Tragedia di Capodanno a Crans Montana: Paolo Campolo, l'eroe reggino che ha salvato decine di ragazzi

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Paolo Campolo

  03 gennaio 2026 10:59

Cinquantacinque anni, analista finanziario,  Paolo Campolo  con cittadinanza svizzera originario di Reggio Calabria, è uno degli eroi della strage di Crans-Montana. Ha estratto e salvato decine di ragazzi intrappolati nel bar Le Constellation, ma anche portato fuori i corpi di chi non ce l’ha fatta.

Era a casa, a pochi passi dal locale  quando -  così come racconta in un'intervista rilasciata  al Messaggero - quella che doveva essere una notte di festa è diventata una tragedia.  Ha visto le fiamme incandescenti uscire dalle finestre del bar  e pochi secondi dopo è arrivata la telefonata della figlia Paolina  sana e salva. La sera del 31 dicembre “era tornata da Ginevra e prima di uscire era passata da casa per salutarci. Per colpa nostra ha fatto tardi: in quel locale sarebbe dovuta arrivare già a mezzanotte. Oggi posso dirlo senza esagerare, quel ritardo le ha salvato la vita” racconta. 

La sua, una corsa contro il tempo armato solo di un estintore "Le fiamme non erano più così alte, ma c’era tanto fumo nero, denso, che usciva ovunque. La combustione è stata rapidissima, violenta, durata pochi minuti. Poi si è fermata. Ma dentro non c’era più ossigeno. Ed è quello che ha provocato la strage".  All’esterno ha visto Paolina, immobile, sotto choc, mentre aspettava il fidanzato. "Era dietro la porta. È riuscito a uscire davanti ai suoi occhi. Si è salvato per pochi secondi, ma ora è ricoverato in condizioni gravissime a Basilea con ustioni pesanti". Paolo ha chiamato i soccorsi  nella speranza di riuscure a salvare quanti piu ragazzi possibili.

"Ho cercato di non perdere la testa e ho raggiunto una porta sul retro. Non so se fosse l’uscita di emergenza o di servizio. Si apriva verso l’esterno, ma era bloccata o chiusa dall’interno. Attraverso il vetro vedevo piedi e mani. Corpi a terra. La struttura non aveva ceduto, ma dentro era una trappola. Con un altro soccorritore abbiamo appoggiato un piede alla vetrina accanto e tirato con tutta la forza. Non so nemmeno io come abbiamo fatto, ma ci siamo riusciti".

Da quel varco improvvisato sono usciti i primi ragazzi. "Ci sono caduti addosso diversi corpi. Ragazzi vivi ma ustionati, alcuni coscienti, altri no. Chiedevano aiuto in varie lingue, anche in italiano. Erano molto piccoli".   Un orrore. Una tragedia. Ma anche tanta solidarietà. Come quella dei bar vicini che  hanno accolto i feiriti aiutandoli a respirare. Un'umanità che Paolo non dimenticherà.


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