
di GABRIELE RUBINO
Cosenza e Reggio Calabria contro Catanzaro? Vogliono svilire il Capoluogo? Quante volte avete letto e sentito questa storiella negli ultimi anni? La verità che a Cosenza a Reggio di Catanzaro frega il giusto, ossia niente, tanto ci pensano i catanzaresi, soprattutto quelli che hanno avuto potere nell'ultimo quarto di secolo, a compiere il delitto perfetto: l'auto-complotto.
Esempio plastico è la scelta della localizzazione del nuovo ospedale. Argometo trito e ritrito. Iper-divisivo. L'attuale Consiglio comunale, che in materia ha la sola competenza urbanistica, aveva avuto la sua occasione di esprimersi. Poco di un anno fa, ma per propria debolezza intrinseca, la seduta non aveva raggiunto il numero legale. Una figuraccia. Incredibilmente, il discorso si è riaperto nelle scorse settimane. Attenzione, non per un sussulto programmatorio giallorosso ma per semplice ripicca. Perché Occhiuto, il cosentino, aveva fatto la cosa più logica: chiedere un parere ai tecnici. Ai tecnici, fra i migliori in edilizia sanitaria, quelli del Politecnico di Milano. Il mandato è chiaro: fornire le alternative (e, sottolineiamo il plurale) progettuali. In sostanza, entro fine luglio gli esperti (e magari ci sarà qualche calabrese lauretosi al Politecnico) dovranno indicare più soluzioni per il nuovo ospedale. Può essere lo stesso Pugliese, può essere Germaneto (che è Catanzaro, geograficamente) o un'altra cosa sconosciuta. Anche se i tecnici avessero dato la preferenza per Germaneto, una politica sana e razionale, invece di agitarsi, avrebbe dovuto aspettare le indicazioni e poi determinarsi. Per essere più prosaici, anche se fra le opzioni del Politecnico, la preferita risultava quella nelle vicinanze del campus di Germaneto, politicamente, il Consiglio comunale avrebbe potuto dire una cosa diversa (il Pugliese). Invece, un argomento serio come il futuro della sanità delle future generazioni è entrato nel macero della campagna elettorale.
Si è scatenata una folle corsa ad anticipare le indicazioni dei tecnici, come se chi quotidianamente si occupa di buche e sfalcio dell'erba potesse avere un giudizio sensato, nell'anno elettorale, sul futuro della sanità di Catanzaro. Risultato? Si è arrivati a plurime spaccature. Attenzione, non solo fra gli schieramenti tradizionali ma anche all'interno delle stesse coalizioni. Dal centrosinistra al centrodestra. La prossima settimana è atteso un Consiglio comunale che, presumibilmente, sarà parecchio influenzato da queste dinamiche e da queste divisioni. Fermo restando che, politicamente, resta un dato: esiste una deliberazione dell'Assemblea del 2016 che si è espressa pro Pugliese-Ciaccio, all'unanimità meno due. Un solo voto in meno sarebbe un passo indietro.
Rimanendo in ambito politico, nei giorni scorsi ha fatto rumore la scucitura all'interno del Partito democratico. Ma quella ancor più fragorosa è quella di oggi, nell'alveo del centrodestra. Fratelli d'Italia si schiera per la zona nord. E' francamente singolare come il primo partito d'Italia, alleato di Occhiuto in Regione e con due assessori in Giunta chieda conto sulla riconversione del Pugliese. Ma, vista la posizione occupata, invece di qualche plauso pleonistico alle forze dell'ordine per qualche arresto 'ordinario', perché non chiedere per tempo al presidente della Giunta regionale contezza su un argomento così concreto per il futuro della città?
Ma il dato politico è secondario. Purtroppo, la politica 'catanzarese' ha reso secondaria la logica. Fra comitati, FdI, AVS, primari 'eletti' del Pugliese non rispondono mai a una domanda. L'HUB principale della Calabria, deve essere l'ospedaletto della zona Nord della città oppure essere il più raggiungibile possibile ai pazienti di tutte le province della Calabria. Al pronto soccorso e nei reparti, non ci sono solo utenti dello Stadio, Pontepiccolo e Pontegrande ma arrivano dall'intera Provincia, anzi da tutta la Calabria. E, allora, è più facile per i poveri cristi arrivare a Germaneto o in un altro punto della città o al Pugliese. Fermo restando che, l'equivoco di fondo. sono le mura. Il Pugliese non sono le mura o le insegne a viale Pio X ma i randi professionisti che ci lavorano e se lo faranno a una decina di chilometri di distanza, grandi professionisti rimangono. E tralasciamo che, da anni a questa parte, il 55% dei residenti sia fra Santa Maria e Lido. Ma questo sarà sfuggito ai grandi strateghi che hanno gestito il potere e che adesso vogliono ancora influire dopo decenni di insuccessi, pur vivendo a 600 chilonmetri di distanza da Catanzaro.
Ma c'è una cosa ancor più incredibile. Come fanno comitati (a propisito, le 'migliaia' di firme non sono la stessa cosa di messaggi su whatsapp) e partiti a mettere sullo stesso piano interessi economici (quindi le vendite di pizzerie e bar o i valori catastali degli immobili della zona Nord) con il supremo interesse alla salute dei pazienti non di una piccola parte della città, ma dell'intera Calabria? Gli ammalati che arrivano da Soverato, Lamezia, Vibo, Crotone e così via hanno meno diritti di un trancio di pizza o del parcheggio privilegiato di qualche primario del Pugliese? Come si diceva, è questione di logica e di buon senso. La salute non si baratta per una manciata di voti.
(questo intervento rappresenta l'opionione personale del giornalista e non dell'intera testara)
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