
Dalle dimissioni protette al pronto intervento sociale, fino alla supervisione degli assistenti sociali: alla Cittadella regionale un confronto sulle nuove prospettive del welfare calabrese
06 novembre 2026 12:43di CARLO MIGNOLLI
Garantire a ogni cittadino gli stessi diritti sociali, indipendentemente dal Comune in cui vive, rafforzare i servizi territoriali e assicurare risposte concrete alle persone più fragili. È questa la direzione indicata dall’assessore regionale al Welfare, Pasqualina Straface, in occasione della giornata di approfondimento dedicata ai Livelli essenziali delle prestazioni sociali (Leps), promossa insieme all’Ordine degli assistenti sociali della Calabria, in programma questa mattina nella sala verde della Cittadella regionale di Catanzaro.
Un appuntamento che mette al centro il futuro del welfare calabrese e il ruolo dei territori nell’attuazione di un sistema di servizi capace di rispondere ai bisogni delle persone. Al tavolo del confronto istituzioni, amministratori, professionisti e operatori del settore sociale, chiamati ad approfondire tre strumenti fondamentali: le dimissioni protette, il pronto intervento sociale e la supervisione professionale.

Per Straface, l’iniziativa rappresenta anche l’occasione per fare il punto sul lavoro svolto dalla Regione dall’inizio del suo mandato, soprattutto sul fronte delle risorse destinate alle politiche sociali. L’assessore ricostruisce una situazione iniziale caratterizzata da ritardi e fondi bloccati: "Quando mi sono insediata ho trovato una situazione ferma alle annualità del 2019, con risorse ancora bloccate presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e con il bilancio regionale costretto ad anticipare ingenti somme", afferma Straface, che aggiunge: "Grazie al lavoro portato avanti insieme al Dipartimento e alla collaborazione degli ambiti territoriali siamo riusciti a sbloccare tre annualità. Un risultato che riguarda le rendicontazioni, ma anche il monitoraggio, il controllo e la verifica dell’utilizzo delle risorse".

Tra i risultati rivendicati dall’assessore figurano lo sblocco di 50 milioni di euro del Fondo nazionale per le non autosufficienze (FNA) e di altri 50 milioni del Fondo nazionale per le politiche sociali. A questi si aggiunge il percorso relativo al programma Dopo di Noi, inizialmente segnato dalla necessità di restituire al Ministero circa 3 milioni di euro. La situazione, spiega Straface, è stata recuperata attraverso il lavoro svolto dalla Regione, che consentirà alla Calabria di ricevere 7 milioni di euro da destinare agli interventi per le persone con disabilità: "Siamo riusciti a trasformare una situazione di difficoltà in un’opportunità importante per il territorio. Le risorse del Dopo di Noi saranno utilizzate per sostenere l’autonomia e l’inclusione sociale delle persone con disabilità, attraverso un sistema di interventi che deve accompagnarle nella costruzione del proprio progetto di vita".

Il tema delle risorse si intreccia direttamente con quello dei Leps, considerati uno strumento decisivo per ridurre le differenze tra i territori e garantire prestazioni sociali omogenee: "Quando parliamo di Livelli essenziali delle prestazioni sociali parliamo di garantire i diritti, costruire il welfare e rafforzare i territori. Ogni persona, in qualsiasi parte della Calabria si trovi, deve poter accedere a un nucleo di servizi certi, esigibili e soprattutto di qualità", afferma. "Costruire il welfare significa creare relazioni, programmare gli interventi, compiere scelte e valorizzare le competenze. È nei territori e negli ambiti sociali che le persone devono poter trovare sportelli, operatori e risposte ai propri bisogni".

Tre, in particolare, gli ambiti sui quali si concentrerà il confronto. Il primo riguarda le dimissioni protette, uno strumento fondamentale per assicurare continuità assistenziale alle persone fragili che lasciano una struttura ospedaliera e devono rientrare a casa o essere accolte in un’altra struttura: "Quando un anziano viene dimesso dall’ospedale deve poter contare su un percorso di assistenza che garantisca il collegamento tra la struttura sanitaria, la famiglia, i servizi sociali e il territorio - spiega -. Senza questa continuità rischiamo di esporre le persone all’isolamento e alla marginalizzazione. Le dimissioni protette devono quindi diventare una realtà concreta in Calabria, attraverso un raccordo efficace tra tutti i soggetti coinvolti".
C’è poi il pronto intervento sociale, pensato per affrontare quelle situazioni di emergenza che richiedono risposte immediate: "Ci sono emergenze che non possono aspettare. Quando parliamo di persone che vivono sotto i ponti, di donne che devono lasciare la propria casa o di minori in condizioni di vulnerabilità, è necessario attivare tempestivamente il pronto intervento sociale. Una comunità dimostra la propria capacità di prendersi cura delle persone quando riesce a garantire una presa in carico immediata e a non lasciare nessuno senza risposte".

Il terzo pilastro è rappresentato dalla supervisione professionale, destinata agli assistenti sociali e a tutti coloro che quotidianamente operano a contatto con situazioni di sofferenza, disagio e fragilità. Un’attività che, nelle intenzioni della Regione, dovrà offrire agli operatori occasioni di confronto, sostegno e riflessione sul lavoro svolto: "Chi ogni giorno si prende cura delle persone e si confronta con la sofferenza ha bisogno di spazi di riflessione e di un sostegno professionale concreto. La supervisione è importante perché permette agli operatori di affrontare la complessità del proprio lavoro e contribuisce a migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini".
Tutti questi interventi, anticipa Straface, confluiranno nella programmazione regionale dedicata ai servizi sociali, con l’obiettivo di costruire un sistema più coordinato e capace di rispondere alle esigenze delle diverse comunità. Tra le misure previste anche l’istituzione di una cabina di regia regionale, chiamata ad assicurare uniformità nell’erogazione delle prestazioni e un controllo costante sull’effettivo utilizzo delle risorse.
In questo percorso, un ruolo centrale sarà affidato proprio agli assistenti sociali, figure che rappresentano il primo punto di contatto tra i bisogni delle persone e la rete dei servizi. La loro esperienza quotidiana, secondo l’assessore, potrà offrire indicazioni preziose per individuare le criticità che spesso sfuggono alle rilevazioni statistiche e orientare in modo più efficace le scelte di programmazione: "L’assistente sociale è una figura fondamentale perché intercetta i bisogni, sa leggere situazioni complesse e costruisce progetti insieme alle persone e alle famiglie. Da questo confronto possono emergere criticità che non sempre trovano spazio nei dati statistici, ma che sono indispensabili per programmare interventi adeguati", sottolinea l'assessore.
La Regione intende accompagnare gli ambiti territoriali nel rafforzamento delle proprie capacità operative, favorendo anche lo scambio di esperienze tra le realtà che hanno già sviluppato modelli organizzativi efficaci e quelle che incontrano maggiori difficoltà: "La Regione deve assumere una responsabilità piena: vogliamo garantire servizi, ma anche monitorare, controllare e verificare come le risorse incidono concretamente sulla vita delle persone. Stiamo accompagnando gli ambiti territoriali nel loro lavoro, perché le esperienze positive di quelli che funzionano devono diventare un patrimonio comune e un punto di riferimento per tutti gli altri".
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