Una scuola a misura di studente, l'intervento di Policaro

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  08 maggio 2026 17:08

Da uomo di scuola e da sindacalista, abituato per lunga consuetudine a misurare il peso delle parole con quello, assai più severo, dei fatti quotidiani, ho letto con attenzione l’intervista della Dr.ssa Loredana Giannicola, Direttore Generale dell’USR Calabria. E debbo dire che, tra i molti aspetti degni di nota, uno soprattutto mi pare meriti d’essere colto ovvero il mutamento di prospettiva con cui oggi si guarda alla scuola calabrese.
Non più, o non soltanto, il lessico stanco dell’“emergenza”, buono spesso ad alimentare rassegnazioni e luoghi comuni, ma l’idea più seria e più difficile di una costruzione consapevole, quella di un sistema educativo più equo, inclusivo, stabile. È, a ben vedere, un passaggio culturale prima ancora che amministrativo. Perché la Giannicola sembra suggerire che il miglioramento autentico non nasca dagli interventi episodici, dalle improvvise stagioni dell’entusiasmo, ma da una visione strutturale e duratura, capace di sedimentarsi nel tempo come accade alle cose che hanno radice e non soltanto apparenza.
E qui mi pare stia il punto più interessante dell’intervista. Chi vive la scuola sa bene che i numeri, pur necessari, raccontano solo una parte della verità. Certo, il calo della dispersione scolastica dal 19% al 9,7% rappresenta un dato importante, persino impressionante nella sua nettezza statistica. Ma altrettanto vero è che dietro quelle cifre vi sono ragazzi concreti, paesi interni, famiglie fragili, solitudini educative che non entrano nei grafici e tuttavia decidono spesso il destino di una comunità.
Per questo ho trovato particolarmente significativa l’idea di scuola che emerge dalle parole della Giannicola, una scuola capace di riconoscere la singolarità degli studenti, di sottrarli all’anonimato delle percentuali e di restituire valore alle relazioni educative, che restano, nonostante le mode pedagogiche e i burocratici furori del nostro tempo, il vero cuore dell’esperienza scolastica.
Positivo mi pare anche il giudizio sulle iniziative di Agenda Sud, che, almeno da quanto si comprende, non hanno funzionato soltanto come strumento di finanziamento, ma come occasione per riattivare territori, laboratori, percorsi espressivi, energie talvolta sopite. E il fatto che tali esperienze abbiano raggiunto anche le aree interne della Calabria assume un significato che va oltre il dato tecnico perché è il segno concreto di un tentativo di ridurre distanze antiche, geografiche e sociali insieme.
Vi è poi un altro aspetto che considero degno d’apprezzamento, il tentativo di restituire alla Calabria un’immagine meno convenzionale e più veritiera. Non soltanto terra di criticità e ritardi, secondo una narrativa pigra che troppo spesso ha fatto comodo a molti, ma anche luogo di resilienza, di capacità innovativa, di intelligenze operose. E questo non è elemento secondario, perché le comunità finiscono col vivere anche dentro le rappresentazioni che vengono fatte di esse.
Da queste riflessioni emerge, dunque, un modello credibile di miglioramento, fondato sulla responsabilità diffusa, sull’attenzione alla persona e sul rapporto necessario tra scuola e territorio. Un’esperienza che potrebbe offrire spunti utili anche ad altre realtà del Paese, spesso più ricche di mezzi ma non sempre altrettanto consapevoli del valore civile della scuola.
Non resta, allora, che complimentarsi con la Dr.ssa Loredana Giannicola per la lungimiranza e la misura con cui sta accompagnando questo percorso.
Qualità che, nella scuola, finiscono talvolta coon l'apparire rare proprio perché richiedono equilibrio, misura e pazienza quotidiana. Ed è anche per questo che risultano particolarmente apprezzabili.
Giovanni DS  Policaro ,già segretario generale regionale della Cisl Scuola Calabria


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