Voto fuorisede, Curcio, Capriglia (GD) e Taverna (PD): “Non accettiamo lezioni”

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  11 luglio 2026 19:49



Il recente passo in avanti sul voto fuorisede è senza dubbio una buona notizia per la nostra democrazia, ed è proprio per questo che nessuno dovrebbe rivendicarne il monopolio esclusivo, men che meno un partito che lo aveva messo da parte. Sostenere che il tema sia nato oggi, o che in passato ci si sia limitati a meri slogan, significa mistificare la realtà.
Molto prima dell'attuale sperimentazione governativa, il Parlamento aveva già esaminato numerosi disegni di legge volti a garantire a studenti e lavoratori distanti da casa il diritto di voto senza l'onere di viaggi proibitivi. Iniziative promosse in larga parte dalle forze di centrosinistra e sostenute dal lavoro incessante della società civile. Nelle università calabresi, le associazioni studentesche hanno lottato a lungo affinché il diritto allo studio non implicasse la rinuncia al voto; a livello nazionale, realtà come Voto Dove Vivo hanno svolto un ruolo cruciale nel sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica su un problema che tocca milioni di persone.
Se per anni queste proposte sono rimaste bloccate, ciò è dovuto soprattutto alle resistenze del centrodestra. Nel dibattito parlamentare sono rimaste emblematiche le posizioni di esponenti come Angelo Rossi (Fratelli d'Italia), che ha paventato il rischio di un "depauperamento" della rappresentanza nei territori del Mezzogiorno, dimostrando come il confronto non sia mai stato solo tecnico, ma profondamente politico. Liquidare oggi questa storica battaglia come "demagogia" è quindi ingeneroso. Se una prima riforma è arrivata, lo si deve a chi ha tenuto alta l'attenzione quando altri non la ritenevano una priorità.
Tuttavia, l'inserimento del voto fuorisede all'interno della nuova e più ampia riforma elettorale solleva forti perplessità. Questa scelta rischia di trasformare un diritto sacrosanto in uno strumento di pressione politica. L’opposizione alla riforma complessiva non può e non deve essere strumentalizzata per accusare le minoranze di voler bocciare il voto fuorisede, su cui il consenso è storico. Il voto fuorisede non può diventare un'esca per evitare la discussione sugli altri nodi della legge elettorale.
In questo contesto, fa sorridere il tentativo di Carmine Rubino di intestarsi meriti e battaglie su una tematica rispetto alla quale non ci risulta alcun suo reale impegno pregresso. Un atteggiamento quantomeno discutibile. Come Partito Democratico, al contrario, abbiamo esplicitamente chiesto che il Comune di Lamezia Terme si facesse promotore attivo del voto fuorisede, sfruttando quell'ostentato "contatto diretto" che l'amministrazione vanta con la Provincia, la Regione e il Governo nazionale, tutti a trazione centrodestra.
Appare ancora più grave e paradossale che una simile polemica nasca da un ragazzo che vive nella nostra città, in un territorio come il nostro dove migliaia di giovani e cittadini vivono l'esperienza del fuorisodismo e subiscono il dramma del voto a distanza più che altrove. Il tutto all'interno di un partito che, ironicamente, sembra preoccuparsi più della remigrazione che dell'emigrazione di massa che continua a svuotare la Calabria.
Il voto fuorisede è il frutto di una lunga mobilitazione civile e politica e va accolto con favore, ma non può essere ridotto a terreno di scontro o a bandierina elettorale. La partecipazione democratica dei cittadini deve essere il traguardo comune, non il pretesto per l'ennesima, sterile polemica.


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