
di FILIPPO COPPOLETTA
Una fuga lunga chilometri, da Roma a Milano e infine a Catanzaro, per cercare di seminare un incubo fatto di molestie, minacce e ricatti: è la vicenda vissuta da un infermiere calabrese vittima di una persecuzione che ha portato la Procura della Repubblica di Catanzaro a richiedere il rinvio a giudizio per la sua ex. La giovane, trentenne residente a Roma ma di origine straniera, è accusata di stalking, revenge porn e tentata estorsione ai danni dell’ex fidanzato. Al centro dell'inchiesta, coordinata dal Procuratore Aggiunto Giulia Pantano, c'è un calvario iniziato dopo la fine della relazione affettiva tra i due, durante il quale l'imputata avrebbe assediato l'uomo con messaggi incessanti e minacce di "rovinargli la vita".
Secondo l'impianto accusatorio, la donna non si sarebbe limitata alle molestie telefoniche, ma avrebbe tentato di penetrare con la forza nell'abitazione della vittima, allontanandosi solo all'arrivo delle forze d'ordine, e avrebbe persino inviato pacchi contenenti acqua e cibo ai familiari dell'uomo con l'unico scopo di carpirne i nuovi spostamenti.
La pressione esercitata avrebbe costretto l'infermiere a mutare radicalmente le proprie abitudini di vita, trasferendosi prima nel capoluogo lombardo e poi tornando nella sua Calabria per cercare protezione. Tuttavia, la distanza non avrebbe fermato la donna che, stando ai capi d'imputazione, avrebbe diffuso immagini a contenuto sessualmente esplicito della vittima, consegnandole a terzi e inviandole direttamente ai colleghi di lavoro dell'uomo. Le minacce si sarebbero spinte fino all'apertura di canali social e pagine YouTube dedicate alla pubblicazione di foto intime senza alcun consenso. A questo scenario si aggiunge la contestazione di tentata estorsione: la giovane avrebbe richiesto somme di denaro, circa 1500 euro, come presunto rimborso per regali fatti durante la relazione, minacciando in caso contrario di presentarsi sul posto di lavoro della vittima o di divulgare video compromettenti.
Il caso è approdato davanti al Gup del Tribunale di Catanzaro, Andrea Odierno, il quale, durante l'udienza preliminare dello scorso 5 febbraio, ha vagliato la documentazione raccolta dai Carabinieri, inclusa la querela sporta dalla vittima che ha descritto un "perdurante e grave stato di ansia e paura". Nel procedimento, l’infermiere si è costituito parte civile affidandosi all'assistenza legale dell'avvocato Domenico Concolino. La fase istruttoria ha portato alla decisione di disporre il giudizio per la giovane romana. Il processo inizierà ufficialmente l'8 aprile 2026 davanti al giudice Giovanni Strangis, momento in cui si dovranno accertare definitivamente le responsabilità penali per fatti che la Procura considera tuttora permanenti.
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