
«Il mare restituisce corpi, ma non restituisce sogni». A tre anni dal naufragio di Steccato di Cutro, il ricordo delle 94 vittime non può ridursi a un gesto formale o a una commemorazione rituale. «A pochi metri dalla riva si sono spezzate 94 vite: uomini, donne, bambini. Non “clandestini”, non “sbarchi”, non numeri. Persone. Figli. Madri. Padri. Esistenze che avevano attraversato deserti, guerre e fame inseguendo una sola parola: futuro», dichiara il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente.
Per Bruno, la memoria deve tradursi in responsabilità politica. «Da allora abbiamo ascoltato troppe parole e visto poche scelte coraggiose. Le rotte restano pericolose, i soccorsi non sempre garantiscono tempestività e coordinamento adeguati, l’Europa non ha ancora costruito un sistema realmente condiviso ed efficace di gestione dei flussi migratori. E intanto le tragedie si ripetono. Il Mediterraneo continua a trasformarsi in un cimitero, un confine liquido che separa la speranza dalla tragedia».
Il capogruppo di Tridico Presidente sottolinea come l’anniversario imponga un cambio di passo: «La memoria, se vuole essere autentica, deve diventare responsabilità politica. Significa pretendere cooperazione internazionale seria, canali legali e sicuri di ingresso, un sistema europeo che non lasci sole le regioni costiere. Significa investire nei Paesi di origine e contrastare davvero i trafficanti di esseri umani, ma allo stesso tempo affermare un principio non negoziabile: in mare ogni vita va salvata».
«Cutro non è stata solo una tragedia, è stata uno spartiacque morale», conclude Bruno. «Ci ha messo davanti alla fragilità di chi fugge e alla fragilità delle nostre risposte. Se non trasformiamo quel dolore in decisioni concrete, continueremo a commemorare vittime che potevano essere salvate. Ricordare oggi significa scegliere da che parte stare. Dalla parte della vita. Sempre».
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