Vibo Valentia. Il ruolo dei media e gli stereotipi sulla Calabria: al Festival Leggere&Scrivere le idee su come ribaltare il paradigma

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  27 ottobre 2021 12:40

È davvero impossibile che in Italia possa affermarsi una narrazione della Calabria che separi i fatti dagli stereotipi? Si è aperta con questo quesito la seconda giornata del Festival Leggere&Scrivere di Vibo Valentia. Un interrogativo affrontato nel corso dell’incontro dal titolo “La Calabria nell’informazione nazionale: ribaltare il punto di vista”, su cui si sono soffermati il giornalista di Repubblica e scrittore Giuseppe Smorto; il direttore editoriale di LaC e direttore generale di Pubbliemme Maria Grazia Falduto; ed i giornalisti Paola Bottero e Alessandro Russo, quest’ultimo direttore di SUDeFUTURI magazine.

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Prendendo spunto dalle riflessioni di Smorto contenute nel suo libro “A Sud del Sud”, si è così articolata una interessante discussione sul ruolo della Calabria nei media e sul ruolo dei media nel dipingere una Calabria troppe volte marchiata con etichette. Emblematico un aneddoto raccontato da Russo: «Quest’estate il sindaco di Venezia è venuto in vacanza nella jonica, ed alla domanda su cosa l’avesse colpito della Calabria ha risposto: ah, mi hanno fatto lo scontrino ovunque. Come se qua fosse normale il contrario, come se fossimo tutti impostori ed evasori».

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 La Falduto ha raccontato ai ragazzi degli istituti superiori vibonesi presenti in sala la sua storia personale, dagli studi compiuti a Milano alle prime esperienze lavorative al Nord, fino alla creazione del network calabrese LaC Tv. «È necessario partire da noi stessi e dai nostri comportamenti per invertire l’immagine, e per raccontarci in maniera differente. In tutto questo - ha aggiunto il dg di Pubbliemme - le nostre eccellenze giocano un ruolo fondamentale, solo se pensiamo in grande possiamo imporre una nuova narrazione calabrese, ed è quello che intendiamo fare col network LaC».

Paola Bottero, piemontese di nascita e «calabrese d’adozione», ha evidenziato la grande contraddizione di una terra che «ti entra dentro, ti ama ma allo stesso tempo ti respinge». E dunque come fare? «Forse - ha affermato la Bottero - dovremmo cercare di guardarla uscendo e rientrando, capendo con distacco ciò che non va, iniziando a risolverlo e poi a raccontarlo».

Una strada forse obbligata ma di certo non facile, come ha avuto modo di sottolineare Smorto. «A volte - ha aggiunto il giornalista e scrittore - ci imbattiamo in miopia e campanilismo che frenano la nostra crescita. Si ha difficoltà a fare rete, e spesso è la politica a mettersi di traverso». A supporto della tesi, l’autore di “A Sud del Sud” ha raccontato della partnership tra le Università di Cosenza e Catanzaro, che hanno fuso le loro eccellenze per creare la facoltà di Medicina informatica. «Ebbene, subito sono nate scaramucce su chi stesse “rubando” i cervelli, e le facoltà, a chi. Fortunatamente i rettori hanno tirato dritto ed ora abbiamo questo corso di laurea all’avanguardia».

È evidente, ha concluso Russo, che «servirebbe una contro-narrazione di verità per ribaltare il paradigma. Noi siamo orgogliosi di essere calabresi, anche se i media nazionali continuano a considerarci come la Cenerentola». È giunto il momento - la conclusione unanime - di cambiare punto di vista. E fare finalmente, anche nella comunicazione, quel salto di qualità necessario ad abbandonare per sempre gli stereotipi sulla Calabria.

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