Vincenzo Speziali: "La polemica di Tassone contro Letta e lo stile a cui attenersi"

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images Vincenzo Speziali: "La polemica di Tassone contro Letta e lo stile a cui attenersi"

  09 dicembre 2021 20:39

di VINCENZO SPEZIALI 

Da giorni si assiste ad una reiterata polemica unilaterale, ovvero quasi provocatoria e strumentale, fino a scivolare -nella migliore delle accezioni- dentro la costernazione, che addolora chi conosce fatti, uomini e cose, pure in virtù di una comune militanza del passato, in seno alla Democrazia Cristiana.

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Chiaramente, mi riferisco al profluvio dichiarandi dell'amico On. Mario Tassone, Segretario Nazionale del Nuovo CDU, nei confronti di un altro mio amico (a cui sono affezionato, sin dai tempi della gioventù!), cioè dell'On. Enrico Letta, lui si Segretario Nazionale di un Partito (sebbene non, certamente, quello del sottoscritto) e precisamente del PD. Tanto per sgombrare il campo e non apparire sminuenti verso Tassone (per me amabile come un elfo natalizio, ma non tutti devono pensarla alla mia affettuosa maniera) sono certo che Enrico, conoscendolo, a fronte di queste "punture di spillo" non ha perso né il sonno, né il tempo, non dico per replicare, ma anche per leggere tale fiume di parole (da non confondersi con il titolo della celebre canzone dei Jalisse), anche se la tal cosa lascia un sapore acre, in chi ricorda la fine della casa comune, la DC appunto, oltre che le scissioni sopravvenute, dal PPI in poi.

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Certo sulle impostazioni ideologiche, sulle analisi culturali, sulle scelte tattico strategiche (circa le alleanze indotte e imposte dal malefico maggioritario e dal maleficio che se discende), si può discutere e potrei ritrovarmi nelle posizioni di Mario, però il continuo livore, la malcelata furia rabbiosa, ripetitiva, cantilenante e giaculatoriesca, no: trovo essa come l'abbaio alla luna (per essere desolantemente eufemistici), il quale svilisce una storia bella e importante -dal punto di vista politico e istituzionale- come quella che ha avuto l'On.Tassone, non ritrovandomi incredulo, come malignamente sostengono certuni, che vi sia riuscito, poiché so che l'uomo almeno si applica e ha tentato sempre di farlo (che ci sia riuscito o meno, ciò è variabilmente interpretativo).

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Enrico è un grande signore, una persona preparata, uno studioso rigoroso, un politico fine, uno statista credibile, un uomo perbene, un politico di razza, tanto che per attitudini sembrerebbe lui il pupillo di Arnaldo Forlani, che come tutti sanno, invece, sono stato e rimango io -il quale a mia volta potrei essere assimilato per dinamiche caratteriali a Beniamino Andreatta, "soffiando" perciò il posto ad Enrico, ma nessuno dei due penserebbe a tale scambio di ruoli- eppure ci si trova in una simile, paradossale e triste situazione.

Soffro per uno "spettacolo" siffatto, perché da parte di Mario si vuole incalzate con argomenti -o apparentemente tali- una vis polemica prendendola da prima della fine del secolo scorso, la quale però risulta, ai più, funzionale non alla politica odierna, bensì alla critica personale, tra l'altro fondata su un substrato di apparente invidia, che spesso lo porta a "stuzzicare" persino Draghi e a definirlo Lord Protettore (altro che non perderà il sonno).

Potrò sbagliare -e me lo auguro fortemente- ma l'augurio è che il mio amico Mario riconduca il tutto all'esistente, analizzato e proposto in base all'attualità, contrassegnata da freddezza analitica e non dalla coazione a ripetere, ossessiva e svilente, per di più facendo in modo di ancorare ogni cosa ad un principio di sano realismo proporzionalconcretistico, inteso come rapporto di forza parlamentare (che il PD possiede e il CDU non risulta avere) e di evidente agibile coevita`.

A tal proposito consiglierei, sommessamente, essendo il sottoscritto, in virtus legibus actualis, nel campo alternativo al centrosinistra, che l'On. Tassone (anch'esso, teoricamente, nello stesso schieramento), concorresse -per la storia che, se non altro, io continuo a risconoscergli- a semplificare la nostra area, abbandonando il non "splendido isolamento" (per parafrasare, con ironia, quello dell'Impero Britannico), in ossequio alle "freschezze" contemporanee della nostra migliore tradizione e alla basilare real politik, così, semplicemente.

 

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