
di CATERINA MURACA
Un paese che cambia volto con il passare dei decenni, ma che resta imprigionato nelle proprie tradizioni più profonde. È questa l’atmosfera che attraversa “Seppellitemi qui!”, il nuovo romanzo di Vinicio Leonetti, protagonista della presentazione alla Libreria Coriolano.
L’opera si muove tra noir, racconto storico e suggestioni popolari, accompagnando il lettore all’interno di una comunità arbëresh della Calabria lungo un arco temporale di quasi novant’anni. Dagli anni del dopoguerra fino all’epoca contemporanea, il romanzo mostra la lenta trasformazione di un piccolo paesino immaginario del Sud: arrivano le automobili, il cinema, la radio, cambiano le abitudini e il ritmo della vita quotidiana, ma il paese continua a custodire gelosamente il proprio dialetto, i riti antichi e una visione del mondo sospesa tra fede e superstizione.
Al centro della storia c’è Elvira, figura femminile intensa e tragica, segnata per tutta la vita dalla perdita dell’uomo amato. Una relazione vissuta clandestinamente e interrotta troppo presto dalla morte, che diventa il filo invisibile dell’intero romanzo. Da quel momento, il desiderio di essere sepolta accanto a lui, da qui il titolo, un grido "Seppellitemi qui!" presente già nelle prime pagine, accompagnerà ogni scelta della protagonista, trasformandosi in una sorta di promessa mai abbandonata.
La copertina del libro richiama in maniera simbolica il percorso interiore di Elvira. Il volto raffigurato è quello di una ragazza di Lamezia Terme che ha collaborato con l’autore prestando la propria fotografia. Le linee dorate che attraversano il viso evocano l’attività svolta dalla protagonista all’interno del romanzo: restaurare oggetti danneggiati unendo i frammenti spezzati e lasciando volutamente visibili le crepe, impreziosite dall’oro. Un richiamo evidente alla tecnica giapponese del kintsugi, secondo cui ciò che si rompe può rinascere conservando le tracce della propria ferita.
Ma il libro non si limita alla dimensione sentimentale o simbolica. La trama assume progressivamente i contorni del mistero: ogni persona che riceve indietro gli oggetti restaurati da Elvira finisce infatti vittima di morti inspiegabili e violente. Un dettaglio che trascina la protagonista dentro una spirale di inquietudine e la porta a confrontarsi con una magara, figura legata alle antiche credenze popolari calabresi.
Leonetti intreccia così memoria collettiva, folklore e tensione narrativa, costruendo un racconto che affonda nelle radici culturali arbëresh senza rinunciare agli elementi del mistero. “Seppellitemi qui!” diventa allora non solo un noir, ma anche una riflessione sull’identità, sull’attaccamento alla terra e sul peso che il passato continua ad avere nelle vite di chi resta.
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