
Pubblicato: 16/02/2026 18:11
Riprende domani davanti ai giudici del Tribunale di Crotone il processo per il naufragio di Cutro che il 26 febbraio 2023 provocò la morte di 94 migranti e un numero imprecisato di dispersi. Alla sbarra sei imputati: quattro finanzieri e due militari della Guardia costiera accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Processo che per l’intera durata, in virtù dell’ordinanza adottata dal collegio penale presieduto dal giudice Alfonso Scibona, sarà interdetto alle riprese televisive e radiofoniche dei mezzi di comunicazione. Unica concessione “il rilascio di copia integrale del file audio con cui è stata registrata l’udienza celebrata in data 30 gennaio 2026, file che sarà consegnato su pennetta Usb a un delegato di Radio Radicale, che provvederà a sua volta a riversarlo alle altre emittenti interessate in conformità e secondo gli accordi tra le stesse”. Udienza che, peraltro, è stata dedicata esclusivamente all’esame delle questioni preliminari, all’apertura del dibattimento e all’ammissione delle richieste istruttorie. Per il presidente Scibona, in definitiva, con la decisione adottata dal collegio “la trasparenza è massima e i giornalisti possono presenziare, ma si è voluto garantire che la registrazione e la divulgazione delle attività processuali sia semplicemente riservata agli strumenti che il ministero ci mette a disposizione”.
L’udienza in programma per domani riprenderà dalla deposizione del maggiore dei carabinieri Nicola Roberto Cara, l’ufficiale che ha svolto l'indagine sul disastro di Steccato, che in precedenza, rispondendo alle domande del pubblico ministero Matteo Staccini, ha ricostruito le competenze del soccorso in mare, distinguendo tra quelle di law enforcement (di polizia), delegate alla Guardia di finanza, e quelle di search and rescue (ricerca e soccorso). Il maggiore Cara ha spiegato che, dalle carte acquisite agli atti, risulta che l’ufficio Frontex di Varsavia (l’agenzia europea di controllo delle frontiere) alle ore 23:39 del 25 febbraio trasmetteva via mail all’ufficio Frontex di Pratica di Mare, e per conoscenza a una serie di altri indirizzi istituzionali, il rapporto di fine missione del velivolo Eagle 1 che segnalava, tra le altre cose, l’avvistamento dell’imbarcazione in prossimità della costa calabrese. In particolare la rotta del natante, la velocità, la presenza di una persona sul ponte superiore e di possibili persone sottocoperta, giubbotti di salvataggio non visibili, una buona galleggiabilità, nessuna persona in acqua, stato del mare forza 4, il rilevamento di una telefonata satellitare partita dall’imbarcazione e la significativa risposta termica dei boccaporti. “Alle 23:08 del 25 febbraio, la centrale di coordinamento operativo della Guardia di finanza di Pratica di Mare – ha riferito Cara – riceveva dalla centrale operativa del comando generale la segnalazione pervenuta dalla sede Frontex di Varsavia. La stessa comunicazione veniva inoltrata anche alla sala operativa del Roan di Vibo Valentia, di Palermo e di Bari”.
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