Villaggio Mancuso conquista i turisti: la sua storia raccontata in quattro lingue

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  13 settembre 2026 19:29

Sta suscitando interesse e curiosità la storia di Villaggio Mancuso, piccolo centro turistico situato nel cuore della Sila catanzarese, meta di intellettuali e artisti provenienti da ogni parte del mondo.Ad appassionare i visitatori, alcuni pannelli scritti in italiano, inglese, francese e tedesco, che raccontano la nascita di questo borgo, ritenuto un luogo cult del turismo calabrese. In molti chiedono ora la creazione di uno sportello informativo che possa soddisfare la curiosità dei visitatori con notizie di carattere culturale, storico e artistico.

Fino a pochi anni fa, i villeggianti della Sila Piccola hanno avuto modo di conoscere e apprezzare le bellezze naturali di questo fiabesco borgo silano, ricco di tradizioni artistiche e gastronomiche, ma non tutti ne conoscevano la storia. Circa quattro anni fa, la storia del villaggio è stata finalmente offerta ai visitatori grazie a un grande pannello installato al centro del borgo, recante un testo della scrittrice Antonietta Vincenzo, che ha raccontato la vicenda con il suo inconfondibile stile raffinato e coinvolgente. Il racconto di Antonietta Vincenzo, tradotto in diverse lingue, riscuote sempre grande apprezzamento tra i turisti, che si intrattengono volentieri a leggere la storia del fondatore Eugenio Mancuso, esempio di intraprendenza e creatività imprenditoriale.

Una storia che la penna della Vincenzo presenta quasi come una fiaba, come un romanzo breve, riportando, però, fedelmente fatti, date e luoghi che ritroviamo anche nei documenti ufficiali pubblicati da storici ed esperti del settore. Come l’articolo pubblicato su Eikonocity da Angela Quattrocchi, architetto, ricercatrice e professoressa aggregata presso il Dipartimento Architettura e Territorio dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Nell’articolo dal titolo “Paesaggi montani del Sud Italia nel Novecento - Il Villaggio turistico Mancuso: dal legno all’opera muraria”, l’autrice scrive: “L’integralità del paesaggio boschivo della Sila Piccola comprende la conservazione di questo patrimonio naturale assieme alle sue interrelazioni con quello antropico, in funzione di un equilibrio dell’intero ecosistema. Nella Sila tavernese è ancora oggi esistente, seppure parzialmente modificato, il complesso turistico chiamato Villaggio Mancuso, interamente realizzato in opera lignea autoctona a partire dal 1929 dall’imprenditore Eugenio Mancuso. In un precedente studio [Quattrocchi 2021] è stato delineato il difficile contesto territoriale e sociale agli albori dell’offerta turistica in Sila e descritte le fasi di impianto, realizzazione e sviluppo del Villaggio Mancuso, inaugurato il 16 agosto del 1931. (...) L’impresa fu avviata da Eugenio Mancuso nel 1925 con l’intento di ospitare in estate pochi amici in alcuni ricoveri provvisori nel bosco, in prossimità di una delle segherie di proprietà; qualche anno dopo assunse una diversa fisionomia, quando Mancuso avviò le pratiche per avere in concessione dei suoli edificatori nel fondo demaniale Monaco e in quelli limitrofi della foresta”.

Dal sogno di un pioniere alla curiosità dei turisti di oggi, il cerchio si chiude. Quei pannelli multilingue non sono semplici cartelli informativi, ma il ponte ideale tra memoria e futuro: restituiscono dignità storica a un luogo che ha fatto la storia del turismo montano nel Sud e, al tempo stesso, rispondono a un’esigenza concreta e moderna. La richiesta di uno sportello informativo permanente, che oggi si leva con forza da Villaggio Mancuso, dimostra una cosa sola: quando la storia viene raccontata bene, con rigore e con cuore, la gente si ferma, legge e si innamora. E forse, è proprio da qui che deve ripartire la rinascita culturale e turistica della Sila.