Tra fondi di caffè e microrganismi: al San Giovanni di Catanzaro lo scarto diventa comunità

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Tra fondi di caffè e microrganismi: al San Giovanni di Catanzaro lo scarto diventa comunità
Da sinistra: Fiorita, Canino, Consiglio, Batalla Junco e Leone

Dal compostaggio di precisione al recupero sociale, Catanzaro promuove con la Spagna e Fondazione con il Sud il progetto “Fertile Rifiuto”. Tra l'arte di Rotella e la terra di Sant'Elia, la risposta concreta allo spopolamento.

  21 ottobre 2026 16:07

di GUGLIELMO SCOPELLITI

Il fondo di tazzina di un bar cittadino, la sansa che resta dopo la molitura nei frantoi, le foglie dell’ulivo e la pellicola che avvolge i chicchi di caffè nelle torrefazioni. Ciò che fino a ieri figurava a bilancio come un costo o un ingombro da smaltire, oggi al Complesso monumentale del San Giovanni cambia nome e segno: si chiama materia prima, si chiama terra da far rinascere. In una parola sola, risorsa. L’iniziativa «Territori che rigenerano: dallo scarto alla risorsa» porta a Catanzaro un’idea di economia circolare lontana dagli slogan astratti, piantando le radici in un’alleanza d’ampio respiro tra il Comune capoluogo, la Fondazione con il Sud e l’Ambasciata di Spagna in Italia.

Non è un vertice formale, né una celebrazione di rito. La mattinata tra le mura dello storico complesso è servita a capovolgere la prospettiva geografica e culturale della Calabria. Come ha ricordato il sindaco Nicola Fiorita, «se proviamo a rovesciare la cartina e la guardiamo dal punto di vista del Mediterraneo, siamo al centro delle cose che accadono». Un’ambizione che parte dall’avvio della gestione del San Giovanni sostenuta dalla Fondazione e trova concretezza proprio nel momento in cui ci si misura con la crisi climatica e lo spopolamento. Il presidente della Fondazione con il Sud, Stefano Consiglio, lo dice con la franchezza necessaria davanti alla platea e ai tanti giovani presenti: «Per troppi anni abbiamo sperato che qualcuno venisse a salvarci. L’esperienza insegna che gli unici a poter cambiare le cose siamo noi. Bisogna passare dalla speranza passiva all’azione, guardando a ciò che c’è invece di deprimerci per ciò che manca».

Da questa consapevolezza nasce la sinergia con la Spagna, rappresentata dalla consigliera culturale e scientifica Caridad Batalla Junco, che sottolinea come la sponda sud dell’Europa condivida i medesimi stress idrici e le medesime fragilità territoriali: «I metodi semplici possono rigenerare la terra. L’agricoltura non è un retaggio del passato, ma un centro di innovazione per i piccoli centri». Lo dimostra l’intervento di Rubén Borge, fondatore di Rockin Soils, focalizzato sull’uso dei microrganismi per restituire vita e sostanza ai suoli impoveriti dal caldo e dalle piogge torrenziali.

 

2d1bb2d7-e3ef-442d-ad14-6f362911ce7a_img_8943.webp

 

La chiave di volta calabrese si chiama «Fertile Rifiuto», progetto avviato dalla cooperativa sociale Dedalo con una rete di partner locali. La responsabile Roberta Canino definisce questa fase come «l’anno della semina»: la sfida è ritirare gli scarti delle filiere produttive locali per lavorarli a Sant’Elia e trasformarli in compost e vermicompost di qualità, generando al contempo opportunità di lavoro per persone in condizione di vulnerabilità. L’inclusione non è un corollario benefico, ma la sostanza stessa dell’impresa, come ribadito dal presidente di Dedalo, Guido Mignolli, che individua nella bellezza condivisa il vero obiettivo della transizione sociale.

I tasselli si compongono in un mosaico coerente che dall’ambiente guarda alla presenza attiva sul territorio. L’assessore alla Transizione ecologica Irene Colosimo inquadra «Fertile Rifiuto» tra le opzioni virtuose che uniscono abbattimento dei rifiuti e coesione sociale, definendola «una classica soluzione win-win che permette di coniugare riduzione degli scarti, inclusività e sviluppo economico». In parallelo, Fabrizio Minnella della Fondazione con il Sud illustra la campagna «Sud Vivo», pensata per valorizzare le quattro leve della rigenerazione — nascere, restare, tornare e arrivare — proponendo un’alternativa concreta allo scoraggiamento e all’isolamento delle comunità locali. In questo contesto la cultura non fa da sfondo figurativo: la visita guidata dall’assessore Donatella Monteverdi alla mostra «Mimmo Rotella MONUMENTALE», curata da Alberto Fiz, riafferma come la materia — stracciata, ricomposta, decollata — sia il mezzo d’elezione per rigenerare linguaggi e spazi della memoria urbana.

 

e9530b0f-24f5-4dd8-9a75-58c00ffebadb_img_8975.webp

 

Nel pomeriggio il racconto si è spostato sul campo, nei locali della fattoria sociale Fabula a Sant’Elia. Tra la restituzione dei primi dati tecnici curata da Catia Viscomi di ABC Agricoltura Biologica Calabria e il laboratorio di compostaggio aperto alla cittadinanza, la teoria ha lasciato spazio alle mani nella terra. È qui che la rigenerazione cessa di essere un concetto e mostra il suo volto reale: un ciclo che si chiude tra la città e la campagna, trasformando il rifiuto di ieri nella fertilità di domani.