
“Chiediamo a Giorgia Meloni, primo ministro d’Italia, di sostenere la giustizia e di agire immediatamente per chiarire la verità. Chiediamo giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana. Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata a causa dell’indifferenza”.
E’ la dichiarazione che una donna afgana, parente di alcune delle vittime del naufragio di Cutro, ha letto davanti al palazzo di giustizia di Crotone poco prima che iniziasse la nuova udienza del processo a carico di sei militari, quattro della Guardia di finanza e due della Capitaneria di porto, imputati di omicidio colposo e naufragio colposo per la strage che il 26 febbraio 2023 si consumò davanti alla spiaggia della località Steccato di Cutro provocando la morte di 94 persone. Tra le quali c’erano due zii e tre cugini di Farzaneh Maliki, che è arrivata a Crotone dalla Germania grazie all’associazione Carovane Migranti insieme alla mamma ed alla sorella per partecipare alle commemorazioni del terzo anniversario della tragedia.
“Siamo molto arrabbiati” ha proseguito la giovane donna afgana. “Avete distrutto la vita di molte famiglie. Avete tolto tante persone care alla gente. Dovete darci delle risposte. Da anni vi chiediamo di concedere i visti affinché i genitori che hanno perso i loro figli possano andare sulle loro tombe. Quando darete finalmente delle risposte? Volete che siano costretti di nuovo a rischiare la vita attraversando il mare?”. Farzaneh Maliki si è quindi rivolta ai sei imputati che stanno affrontando il processo davanti ai giudici del Tribunale di Crotone.
“Secondo i rapporti – ha detto - le persone che avevano responsabilità al momento dell’incidente non hanno fornito soccorso immediato. Chiediamo direttamente a queste persone e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Non è stato un semplice incidente, ma il risultato di una grave irresponsabilità umana. Almeno chiedeteci scusa”.
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