
Il giovane imprenditore denuncia vessazioni psicologiche continue da parte di una professionista del posto
01 luglio 2026 09:01di TERESA ALOI
In quell’abbraccio, a notte fonda, sulla tangenziale di Catanzaro, c’era tutta la sua gratitudine. Il suo grazie ai poliziotti che gli hanno salvato la vita. Perché lui quello vita l’avrebbe voluta lasciare cadere giù dalla Tangenziale ovest. Troppe vessazioni, troppi post sulla piazza virtuale di Facebook, per screditare il suo locale nel cuore del capoluogo da chi non tollera la gioia di vivere di chi trascorre una serata in compagnia. Al di là di qualche bottiglia e bicchiere lasciati sul marciapiede ma prontamente rimossi dalla nettezza urbana.
Lui è un giovane che come tanti non ha voluto lasciare la sua città e ha investito in un locale. Uno dei tanti nel centro storico dove ritrovarsi per quattro chiacchiere a fine serata. A Catanzaro, come a Milano, a Napoli. In qualunque città che non si vuole lasciare morire.
Il disagio però non viene tollerato da chi abita nelle vicinanze. Una professionista catanzarese. E allora via a fotografie, telecamere che riprendono ogni minuto e registrano ogni parola degli avventori. Foto postate ovunque. Va da sè che il locale piano piano si "svuota" per via di chi sceglie di non farsi riprendere e di non incorrere nelle forze dell'ordine puntualmente sul posto ogni volta che arriva una telefonata in Questura.
Fino a quando, una sera, decide di farla finita. E' esasperato. Stanco. E' un ragazzo, che vede andare in frantumi la sua vita. Arriva sulla tangenziale, scende dall'auto e scavalca la ringhiera. Fortunatamente la polizia viene avvisata da una signora che passava per caso. Quando la polizia arriva, il giovane imprenditore ha già un piede oltre le sbarre. I poliziotti, con grande umanità, raccolgono il suo sfogo. Sono a conoscenza della sua storia. Poche parole, che arrivano dirattamente al cuore. La sua vita è troppo preziosa per lasciarla andare.
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