'Sulle acque sui rovi', storia di San Francesco di Paola: intervista all’attore Ernesto Orrico

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images 'Sulle acque sui rovi', storia di San Francesco di Paola: intervista all’attore Ernesto Orrico
Ernesto Orrico
  07 gennaio 2022 17:51

di MASSIMILIANO LEPERA

Non manca molto allo spettacolo teatrale “Sulle acque sui rovi. Storia di San Francesco di Paola”, organizzato da AMA Calabria e in programma al Teatro Comunale di Catanzaro per giovedì 13 gennaio 2022 alle ore 21,00. Lo spettacolo, tratto dall’omonimo libro di Vincenza Costantino, è un reading interattivo e coinvolgente, con le musiche a cura di Paolo Napoli e le letture a cura di Manolo Muoio ed Ernesto Orrico. Il testo, già pensato per il teatro, per essere recitato, letto a voce alta tra la gente, non è altro che una accurata narrazione degli episodi più significativi della biografia di San Francesco di Paola, inframezzata appunto da interventi musicali e da quelli di un coro di voci popolari, con un misto di voci che mescolano realtà e leggenda, fede e superstizione, concretezza e immaginazione. Ma andiamo direttamente a intervistare uno dei protagonisti, l’attore Ernesto Orrico, per ascoltare direttamente da lui qualche curiosità in più sullo spettacolo.

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Questo spettacolo che giungerà prossimamente al Teatro Comunale di Catanzaro rappresenta una proposta artistica molto utile alla diffusione della conoscenza di una figura fondamentale per la cultura calabrese, italiana e internazionale, San Francesco di Paola, e lo fa in maniera del tutto originale. Com’è stata pensata la rappresentazione e qual è l’intento del reading inframezzato dalla recitazione?

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"Questo testo da cui prende le mosse lo spettacolo è un testo di narrazione, molto semplice, della vita di San Francesco di Paola, dalla nascita alla morte, e la cosa particolare è che il testo è inframezzato da voci popolari e, man mano che prosegue la narrazione della vita, queste voci popolari fanno un po’ da commento, con l’utilizzo anche del dialetto, che si alterna all’italiano. Si vuole inscenare proprio la situazione reale, come se si fosse all’angolo di un paese, in cui si commenta un fatto riguardante la vita del santo. Anche le musiche sono popolari, a cura del polistrumentista Paolo Napoli, che suona tutti gli strumenti tipici della tradizione, dalla chitarra battente ai tamburi a cornice, passando per gli organetti e quant’altro. Lo spettacolo è accompagnato, sostenuto e inframezzato dal suo “commento” sonoro. È uno spettacolo molto semplice: un reading concerto, che proponiamo ormai da anni, in diverse condizioni e diversi contesti, sia d’estate nelle piazze sia in altre stagioni nei teatri. È un modo per raccontare una storia che in linea di massima è abbastanza conosciuta: i miracoli di San Francesco di Paola, soprattutto in Calabria, sono noti e sono stati tramandati anche familiarmente, sia per i credenti che per i non credenti. Ma questo è altresì un modo per far riscoprire questa figura adeguatamente e approfonditamente".

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San Francesco di Paola è stato un uomo libero, di eccezionale ingegno e attenzione per il prossimo, un uomo che amava raggiungere con le sue azioni e la sua parola quanta più gente possibile. Come è stata interpretata questa straordinaria figura da voi che vi troverete a rappresentarla? Che cosa avete dovuto fare per calarvi nella parte e soprattutto nel contesto dell’epoca?

"La recitazione non è naturalistica e non prevede dunque immedesimazione, proprio per la struttura del reading, a mo’ di racconto. Le stesse voci popolari rappresentano la semplicità, in quanto il popolo può leggere semplicemente un evento straordinario come la santità. Ciò rispecchia anche le intenzioni dell’autrice, che ha scritto il testo rispecchiando la semplicità e sensibilità popolare, che può riguardare anche il nostro passato e quello dei nostri paesi, nonché della nostra tradizione popolare".

