Vibo Valentia, dissequestrato oltre 1 milione di euro all'imprenditore Restuccia

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Il tribunale di Vibo Valentia
  25 luglio 2019 18:17

di EDOARDO CORASANITI

Il Tribunale della libertà di Vibo Valentia (presieduto daTiziana Macrì) ha annullato il sequestro preventivo nei confronti della ditta “Restuccia Vincenzo Costruzioni”, per un valore di oltre 1 milione di euro.
Il giudice ha accolto l’istanza dell’avvocato catanzarese Valerio Murgano, il quale ha dimostrato l’infondatezza del provvedimento alla base.

Quest’ultimo (che prevedeva un sequestro totale di 5 milioni di euro a carico anche di altre società) è stato disposto a seguito delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Vibo Valentia (nucleo Polizia Tributaria e valutaria) nell'ambito di un procedimento penale  davanti al giudice dell’udienza preliminare di Vibo Valentia a carico di Restuccia e di altri 4 imputati.
Sono accusati, a vario titolo, di aver posto una serie di condotte di falso in atto pubblico, truffa ai danni dello Stato, frode nella pubblica fornitura ai danni dell'Amministrazione provinciale di Vibo Valentia in merito alla progettazione e costruzione di una infrastruttura pubblica e, dunque, l'asse di collegamento rapido tra le località di Rosarno e Pizzo Calabro (opere di adeguamento della strada panoramica Rosarno-Nicotera-Ioppolo-Tropea-Pizzo (cd strada del Mare).

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La curatela fallimentare (dove i curatori sono gli vvocati Maria Caterina Inzillo e il dottor Vincenzo Minuto), quindi, avrà così restituita la somma di denaro sequestrata oltre tre anni fa alla società in Bonis.

Fondamentale per il risultato è la tesi difensiva di Murgano, che divide la sua tesi difensiva in due profili: il primo è il sequestro finalizzato alla confisca,  secondo cui “il patrimonio, oltre ad essere di natura lecita - in quanto proviene da azioni di recupero del credito societario - appartiene ad un soggetto giuridico diverso dall’imputato, dotato di autonomia patrimoniale perfetta”. E ancora: “I beni sequestrati al concordato preventivo della “Restuccia Vincenzo Costruzione srl” non sono mai stati considerati profitto diretto delle condotte di truffa contestate all’imputato e che, la predetta società, non è mai stata qualificata quale schema fittizio utilizzato dagli indagati per commettere reati”.

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Un altro aspetto cruciale è il fatto che “manca qualsiasi collegamento funzionale con i fatti incriminati”. E’ sempre il denaro al centro della vicenda che, però, proviene solo “da debitori sociali, totalmente estranei ai fatti”. Murgano evidenzia come “la somma di denaro sottoposta a sequestro alla società e mancando, peraltro, uno specifico provvedimento cautelare che la colpisca.

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Il denaro sequestrato non costituisce (neanche indirettamente) prezzo o profitto dei reati contestati, essendovi prova certa della sua provenienza lecita e, soprattutto, non è mai stato nella disponibilità dell’indagato/imputato”.

La tesi sembra fare effetto e trova l’accoglimento del giudice Macrì, che ha dissequestrato la somma. 

 

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