Strage di Cutro, Ripamonti (Centro Astalli): "La memoria è un atto dovuto"

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  26 febbraio 2024 11:29

A un anno dal terribile naufragio avvenuto davanti alle coste di Steccato di Cutro, in provincia di Crotone, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, in cui persero la vita 94 migranti, fare memoria e mantenere vivo il ricordo di quel tragico evento e dei tanti altri che ne sono seguiti è atto dovuto. Lo scrive il Centro Astalli, il servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia.
L’imbarcazione sulla quale viaggiavano i migranti, partita dalla Turchia con a bordo circa 200 persone, si è spezzata in due a pochi metri dalla riva del litorale crotonese: 80 i sopravvissuti e un numero imprecisato di dispersi.
Neanche più un morto nel Mediterraneo si disse a seguito di un’altra tra le più grandi tragedie consumatasi davanti alle coste italiane, a Lampedusa, il 3 ottobre 2013. 

Da allora oltre 28 mila persone sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l'Europa per chiedere asilo e protezione. Più di 2.500 le vittime nel Mediterraneo nel 2023. Un numero impressionante di bambini, donne e uomini, relegati troppo spesso all'oblio della nostra indifferenza.

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“In occasione dell’anniversario del naufragio di Cutro - dichiara padre Camillo Ripamonti, Presidente Centro Astalli – piuttosto che preoccuparci di quanti sono i migranti arrivati e se c’è stata una flessione nelle percentuali, dovremmo interrogarci se coloro che sono arrivati hanno avuto e hanno possibilità di una vita degna, se ha senso attuare politiche dissuasive o se invece avrebbe più senso impiegare risorse perché chi arriva sia protagonista attivo del proprio futuro e della nuova comunità di vita”.

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Torniamo a chiedere di fermare l'ecatombe di migranti in mare. Sia priorità mettere in atto vie legali per garantire accesso alla protezione e sconfiggere così il traffico di esseri umani. Sia priorità salvare le persone in mare, come previsto da convenzioni internazionali e diritti umani, troppo spesso calpestati con norme demagogiche contro la solidarietà. Siano priorità politiche strutturali e di lungo periodo che permettano di preparare i territori ad un'accoglienza diffusa di richiedenti asilo e rifugiati. Sia priorità, contro ogni semplificazione, affrontare il tema della migrazione nelle sue diverse componenti con responsabilità e lucidità, non strumentalizzandolo o banalizzandolo, eliminando i discorsi di odio, razzismo e xenofobia.

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