno.
Catanzaro ha tutte le risorse umane per farlo: professionisti competenti, associazioni
generose, cittadini sensibili. Ora serve solo una cosa: la volontà di agire insieme.
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