Verbalizzava falsi incidenti, il Tar conferma la sospensione di un comandante dei carabinieri

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Carabinieri, foto di archivio
  26 ottobre 2022 18:34

di PAOLO CRISTOFARO

Una sentenza del Tar (presidente: Giancarlo Pennetti; estensore: Arturo Levato) conferma i provvedimenti adottati dall'Arma dei Carabinieri nei confronti un comandante di stazione accusato "di aver formato, nell'esercizio delle sue funzioni e nell'interesse di altri soggetti, atti pubblici ideologicamente falsi nei quali asseriva falsamente di essere intervenuto sul luogo di presunti sinistri stradali e di aver constatato i danni [...] al fine di far conseguire a terzi il profitto del reato di frode in danno di compagnie di assicurazione." Queste le motivazioni, supportate da una sentenza di condanna di primo grado, emessa dal Tribunale di Crotone, che hanno spinto il Comando a provvedere ad una proroga della già adottata misura della sospensione precauzionale dall'impiego

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Il provvedimento di proroga della sospensione dal servizio, adottato dall'Arma, è stato avversato dall'interessato, che sosteneva la presunta assenza di motivazioni tanto gravi da doverne compromettere la possibilità di rientro a lavoro. Tentativi di difesa, presentati dal militare il 22 settembre 2021, che ora il Tar non ha ritenuto sufficienti, respingendo il ricorso contro l'Arma e il Ministero della Difesa, dopo che già il Consiglio di Stato aveva respinto la richiesta di tutela interinale. "Occorre premettere che l'esponente è stato condannato (in via non ancora definitiva) dal Tribunale di Crotone alla pena di 3 anni e 8 mesi per i reati di falsità ideologica commessa da Pubblico Ufficiale in atti pubblici aggravata", scrivono in giudici nel dispositivo di sentenza. 

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Il Tribunale Amministrativo ha sottolineato che "in caso di conferma della condanna per il delitto di falso verrebbe applicata al ricorrente la pena accessoria della rimozione, nonché la perdita del grado, essendo lo stesso inoltre imputato per reati gravi dai quali essa può derivare". Insomma, per il Tar sussistono tutti i presupposti per non annullare il decreto di sospensione ratificato dal Ministero, considerando in aggiunta che dal giudice penale il militare in questione è stato definito "l'artefice, il tassello fondamentale dell'impresa illecita." Impresa che avrebbe visti coinvolti anche membri della Polizia Municipale, che con lo stesso redigevano verbali con attestazioni false.

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