San Francesco non aveva timore di mettersi in cammino, a piedi, senza possedere nulla, amando dire di sé e del suo Ordine “siamo pellegrini e forestieri”, e lo faceva camminando e attraversando paesi e città. Un po’ come la vostra compagnia, che attraversa luoghi e città per diffondere questa cultura, questi messaggi. Quali analogie si potrebbero trovare tra l’opera di divulgazione del santo e la vostra divulgazione del suo messaggio e della cultura in generale?

"Il teatro ha proprio questa peculiarità, ovvero quella di trasmettere, di raccontare, di andare in giro, “un po’ come faceva il santo”, con questa interessante analogia, nonostante in questo momento storico un po’ complicato sia tanta la tristezza, in quanto per lungo tempo c’è stata l’inibizione a poter portare in giro e raccontare le nostre storie. Ora si sta nuovamente provando a far ciò, nonostante la fatica e i sacrifici che il momento impone, però, rispetto al mio lavoro e alle mie esperienze posso confermare che è molto bello andare a ripescare delle storie che possono avere un riscontro nel presente. Il fatto stesso che San Francesco muore lontano dalla Calabria, la sua terra, rimanendo in Francia, diventa un po’ metaforico di una questione che ci riguarda da vicino: l’emigrazione. La Calabria, tutt’oggi, è una piattaforma di arrivi e di partenze, ed è questo un tema che mi sta molto a cuore e che ho scandagliato anche in altri lavori passati".

Avete portato già questo spettacolo in diversi luoghi, presentandovi anche dinanzi alle scuole e alle nuove generazioni. Quanto è conosciuto San Francesco di Paola dai giovani e quanto è importante che le nuove generazioni ne comprendano la figura e imparino ad apprezzarne i temi e i messaggi?

"Il teatro per le giovani generazioni è fondamentale: lo incontrano poco e noi cerchiamo, almeno lo facevamo soprattutto quando era possibile, prima della situazione attuale, di entrare nelle scuole e portare i ragazzi fuori a vedere teatro. D’altra parte, in questi anni, il Teatro Ragazzi sta soffrendo anche di più del teatro classico. Da parte mia e dei miei colleghi questo è un interesse primario, quello di stare in mezzo alla gente e portare gente a teatro. Al di là della pandemia, anche prima, è proprio complicato, non avendo un sistema teatrale organico. Per fortuna ci sono tanti organizzatori che si danno da fare e lavorano nei vari territori, però manca un discorso complessivo magari riguardante tutta la regione. Ci auguriamo tutti che si esca presto da questa situazione e che nei prossimi mesi possano succedere cose belle. Allora, forse, si potrebbe ricominciare da lì in maniera massiccia, riportando i giovani a teatro e trovando delle connessioni stabili tra i vari territori e i vari istituti scolastici".

Quanto è importante il teatro per la gente, soprattutto nel delicatissimo periodo che stiamo vivendo ormai da due anni a questa parte? Quali valori e forti sentimenti è in grado di trasmettere per riscattare l’uomo e soprattutto la sua anima?

"Chiaramente, in primis bisogna dire che il teatro è “in presenza”. Bisogna esserci, stare lì, occhi negli occhi, in un luogo che sia aperto o chiuso, ma dedicato a quel momento. Ci deve essere questa sospensione dalla vita quotidiana, sulla scia della catarsi aristotelica. È così storicamente, è un regalarsi reciproco tra il performer e lo spettatore, regalarsi un tempo, regalarsi la condivisione di uno spazio. Purtroppo ciò parrebbe essere ancora molto complicato. Poi avere di fronte una platea con le mascherine è strano, anche se ci stiamo facendo ormai l’abitudine, perché dicono che questa situazione durerà ancora tanto. Dunque si prova a fare sempre tesoro di ciò che accade e andare comunque avanti, senza mai dimenticare l’importanza dei luoghi di cultura, come il teatro".

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