Vecchio e 'ricco' contenzioso sulla depurazione fra Comune e privato: la prossima settimana l'udienza in Appello

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  10 gennaio 2026 19:49

Nuovo capitolo della florida saga dei contenziosi fra Comune e ditte. Fra pochi giorni, esattamente il prossimo 14 gennaio, dopo alcuni rinvii si celebrerà l’udienza in Appello che vede contrapposti Palazzo De Nobili e SIGE. Chi è SIGE? Una società che nel 2007, nel 2008 e per i primi mesi del 2009 ha effettuato interventi di manutenzione straordinaria al depuratore di Catanzaro per un ammontare di circa 350 mila euro. Da dove è nata la contesa? Che, nonostante impegni di spesa e fatture recapitate al Comune, la cifra non è stata corrisposta. Una vicenda che si è imbarbarita, dopo i primi tentativi di conciliazione, dal 2012 in avanti. 

Quasi tre lustri di decreti ingiuntivi, conditi dalla sentenza di primo grado che ha dato ragione al privato. Alla città interessa, eccome, perché oltre al montante si possono aggiungere sanzioni e interessi. In sostanza, si può arrivare all’astronomica cifra di circa 900 mila euro. Soldi che potranno essere ‘riscossi’ solo a partire dal secondo grado. Per questo, il passaggio in Appello diventa molto importante. La Nuova Calabria ha affrontato più volte la vicenda ospitando in studio Francesco Carlone, delegato dalla SIGE (tecnicamente ed economicamente) e, in quanto titolare, dell’IDC (società che è andata in stand by proprio nel 2012) vanta pro quota, il 60%, il credito ‘contestato’. 


E’ vero che ormai siamo alla fase della guerra in tribunale, ma lo è altrettanto che fino a pochi mesi si sono tentate ulteriori mediazioni. Il privato per ottenere una parte del credito, il Comune per evitare un (nuovo) potenziale debito fuori bilancio. Per la verità, l’iniziativa è arrivata lato privato. Il legale della SIGE aveva inviato una missiva al Comune lo scorso 29 settembre. Alquanto brutale la replica, arrivata il 2 ottobre, del settore Avvocatura. “Ogni determinazione in ordine ad una eventuale definizione bonaria della vertenza è di competenza del settore Gestione del territorio, quale centro di costo competente in materia”. Tradotto: se c’è un debito verso la società me lo deve dire il mio settore.

Nella risposta dell’Avvocatura si legge ancora: “Non sono specificati i termini della prospetta definizione bonaria, rendendo pertanto impossibile qualsiasi valutazione e decisione in merito”. Questo e altri passaggi analoghi hanno fatto scattare la molla. In risposta, il privato ha inviato un dossier documentale con tutte le precedenti richieste. Risultato? Nulla, poi è calato il silenzio. Per la verità ci sono stati anche incontri informali ma, come immaginabile, l’esito è stato tutt’altro che ‘conciliante’. Piuttosto, il contrario. Dunque, si aspetta la prossima udienza e di capire se ci sarà una nuova zavorra per le casse comunali.


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