“Storie, sbagli, prospettive”: Catanzaro riletta attraverso le pagine di George Gissing

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  29 gennaio 2026 22:38

di GUGLIELMO SCOPELLITI

Alla Libreria Coriolano l’avvio del ciclo Storie, sbagli, prospettive prende forma nel luogo che fu la hall dell’ex Hotel Centrale, lo stesso spazio in cui George Gissing, nel 1897, mise su carta venti pagine dedicate a Catanzaro, fermandosi a osservare una città che allora gli apparve sorprendentemente viva.

L’appuntamento del pomeriggio ha aperto ufficialmente il calendario di incontri che, nelle prossime settimane, accompagnerà lettori e cittadini lungo un percorso pensato per rileggere il passato, capire il presente e rimettere al centro il futuro urbano del capoluogo calabrese. A guidare il primo confronto, gli avvocati Umberto Ferrari e Marcello Furriolo, introdotti dal giornalista Raffaele Nisticò, davanti a una sala partecipata e attenta.

Prima di entrare nel merito delle pagine di Gissing, Francesco Mazza, editore e regista, ha preso la parola per spiegare il senso più ampio dell’iniziativa. Fino al 28 febbraio, all’interno della libreria, resterà un baule aperto. Chiunque potrà lasciare un’idea, una proposta, un appunto su come immaginare una Catanzaro migliore. Da quei fogli nascerà un libro, già annunciato nel titolo, “Catanzaro. La città ideale.

Raffaele Nisticò ha quindi introdotto i due ospiti, aprendo il confronto sullo sguardo del viaggiatore inglese. Umberto Ferrari ha rievocato la sua prima lettura di Gissing, risalente alla tarda adolescenza. “Lo lessi da ragazzo e mi colpì profondamente”, ha spiegato, “quando parlava di Catanzaro come città progressista rimasi quasi spiazzato. Raccontava la demolizione del castello medievale come segno di apertura, e soprattutto restai colpito dal giudizio sul Bar Centrale, dove le conversazioni gli sembravano più elevate di quelle di tanti provinciali inglesi”.

Ferrari ha poi affiancato quel racconto a un’altra narrazione coeva, firmata da un cronista catanzarese, che descriveva una città in grave difficoltà. Da lì, un lungo attraversamento storico, dal 1870 al secondo dopoguerra, richiamando figure centrali della politica cittadina come Francesco De Seta, Bruno Chimirri e Bernardino Grimaldi, a testimoniare una storia complessa e spesso contraddittoria.

Marcello Furriolo, già sindaco della città dal 1982 al 1985, ha spostato l’attenzione sul profilo letterario di Gissing. È uno scrittore difficile da incasellare”, ha osservato, “Virginia Woolf lo definiva un autore triste, e nei suoi romanzi questa vena emerge con forza. Il viaggio sulle rive dello Ionio rappresenta quasi un’eccezione:le pagine su Catanzaro sono tra le più luminose, percorse da un inatteso ottimismo”.

Da lì il discorso è scivolato sulla politica urbana e sulle fratture che hanno segnato la città. Furriolo ha indicato tre passaggi decisivi: il 1975, con la nascita delle province di Crotone e Vibo Valentia; il 1992, la crisi della Prima Repubblica e una rapida alternanza di sindaci; infine la demolizione di Palazzo Serravalle, luogo di incontro e cuore del corso. Sul rifacimento del corso nel 2005, l’ex sindaco ha parlato senza attenuazioni, definendo “sciagurata” una scelta che ha isolato per anni il centro e indebolito il tessuto economico.

Nel dibattito è intervenuta anche l’assessore alla Cultura Donatella Monteverdi, riportando la memoria ancora più indietro, al 1938 e all’abbattimento del teatro San Carlino. “Quel momento ha cambiato per sempre il centro storico”, ha ricordato, “non cadde solo un edificio, ma un intero quartiere.”

Monteverdi ha insistito su un punto chiave: il problema dei luoghi. Senza spazi di incontro, ha detto, una comunità fatica a riconoscersi. Ha aggiunto anche una data simbolica, il mancato riconoscimento di Catanzaro come città metropolitana, con conseguenze pesanti in termini di risorse e prospettive.


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