Tragedia della Fiumarella 60 anni dopo, il racconto di Sandro: "Aiutai a salvare i compagni caduti giù" (FOTO)

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Tragedia della Fiumarella 60 anni dopo, il racconto di Sandro: "Aiutai a salvare i compagni caduti giù" (FOTO)

  23 dicembre 2021 17:06

di TERESA ALOI

A Montepaone splende il sole. Lì, in quella villetta che guarda al mare, si respira aria di Natale. Il grande abete illuminato, i doni che aspettano di essere scartati, il  piccolo presepe, sono gli stessi da tanti anni. 

Banner

Sono passati 60 anni da quel 23 dicembre quando, alle 7:45, sulla linea delle Calabro Lucane, dal treno si stacca un rimorchio, esce dal binario e precipita da un viadotto terminando la sua folle caduta nel greto del torrente Fiumarella. 71 le vittime, 28 i feriti: dei morti, ben 31 erano di Decollatura, quasi un pezzo di paese cancellato. I ricordi, seppure lontanissimi, tornano a far tremare il cuore. Sono ricordi in bianco e nero: nero, come il piombo dei titoli che, per giorni e giorni, riempirono le cronache nazionali.

Banner

Oggi, Sandro Panucci ha 79 anni. Vive a Montepaone con la moglie, dopo aver dedicato una vita al lavoro. Nel 1961 aveva 19 anni. Viveva a Decollatura - il suo papà lavorava a Soveria Mannelli all'ufficio imposte - e frequentava l'istituto per Geometri a Catanzaro. 

Banner

Di quella mattina ricorda tutto. Quando le immagini scorrono negli occhi e nella mente, la sua voce trema: segno che quella tragedia fa ancora male. Molti di quei morti erano suoi compagni, con cui divideva sogni e speranze. Quel treno su cui viaggiavano ogni mattina era il loro lasciapassare per un futuro non solo sognato. 

Lui  è sopravvissuto.  La medaglia "Premio notte di Natale", di cui è stato insignito il 7 gennaio '62 a Milano, custodita gelosamente nel suo studio accanto alla cartella con su scritto a penna "Fiumarella", glielo ricorda ogni giorno. Le foto dei compagni che non ci sono più, quei sorrisi spalancati sul mondo, immortalati davanti al cancello della scuola: ci sono tutti. O meglio, di loro non restano che ritagli di giornali e foto del disastro.

Quella mattina di 60 anni fa il cielo sopra la Fiumarella era grigio e faceva freddo. L’aria frizzantina che anticipava di qualche ora il Natale entrava sotto cappelli e sciarpe. Nulla, in confronto alla felicità di prendere le vacanze di Natale.

 "Presi il treno a Soveria Mannelli  - ricorda Sandro - ed entrai nella motrice perché era riscaldata: poi, alle varie fermate, gli altri ragazzi salivano e si sistemavano nel carrello". Il destino, a volte, prende le decisioni al posto tuo. 

Resta lì Sandro, pigiato allo sportello con gli occhi incollati al finestrino. "Ricordo la velocità del treno e - spiega -  capii subito che qualcosa non andava". I ragazzi, quei chilometri li conoscevano bene: sapevano dove il treno poteva "spingere" e dove invece doveva rallentare. 

"Ho visto  il carrello oscillare prima a destra e poi a sinistra, senza fare più ritorno: era crollato, si era staccato dalla motrice che, al contrario, si è fermata".

Sono le 7,45 del 23 dicembre del 1961. Sul viadotto della Fiumarella il rimorchio deraglia dal binario e, a causa della rottura del gancio di trazione di tipo tranviario, staccandosi dall'automotrice, precipita nel torrente sottostante dopo un volo di circa 47 metri.

Sandro è nella motrice e qualche attimo dopo è lì accanto a quell'ammasso di lamiere e corpi. "Bisognava far presto per liberare i  ragazzi". Per strapparli alla morte. Il suo impegno, il suo coraggio, la sua generosità, gli varranno quella medaglia custodita come una reliquia. Aiuta i soccorritori a mani nude e poco importa se le acque del torrente sono gelide. "Bisognava solo far presto" riipete più di una volta. 

Sarà quella stessa motrice a fare la spola con l'ospedale per trasferire i feriti. In uno degli ultimi viaggi in quella motrice c'era anche Sandro. "Ricordo che viaggiai con una ragazza che mi teneva stretto a sè. Poi, mi svegliai in ospedale con accanto mio padre". 

Molti dei suoi compagni non c'erano più. Altri, si erano salvati e anche grazie a lui. Altri, ancora, quella mattina lo aspettavo in classe. 

"Si chiamava l'appello come tutte le mattine nella mia classe all'Istituto " B.Grimaldi", quando ci giunse la notizia del disastro. Nella mia classe mancava Sandro Panucci, che arrivava ogni giorno da Soveria Mannelli col trenino.. Sandro si salvò e passò tutto il giorno nella Fiumarella a soccorrere fra grida e pianti i feriti, suoi amici, suoi compaesani, suoi compagni d'Istituto", scrive Lino Palmerino. Un ricordo che ancora oggi fa male al cuore.

 

 

 

 

 

 

 

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner