Stefanaconi, ex sindaco commissariato per mafia unico si ricandida

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  17 ottobre 2026 13:49

Salvatore Solano, sindaco uscente di Stefanaconi, centro confinante con Vibo Valentia i cui organi elettivi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, ha deciso di ricandidarsi alla guida del Comune nel turno elettorale che si terrà il 15 e 16 novembre prossimi. La candidatura è stata presentata stamane nonostante mercoledì scorso il Tribunale di Vibo Valentia abbia emesso in primo grado nei confronti dell’aspirante sindaco una sentenza di incandidabilità in base alla normativa antimafia, ritenendolo responsabile dello scioglimento degli organi elettivi dell’ente per infiltrazioni mafiose. Contro tale sentenza, Solano ha annunciato ricorso in appello. Lo scioglimento del Comune di Stefanaconi è stato decretato dal Consiglio dei ministri, su richiesta del ministro dell’Interno e della Prefettura di Vibo Valentia, nel luglio 2024 ed è costato a Solano anche la decadenza dalla carica di presidente della Provincia di Vibo. Il decreto di scioglimento è stato poi controfirmato dal presidente della Repubblica e ha resistito ai ricorsi dell’ex sindaco sia dinanzi al Tar del Lazio che al Consiglio di Stato che hanno confermato la legittimità e la necessità dello scioglimento. A Stefanaconi, per il turno elettorale di novembre, è stata presentata stamane una sola lista – quella appunto guidata da Salvatore Solano – che dovrà pertanto superare il quorum dei votanti per rendere valido il turno elettorale.  

 I precedenti organi elettivi sono stati sciolti per “concreti, univoci e rilevanti elementi di collegamento degli amministratori con la criminalità mafiosa che – si legge nel decreto di scioglimento – hanno arrecato grave pregiudizio agli interessi della collettività, grave inquinamento dell’amministrazione comunale, una diffusa mala gestio e una evidente assenza di legalità”. E’ rimasto accertato in via definitiva (sentenze di Tar e Cosniglio di Stato) che gli allora amministratori di Stefanaconi hanno fatto ricorso in un solo anno a 82 affidamenti diretti di lavori pubblici senza alcuna gara d’appalto, di cui 19 finiti a ditte “risultate contigue ad ambienti mafiosi”. Il Consiglio di Stato, nel confermare lo scioglimento, ha inoltre evidenziato in sentenza che “la figura dell’ex sindaco Salvatore Solano appare indiscutibilmente collusa con elementi di spicco della criminalità organizzata”, essendo rimasto “provato il sostegno elettorale a Solano nelle elezioni provinciali dell’ottobre 2018 da parte di imprenditori – Giuseppe e Antonio D’Amico – ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta” nonché cugini di primo grado dello stesso Solano, condannati entrambi per associazione mafiosa a 16 e 15 anni di reclusione.