Stress e tagli alle pensioni: medici in fuga dal Servizio Sanitario Nazionale 

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Il presidente di Fadoi Calabria, Raffaele Costa

L’allarme arriva dal sondaggio Fadoi, la Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti

  30 dicembre 2023 17:16

 

di FRANCESCO IULIANO

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A chiusura del 2023 arriva, puntuale, il sondaggio della Fadoi, la Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, che si interroga sui problemi e sull’umore dei nostri camici bianchi

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Il 33,3% dei medici della Calabria - si legge nella nota -, pensa alla pensione anticipata e quasi il 25% dei non pensionabili, di lasciare il pubblico e/o cambiare mestiere

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Ma circa il 70% degli ospedalieri vede ancora nel Servizio sanitario nazionale un baluardo del diritto alla salute, che mette le ragioni assistenziali davanti a quelle economiche. Solo il 6 per cento pensa che gli straordinari meglio retribuiti possano risolvere il problema delle liste di attesa, che per il 35% si affronta assumendo personale

Uno su tre pensano di appendere in anticipo il camice bianco al chiodo, soprattutto per evitare presenti e futuri tagli alle loro pensioni, ma anche per i carichi di lavoro eccessivi. Ma a preoccupare è soprattutto il fatto che quasi il 25% di loro, se tornasse indietro, non sceglierebbe più di iscriversi a medicina e/o addirittura oggi pensa di cambiare proprio mestiere. Mentre l’idea di pagare meglio gli straordinari, come previsto dalla manovra, è la ricetta idonea a tagliare le liste d’attesa per solo il 6%.

A sondare l’umore dei medici della Calabria, sempre più tentati di dire addio al servizio pubblico, è la survey condotta da Fadoi, su un campione rappresentativo di camici bianchi.

“Anche in Calabria - ha dichiarato il presidente di Fadoi Calabria, Raffaele Costa - sono purtroppo sempre più numerosi i medici che per scelta lasciano il Servizio Pubblico per migrare nel Privato, anche lontani dall'età pensionabile o che cercano di anticiparne l'uscita. Le cause di questo grave deflusso sono da identificare prevalentemente nei turni massacranti da svolgere in reparti come quelli internistici dove vengono ricoverati pazienti sempre più anziani, complessi, difficili da gestire per tutto il personale, medico e paramedico, che frequentemente è ridotto numericamente al lumicino, con un effetto a cascata di disagi, problematiche e malcontento generale. A ciò si aggiungono i salari bassi, i più bassi rispetto alle altre Nazioni d'Europa, che alimentano una pesante insoddisfazione nel lavoro con immaginabili ripercussioni alla vita di relazione e familiare. Il privato, invece, assicurerebbe spesso maggiore autonomia, flessibilità, guadagno e trattamento fiscale agevolato. Tale fenomeno in Regioni come la Calabria sarebbe ancora più marcato se fosse presente un maggior numero di strutture ospedaliere private, disponibili a reclutare medici poco appagati del pubblico. Molti preferiscono, inoltre, svolgere la propria mansione da gettonista, lavorando di meno e guadagnando molto di più rispetto a quando erano assunti in ospedale. Ad alimentare lo stress contribuiscono anche le aggressioni frequenti, gratuite e spesso gravi, di cui tanti nostri Colleghi, anche nella nostra Regione sono vittime, fino a rischiare o lasciare la propria vita sul campo. Non possiamo neanche dimenticare le continue e ingiuste cause giudiziarie contro i medici da parte di coloro che ritengono di aver subito un torto durante la degenza in ospedale. Tutto ciò accresce una profonda sfiducia nei camici bianchi calabresi fino a pentirsi di essersi iscritti in Medicina. Ad alimentare lo stress - ha aggiunto Costa - contribuiscono anche le aggressioni frequenti, gratuite e spesso gravi, d cui tanti nostri Colleghi, anche nella nostra Regione sono vittime, fino a rischiare o lasciare la propria vit sul campo. Non possiamo neanche dimenticare le continue e ingiuste cause giudiziarie contro i medici i parte di coloro che ritengono di aver subito un torto durante la degenza in ospedale. Tutto ciò accresce profonda sfiducia nei camici bianchi calabresi fino a pentirsi di essersi iscritti in Medicina. Tuttavia i Medici Calabresi, come sottolineato dai risultati dell'indagine Fadoi, complessivamente continuano a credere nel Servizio sanitario nazionale pubblico indicando nell'assistenza e nel diritto alla salute lo scopo della Professione Medica e non il mero interesse economico che, pertanto, avrebbe ben poca ragione di esiste Sicuramente la strutturazione di un nuovo modello pratico che assicuri aumento del personale, stipendi più alti, e una riqualificazione dell'assistenza che tenga nella debita considerazione la presa in carico globale del paziente e di chi se ne occupa, fornirà una importante iniezione di fiducia ai Medici che saranno ben lieti di preferire l'attività nel Servizio Ospedaliero Pubblico rispetto al Privato”.

 

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