Violenza sulle donne. "Il mio inferno di insulti, calci e pugni durato 12 anni": il racconto di chi è riuscita a dire basta

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images Violenza sulle donne. "Il mio inferno di insulti, calci e pugni durato 12 anni": il racconto di chi è riuscita a dire basta
donne e violenza domestica
  18 settembre 2021 11:52

di TERESA ALOI

Storie di violenza  e di coraggio. Storie di amore, passione ma anche di grande sofferenza. Storie di donne, professioniste, mamme che lottano per riprendere in mano la loro quotidianità fatta di piccoli gesti, rassicuranti gesti. Perché ci vuole tanta forza per riuscire ad allontanarsi da quel “mondo” fatto di insulti, minacce, botte causate da mariti e compagni.

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Lei è Carla (il nome è di fantasia per proteggere la privacy), è catanzarese, ma potrebbe chiamarsi Maria, Giovanna, Rosa. Perché la sua, è una storia comune, eccome, a tante altre. Cambiano le botte, i contesti familiari, gli insulti, ma la sostanza è sempre la stessa. 

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Il matrimonio, quello della favola, quello sognato da bambina, con il velo e la lacrime che velano gli occhi nel giorno che per una ragazza di 19 anni è il più bel giorno della vita, arriva nel nel 2007 dopo un anno e mezzo di fidanzamento.

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"Lui è gentile - racconta Carla -  mi faceva sempre regali, mi metteva al centro dell’attenzione. Ogni volta che pranzavamo o cenavamo in un ristorante prendeva il tovagliolo, ne componeva un fiore e me lo porgeva.  Non ha mai guardato altre donne, nella sua testa e nel suo cuore c'ero sempre e solo io".

Una favola. Già, fatta di gentilezza, accortezza, carinerie. Lei, una ragazzina, lui, di qualche anno più grande. 

"Mi ha fatto innamorare sin da subito" ricorda Carla. Lei, con una situazione "particolare" alle spalle, cresciuta in tutta fretta, con quell'infanzia sfuggita di mano  e la voglia di crearsi una sua di famiglia. Un marito da aspettare a casa, con cui divedere gioie e dolori, con cui superare i momenti bui ma anche gioire delle cose belle. E un figlio, desiderato per cementificare la coppia.   

"Il primo mese di matrimonio è cominciato a cambiare. Ricordo di aver messo in funzione la lavatrice alle 16 di pomeriggio. Da lì, le prime avvisaglie. Insulti e parolacce perché che gli dava fastidio il numero".

Non capiva Carla. Del resto è difficile capire perché l'uomo che hai sposato si comporti così appena pochi giorni da quel giuramento di amore e rispetto fatto davanti a Dio.  

Le cose peggiorava quando nasce il bimbo tanto desiderato. " I pianti  gli davano fastidio. Ogni cosa gli dava fastidio e io non vedevo l’ora che il bimbo crescesse così che  lui la smettesse. Perché diventava una tragedia anche lavare e vestire il piccolo se questo comportava un ritardo di solo qualche minuto". 

Dodici anni di inferno. E nessuno aiuto. Le botte arrivano "puntuali" dopo gli insulti. Un'unghia spezzata, una tirata di capelli, un pugno, un calcio. Poi, nel 2014 la spinge giù per le scale. 

L'aiuto, grazie ad  un’Associazione è datato 2015. Inizia un percorso di coppia per rinsaldare il matrimonio. O quello che resta di quell'unione.  Ed è lì che lui si mostra per come è: soffre di disturbi psichiatrici. Al Centro di salute mentale  andrà una volta al mese durante i quali alternerà momenti di serenità ad attimi di violenza. "Faceva finta di prendere i farmaci - ricorda Carla - le pillole, o le sputava, o le trovano sotto il divano e quando glielo facevo notare mi minacciava di non dirlo ai dottori altrimenti mi avrebbe picchiata". 

La denuncia, quella davanti ai carabinieri, arriva nel 2019. E non è per l'ennesimo pugno o calcio, o insulto a lei,  ma perché quella volta  "tocca" al bambino. 

E' dicembre. Nelle case si aspetta il Natale. Sono le 23 quando Carla "vestita" di lividi e graffi bussa alla caserma dei carabinieri. Da lì, in ospedale (i medici le referteranno 15 giorni di prognosi)  mentre lui anche davanti ai militari non smette di minacciarla.  

Oggi Carla vive in una casa in affitto dopo qualche mese trascorso in una casa protetta. Il tribunale le ha affidato il bimbo sospendendo  la patria podestà a lui.   

Non è ancora una donna serena. Più volte i ricordi le faranno tremare la voce. E il cuore, al solo pensiero  che lui potrebbe ancora farle del male. 

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