Autonomia differenziata, il pensiero di Agazio Loiero e il monito ai "grillini"

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Agazio Loiero

regionalismo differenziato un intervento

  14 luglio 2019 10:47

Autonomia differenziata. I calabresi sembrano ora più interessati a conoscere tutti gli aspetti di questa operazione che a livello governativo si intende attuare per privilegiare soprattutto le grandi realtà del Nord a discapito, come sempre, del sempre più povero Sud. Un contributo alla nostra azione d’informazione, oggi, lo abbiamo chiesto all’ex presidente della Calabria, Agazio Loiero, di cui vi proponiamo la lettura della sua lucida analisi su questa spada di Damocle (anzi di Salvini e Di Maio)che pende sul futuro della Calabria. (encos)

L'intervento di Loiero

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«Gli strenui sostenitori dell’autonomia differenziata, che sono poi i presidenti delle regioni del Nord, in particolare Zaia del Veneto, Fontana della Lombardia e Bonaccini dell’Emilia-Romagna hanno subito un’inopinata battuta d’arresto. Torneranno di sicuro alla carica più in là, ma quella sicumera che faceva chiedere al presidente del Veneto la gestione di 23 materie, (una vera spoliazione dello Stato in favore di una regione prospera) ha subito un ridimensionamento. Intanto di cosa si tratta. Una regione può infatti domandare allo Stato in base al terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione “ulteriori forme di autonomia…”. Nel caso del Veneto si tratta di competenze assai estese che la regione intenderebbe gestire attraverso risorse finanziarie di molto maggiori di quelle che oggi lo Stato spende nello stesso territorio per svolgere le stesse funzioni. Naturalmente attraverso questi trasferimenti s’intaccherebbe il fondo perequativo. Strumento indispensabile a un paese dal grande squilibrio economico e sociale come l’Italia, per salvaguardarne l’unità. Quindi, la scuola. La quale, con le pretese di Lombardia e Veneto, finirebbe di essere quella statale che abbiamo fin qui conosciuto nel nostro Paese.

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All’inizio della navigazione di questo governo sembrava che il provvedimento sarebbe andato avanti con celerità e – udite – senza alcun passaggio parlamentare. Esso rappresentava uno dei punti-cardine del famoso “contratto”. La Lega senza dare nell’occhio aveva preteso, al varo dell’esecutivo, il ministero per gli affari regionali per coordinare al meglio i trasferimenti. Come fosse un fatto di routine. Ma cosa ha inceppato una macchina che all’inizio della navigazione di questo governo sembrava filare spedita. E’ avvenuto che alcuni giornalisti, alcuni intellettuali meridionali hanno cominciato a indicare ai deputati del M5S eletti nel Mezzogiorno il grande pericolo che questo territorio con il tipo di autonomia reclamata con forza dalle regioni del Nord, avrebbe corso. I grillini, pur avendo compiuti per inesperienza tanti errori in quest’anno di governo, hanno capito che se l’Italia si spacca il Sud scompare. Forti dei loro voti (non si dimentichi che malgrado il forte consenso ottenuto dalla Lega alle recenti elezioni europee, i numeri in Parlamento sono ancora largamente dalla loro parte) hanno fatto da argine alle pretese di un certo Nord egoista. Un buon segno per il futuro».

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