
Una norma “iniqua, sproporzionata e discriminatoria” che colpisce esclusivamente i professionisti. È questa la netta presa di posizione dell’Avvocatura del Distretto di Catanzaro, che, nella giornata di ieri, ha chiesto formalmente (previa comunicazione) al Governo l’immediata abrogazione dell’art. 48-bis, comma 1-ter, del d.P.R. 602/1973, introdotto dalla legge n. 199/2025.
L’iniziativa è stata promossa dall’avv. Vincenza Matacera (Presidente dell’Ordine Distrettuale degli Avvocati di Catanzaro), insieme ai Presidenti degli Ordini forensi del distretto: Claudio De Luca (Cosenza), Nicoletta Bauleo (Castrovillari), Giuseppe Gallo (Crotone), Francesco De Luca (Vibo Valentia), Gianfranco Parenti (Paola), Giuseppe Pandolfo (Lamezia Terme), nonché dal Consigliere Nazionale Forense Antonello Talerico.
Al centro della contestazione v’è una disposizione che, dal 15 giugno 2026, consentirà alla Pubblica Amministrazione di versare direttamente all’agente della riscossione i compensi dovuti ai professionisti, anche per importi inferiori a 5.000 euro e in presenza di debiti fiscali di qualsiasi entità.
Secondo i firmatari, si tratta di una misura che introduce una palese disparità di trattamento: mentre gli altri contribuenti, inclusi i dipendenti pubblici, beneficiano di soglie minime e tutele, i professionisti rischiano di vedersi sottrarre integralmente i propri compensi, senza alcuna garanzia.
“Il compenso professionale è lavoro, non un credito qualsiasi”, sottolinea l’Avvocatura, evidenziando come la norma consenta una forma di riscossione automatica e potenzialmente totale, anche in presenza di debiti di modesta entità o contestati.
Forti le criticità anche sul piano costituzionale poiché la disciplina violerebbe i principi di uguaglianza, proporzionalità e tutela giurisdizionale, incidendo direttamente sul diritto di difesa e sull’equilibrio del sistema.
Particolarmente allarmante è l’impatto sul patrocinio a spese dello Stato, dove il rischio è quello di disincentivare l’assistenza legale ai cittadini meno abbienti, compromettendo l’effettività del diritto di difesa.
Da qui la richiesta da parte dell’Avvocatura del Distretto di Catanzaro al Governo di un intervento urgente: l’abrogazione della norma o, in subordine, una profonda revisione che ripristini soglie minime, introduca garanzie analoghe a quelle previste per stipendi e pensioni e tuteli i compensi legati al gratuito patrocinio. L’Avvocatura avverte: senza correttivi immediati, la norma è destinata a sollevare rilevanti questioni di legittimità costituzionale.
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