
di FRANCESCO IULIANO
CATANZARO - Stabilizzazione, riconoscimento del lavoro svolto e garanzie per chi resterà fuori dai percorsi di assunzione. Sono le richieste rilanciate dai Tirocinanti di Inclusione Sociale (TIS), che ieri mattina si sono ritrovati nel piazzale antistante gli uffici della Regione Calabria per chiedere risposte sul proprio futuro occupazionale.
A guidare la mobilitazione è stata l’USB Calabria, rappresentata dal coordinatore regionale Saverio Bartoluzzi. La vertenza riguarda una platea di lavoratori che, dopo oltre dieci anni di attività negli enti locali e nella Pubblica amministrazione, continua a non avere una prospettiva occupazionale definita.
“Chiediamo quello che rivendichiamo da anni: la stabilizzazione di tutti i tirocinanti rimasti fuori dagli enti locali”, ha spiegato Bartoluzzi. Secondo il sindacato, il percorso seguito per una parte dei tirocinanti già inseriti negli enti locali presenterebbe inoltre alcune criticità, sulle quali l’organizzazione ha annunciato di avere già avviato vertenze e presentato denunce.
L’USB ha consegnato alla Regione, una settimana fa, un documento contenente una serie di richieste precise. In assenza di risposte, la protesta è destinata a proseguire. “Da oggi e fino a data da destinarsi saremo qui sotto la Regione ogni mercoledì», ha annunciato il coordinatore.
Al centro della mobilitazione non c’è soltanto la questione delle stabilizzazioni, ma anche la condizione economica di chi, dopo anni di tirocinio, continua a percepire somme che il sindacato considera insufficienti. «Parliamo di lavoro, diritti e dignità. A questi tirocinanti, che sono lavoratori a tutti gli effetti, questi diritti non vengono più riconosciuti”.
Bartoluzzi ha quindi richiamato le difficoltà economiche affrontate quotidianamente dai lavoratori. “Si parla di una Calabria eccezionale e stupenda per chi viene da fuori, ma chi ci vive dentro non riesce più a sopravvivere. Abbiamo progetti come Gol che finanziano 3,50 euro l’ora, per circa 300 euro che arrivano ogni due o tre mesi. Nel frattempo, però, nessuno blocca le utenze. Con le bollette e tutti i rincari, la gente non riesce più a pagare”.
Nel mirino del sindacato finiscono anche i continui cambiamenti nelle proposte avanzate ai tavoli istituzionali. “In questi mesi abbiamo ascoltato progetti, idee e lavori da fare, poi al tavolo successivo veniva smentito tutto e proposta un’altra soluzione. Le proposte sono sempre al ribasso. Come non aumentano i salari, diminuiscono anche le proposte. Siamo stanchi”.
L’USB individua quindi due possibili percorsi. Il primo riguarda la stabilizzazione di chi è ancora nelle condizioni di proseguire il proprio percorso lavorativo. Il secondo, invece, è rivolto a chi intende abbandonare volontariamente il tirocinio e prevede, secondo la proposta del sindacato, una buonuscita.
“Non deve essere calcolata sull’età da oggi fino ai 67 anni, ma deve riconoscere il lavoro subordinato svolto negli ultimi 12-13 anni. Chiediamo 54 mila euro per ogni tirocinante che decide di uscire», ha affermato Bartoluzzi.
La cifra, secondo l’USB, corrisponderebbe a quella destinata agli enti nell’ambito dei percorsi di stabilizzazione. «Chiediamo alla Regione che quei 54 mila euro non vengano più dati agli enti locali, ma direttamente al tirocinante che è stato sfruttato”.
Il coordinatore USB ha poi denunciato presunte irregolarità nelle procedure di selezione in alcuni Comuni, facendo riferimento a casi in cui tirocinanti risultati idonei sarebbero stati esclusi. “Abbiamo Comuni dove sono stati bocciati i primi in graduatoria, con prove di idoneità, con la motivazione che non sapevano tagliare l’erba, quando per 13 anni quell’erba l’hanno tagliata”.
Bartoluzzi ha parlato anche di possibili favoritismi nelle selezioni, precisando di non voler generalizzare. “I sindaci sono complici di questa situazione, anzi sono stati i primi promotori. Non sto generalizzando, ma molti si sono adeguati e hanno sistemato le cose come volevano”. Dichiarazioni che l’USB collega alla necessità di garantire procedure trasparenti e criteri uniformi per l’accesso alle assunzioni.
Sul piano numerico, la platea iniziale dei tirocinanti era di circa 7 mila persone, successivamente distinta anche rispetto ai percorsi dei tirocinanti ministeriali. Una parte è stata assorbita dagli enti locali, mentre circa 800-900 persone, secondo i dati forniti dal sindacato, sarebbero state escluse in quanto over 60. Resterebbe quindi una platea di circa mille lavoratori.
“Di questi, 300-350 sono praticamente idonei, ma i Comuni dovrebbero essere obbligati a riassumerli e non vogliono andare avanti», ha sostenuto Bartoluzzi. Secondo il sindacato, una parte di questi lavoratori potrebbe essere stabilizzata, mentre gli altri andrebbero ricondotti ai percorsi di politiche attive.
È proprio questo il nodo che riguarda gli altri circa 540 tirocinanti. «Se si stabilizzano 50 o 100 persone, gli altri si uniscono ai 540 che dovrebbero rientrare nelle politiche attive. Ma queste politiche devono terminare entro il 31 dicembre. Un tirocinio, una formazione, chiamatela come volete: da qui a dicembre. Dopo non c’è nessun futuro in vista”.
Da qui la decisione dell’USB di proseguire la mobilitazione davanti alla Cittadella regionale. “Ci ripeteremo ogni settimana a manifestare qui in Regione Calabria. Altrimenti torneremo sulla Statale 106, nel centro nevralgico di questa Calabria”, ha concluso Bartoluzzi.
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